Massimiliano Allegri (@Shutterstock)
Da diverso tempo, l’attacco della Juventus, ma non solo, è sempre più al centro delle discussioni. Che sia al bar o sulla bocca degli opinionisti, un argomento che è sempre più frequente è quello della “sterilità” offensiva della banda di Massimiliano Allegri. Complice di un attacco che fino a febbraio non aveva certezze, ci sarebbe anche un centrocampo non completamente volto alla finalizzazione in porta.
Nelle stagioni passate, che vanno dalla 2018/19 alla 2020/21, la Juventus aveva registrato uno score interessante: almeno 70 reti segnate al termine del campionato. La stagione più proficua però, è stata quella che si è conclusa lo scorso maggio, che ha visto i bianconeri di Andrea Pirlo segnare ben 77 reti.
Adesso, dopo le tante critiche sia all’idea di gioco dell’ex centrocampista azzurro che alla sua gestione, e dopo il ritorno in panchina di Allegri, si possono già tirare le somme. Stando alle statistiche, la Juventus, nelle prime 31 giornate di campionato, ha segnato solamente 47 reti, e rappresenta il decimo attacco della Serie A. Sono riuscite a fare meglio anche il ben più modesto Verona e il Sassuolo delle promesse, entrambe a 56 reti messe a segno. Anche il Milan, tanto criticato per le poche conclusioni effettuate, ha messo a referto 56 reti. Il miglior attacco della Serie A, ad ora, è però quello dell’Inter, con 63 reti.
Si tratta certamente di un record estremamente negativo per il club, e non solo per l’immagine, ma anche per il morale. L’ultima volta in cui vennero segnati così pochi gol, risale alla stagione 2010/11, che venne poi conclusa con 57 reti segnate. Andò ancora peggio nella stagione 1999/2000, terminata con 46 reti segnate (!) in 34 partite.
Brozovic e Locatelli (@Shutterstock)
L’arrivo di Vlahovic ha sicuramente cambiato le sorti dell’attacco bianconero, e nelle ultime 12 presenze in tutte le competizioni, ha messo a referto cinque reti e due assist. Come inizio è promettente, ma sono ancora tante le cose da mettere a posto. Infatti, se Vlahovic si è trovato quasi subito con il gioco di Allegri, la squadra ha ancora bisogno di fare i conti con un attaccante che, vagamente, ricorda il ruolo che ricopriva Cristiano Ronaldo; il trascinatore.
Non sono da dimenticare però anche i suoi complici in attacco, Alvaro Morata, Moise Kean e Paulo Dybala, che ormai, offrono ben poche garanzie; sono soltanto 20 le reti segnate dal terzetto d’attacco, in 31 giornate di campionato. Numeri piuttosto ridotti, nonostante tutto.
Infine, contribuiscono al record negativo i centrocampisti, che non segnano più. Sono solo sette le reti che provengono da giocatori di centrocampo, e ciò ha portato la Juventus ad occupare l’ultimo posto della classifica del campionato, dedicata ai tiri in porta effettuati dai centrocampisti. Complice anche il fatto che i giocatori a disposizione di Allegri non sono degli specialisti nel tiro da lontano, c’è anche una quasi completa assenza di aggressività da parte di questa categoria.
E se la Juventus di Allegri fatica a trovare la via del gol in Italia, di certo guardare all’estero non rassicurerà i giocatori. Infatti, considerando i primi sei campionati del Ranking UEFA, la situazione è piuttosto tragica. Il Porto, sicuramente “avvantaggiato” dal campionato in cui milita, ha segnato 70 reti in 28 partite giocate; il PSG invece, ne ha segnate solo 64 in 30 partite, e anche questo è certamente qualcosa di straordinario, ma in senso negativo, visti i giocatori a disposizione di Pochettino.
Poi, c’è il Bayern Monaco, che gioca un campionato a sé, e che in 28 partite giocate ha segnato ben 85 reti; in Liga, il Real Madrid arriva a quota 61, poco meno dell’Inter; infine, in Premier League, le due potenze maggiori, Manchester City e Liverpool, hanno rispettivamente segnato 70 e 77 reti.
Bayern Monaco (@Shutterstock)
Insomma, se in Europa non è effettivamente tutto oro quel che luccica, senza alcun dubbio c’è comunque un grande divario tra campionati. Ed è da questo divario che la Serie A dovrebbe prendere spunto per migliorarsi, e per riuscire a tornare a competere nelle competizioni che contano, come ai tempi d’oro.
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di Mattia Trincas
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