jurassic world dominion
Il 2 Giugno nelle sale italiane è uscito l’ultimo capitolo del nuovo corso della saga di Jurassic Park, ovvero Jurassic World: Dominion. Una pellicola che vede il ritorno di Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Omar Sy ma soprattutto del trio Sam Neil, Laura Dern e Jeff Goldblum.
Partiamo subito con le (purtroppo tante) note dolenti. Jurassic World Dominion dal trailer sembrava avere come trama di base lo scontro tra gli esseri umani e i dinosauri che ormai hanno popolato il mondo. E se questo vi sembra un incipit interessante, dimenticatelo. Esatto, nel film il vero pericolo non sono i dinosauri, ma delle locuste preistoriche che mettono in pericolo le coltivazioni. Tranquilli, non è uno spoiler, questa informazione ci viene data all’inizio del film.
La pellicola infatti utilizza i dinosauri nello stesso modo in cui vengono utilizzate le armi da fuoco in un action movie qualsiasi. Sono degli strumenti che fanno da contorno per svegliare il pubblico da una trama praticamente nulla. Il film infatti si pone in sostanza l’obiettivo di raccontare una spy story con colpi di scena che definire brutti e poco eleganti è dire poco. Oltretutto è fin troppo evidente come si sia puntato molto sul fan service, facendo ritornare la vecchia triade di protagonisti del primo “Jurassic Park”: Sam Neil, Jeff Goldblum e Laura Dern per cercare di salvare il salvabile.
Negli ultimi tempi le grandi major Hollywoodiane sembrerebbero avere come unico fine quello di lucrare sulla nostalgia dei fan affezionati ai personaggi di una vecchia saga, riproponendo la stessa “solfa” in una salsa leggermente diversa. Questo viene fatto senza alcun amore, alcuna passione per la settima arte (qualcuno ha detto “Spiderman- No Way Home”?). Il problema in questo film però sta anche nel non saper gestire il fan service, palesemente inserito senza una logica narrativa vera e propria e senza una costruzione tale da far emozionare davvero.
I personaggi della vecchia guardia sembrano la caricatura di ciò che erano un tempo. Gli attori credono poco nei propri ruoli, come se fossero stanchi. I protagonisti del nuovo corso della saga non hanno mai brillato per originalità o profondità ma qui gli sceneggiatori hanno superato sé stessi. La pellicola è pregna di dialoghi che tolgono qualsivoglia forma di ansia o credibilità a diverse scene. I “nuovi” personaggi secondari sono degli stereotipi messi alla buona su schermo. Così come il “villain”, che in alcuni momenti rasenta il ridicolo tanto da mettere a disagio lo spettatore, che si ritrova di fronte a momenti che più che comici sono solo disagianti.
Un ulteriore problema della pellicola è il modo in cui vengono trattati tutti i dinosauri. Non solo sono marginali ai fini della trama (come se dei dinosauri a spasso per il mondo non possano creare un disastro ambientale) ma vengono fin troppo umanizzati, tanto da essere divisi tra dinosauri buoni e cattivi, manco fossero dei transformers. In che modo vi chiederete voi. Anche solo nel concept stesso di molti dinosauri: si tende ad ammorbidire le forme di quelli “buoni” e a rendere quelli “cattivi” ancor più spigolosi e minacciosi di quanto siano in realtà. In più di un caso poi, si fingono atteggiamenti e modi di pensare fin troppo “umani” per i nostri amati lucertoloni. Il perché si siano concentrati ad umanizzare i dinosauri invece di rendere più profonda la caratterizzazione dei personaggi “veri”, rimarrà per sempre un mistero.
Con un budget di 165 milioni di dollari spesi, penserete che almeno il lato tecnico del film sia buono, giusto? E invece no! La regia di Colin Trevorrow (che ha anche scritto il film) è altalenante, oscillando tra momenti di chiarezza espositiva (il minimo richiesto da un regista hollywoodiano) a momenti in cui questo aspetto e la coerenza dei rapporti spazio-tempo in scena sono totalmente assenti. Non dimentichiamo poi il montaggio, molto rivedibile nei momenti più concitati della pellicola. La CGI è alquanto deludente, con un comparto tecnico che sembra rimasto indietro di un paio di anni e, talvolta, fin troppo invasivo. Sicuramente questa pellicola non resisterà alla prova del tempo: nel giro di un paio di anni la pessima CGI sarà fin troppo evidente. La fotografia è meno peggio, ma risulta essere semplicemente descrittiva, senza alcun guizzo qualitativo di particolare rilievo.
Insomma questo è un film la cui principale funzione è quella di far rivalutare “Jurassic Park 2” e soprattutto “Jurassic Park 3”. Una pellicola che abbandona totalmente la poetica ambientalista del primo film del 1993, cercando di imitarla ma senza rappresentarla per davvero. In fondo basterebbe poco, solo un po’ di passione e amore. Ma una cosa questo film l’ha insegnata: ricordate sempre, quando un dinosauro vuole attaccarvi, dovete stendere il braccio, aprire la mano, e tutto andrà per il meglio (forse).
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