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James Rodriguez: il declino di un fenomeno. O forse no

di Redazione NCI

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Durante l’estate si è parlato molto di James Rodriguez, fantasista colombiano con un passato ragguardevole in club importanti come Real Madrid e Bayern Monaco. Il presente però, tra Everton e Qatar, non è stato certo entusiasmante.

Ma cosa è accaduto al ragazzino che al Mondiale 2014 incantò il mondo con le sue prodezze e i suoi gol? Cosa lo ha portato dall’essere uno dei giocatori più promettenti dell’epoca, a lasciare l’Europa a soli 30 anni?

Non ripercorreremo tutta la carriera di James nel dettaglio, ma ci soffermeremo a parlare del suo periodo migliore. Poi arriveremo alla stagione attuale e cercheremo di dare una spiegazione al declino di un talento così promettente.

 

James Rodriguez – Dal debutto europeo al Porto, al Monaco

James Rodriguez arriva in Europa dal Banfield, club militante nella massima serie argentina, al Porto, nell’estate 2010. È proprio con questa maglia che farà il suo debutto in Europa League nel dicembre dello stesso anno, contro il CSKA Sofia. In questa partita segnerà anche la sua prima rete in competizioni europee. Il Porto riuscirà poi a sollevare al cielo il trofeo, eliminando in finale il Braga. Esordisce in Champions League nel 2011 contro lo Shakhtar, procurando un assist nella vittoria per 2-1 del club portoghese.

Nella stagione 2012-2013 contribuisce in maniera significativa alla vittoria nel campionato portoghese, ottenendo un bottino di 12 reti e 12 assist in 38 presenze. L’anno successivo si trasferisce poi in Francia, al neopromosso Monaco, seguito dall’ex compagno al Porto Joao Moutinho. È proprio durante la sua permanenza nel Principato, che James comincerà a confermare il suo grande talento, che già aveva messo in mostra in Portogallo. Durante l’unica stagione passata oltralpe, collezionerà 10 reti e 14 assist in 38 partite complessive.

Il passaggio al Real Madrid e il culmine della carriera

Dopo il Mondiale 2014, concluso da capocannoniere con sei reti e con la candidatura al Puskas Award (poi vinto grazie alla sua rete contro l’Uruguay, che senz’altro ricorderete), si trasferisce a Madrid, sponda Real, con tante aspettative da non deludere e altrettante da confermare. Arriva dal Monaco per 75 milioni di euro, una cifra non indifferente per i tempi, che rese il colombiano uno dei giocatori più pagati nella storia del calcio dell’epoca.

Durante la prima annata con i Blancos (14/15), riuscirà a collezionare 17 reti e 18 assist in 46 presenze, contribuendo in maniera importante ai traguardi della squadra. Tra questi la vittoria della Supercoppa Europea e del Mondiale per Club.

Alla stagione successiva (15/16), però, si registra un discreto calo delle sue prestazioni, anche per via di un infortunio che lo terrà fuori per diverse giornate. A peggiorare la situazione ci pensa anche il cambio del tecnico. Carlo Ancelotti viene infatti sostituito da Rafael Benitez prima e da Zinedine Zidane poi. Chiuderà la stagione con 32 presenze, 8 reti e 10 assist, e con un solo trofeo aggiunto in bacheca: la Champions League.

L’anno seguente (16/17), il rendimento subisce una nuova inversione di tendenza. In 33 presenze riuscirà a mettere a segno 11 reti e a fornire 12 assist, contribuendo alle vittorie di Liga, Champions League, Mondiale per Club e Supercoppa UEFA.

 

Il prestito in Germania e l’inizio del declino

Nonostante le buone prestazioni, il rapporto con il tecnico dei Blancos non va per il meglio. Questo porta il club campione d’Europa a prendere una decisione: la cessione del colombiano, anche se in prestito, al Bayern Monaco.

L’allora tecnico dei bavaresi Carlo Ancelotti, grande stimatore di James, lo aveva esplicitamente chiesto alla dirigenza del club, in maniera tale da poter incentrare il suo progetto proprio su di lui. Alla prima stagione in Bundesliga (17/18), salta diverse partite di campionato e di Coppa di Germania. Riesce ugualmente a collezionare ben 39 presenze, impreziosite da 8 reti e 14 assist.

Alla seconda stagione in Germania (18/19), non riesce a ripetere le buone prestazioni dell’anno precedente: riuscì a fornire solo 7 reti e 6 assist in 28 presenze. Questo portò la dirigenza del club a non voler esercitare il diritto di riscatto da 35 milioni, fissato dal Real Madrid. In due stagioni con la maglia del Bayern Monaco, colleziona due Bundesliga, una Coppa di Germania e due Supercoppe di Germania, ma nessun titolo Europeo.

Dopo la parentesi in Baviera, James Rodriguez torna a Madrid (19/20), dove trascorrerà la sua ultima stagione tra infortuni e panchine. Calcherà il campo solo 14 volte, mettendo a referto una rete e due assist.

L’epilogo europeo all’Everton e “l’esilio” in Qatar

Dopo la definitiva rottura con il club Madrileno, nella stagione 2020-2021 si trasferisce gratuitamente a Liverpool, sponda Everton, dove ritrova ancora una volta Carlo Ancelotti. Nonostante un’ottima prima parte di stagione, il colombiano comincia ad alternare buone prestazioni a prove anonime. A queste vanno aggiunte le diverse giornate passate ai box per via di vari infortuni. In 26 presenze, El Bandido totalizza 6 reti e 9 assist.

I risultati ottenuti, però, sono stati nettamente al di sotto delle aspettative, e con l’arrivo del nuovo tecnico, Rafael Benitez, non è sbocciata l’intesa. James è finito fuori rosa. Come detto all’inizio, diverse squadre europee si sono interessate a lui durante la sessione di mercato estiva, tra cui il Milan, ma nessuno è riuscito a spuntare la trattativa a causa delle eccessive richieste d’ingaggio del giocatore.

Ora, a 30 anni prepara le valige per il Qatar, destinazione Al-Rayyan, club nella quale militerà per i prossimi tre anni, sotto lo sguardo sempre vigile della proprietà qatariota del Paris Saint-Germain.

 

Che cosa è successo al James Rodriguez che avevamo ammirato in Brasile nel 2014?

Avendo ripercorso gli anni in cui James Rodriguez ha giocato nel calcio che conta e visto le sue statistiche, possiamo affermare che forse, non si trattasse proprio di un fenomeno, ma di un giocatore che si è trovato nel posto giusto al momento giusto.

Indiscutibile il fatto che a Madrid abbia fatto discretamente bene, in maniera particolare sotto la gestione di Ancelotti. Tuttavia, una volta concluso il rapporto con il tecnico ex Milan, qualcosa è cambiato. Come infatti abbiamo avuto modo di osservare, sotto al tecnico italiano è stato un giocatore chiave della formazione Madrilena, mentre con Benitez e Zidane ha un po’ perso il “posto fisso”, in favore di Isco. Alla sua seconda stagione, complice anche il travagliato rapporto con lo spagnolo e il francese, ha collezionato qualche gol e assist in più senza però aumentare il proprio minutaggio.

La perdita di fiducia come causa principale

Nella fase finale della Champions League dello stesso anno (fase eliminatoria, dagli ottavi alla finale) accumulò 83 minuti di gioco sui 660 complessivi giocati dal Real Madrid. Con la mancata convocazione alla finale di Cardiff contro la Juventus, probabilmente James ha perso fiducia in sé stesso e nel club che tanto lo aveva desiderato tre anni prima. Il passaggio al Bayern Monaco è stata una boccata d’ossigeno sia per lui, che per il Real, che gli corrispondeva uno stipendio annuale di 8 milioni di euro.

Il trasferimento in Germania, come già accennato, fu una specie di rinascita, dovuta anche alle grazie di Carlo Ancelotti. La stagione successiva, con l’esonero del tecnico italiano in favore del croato Niko Kovac, però, la situazione peggiorò nuovamente. Il giocatore non riuscì a confermare le tanto buone prestazioni offerte la stagione precedente, anche per via della scarsa fiducia dello stesso tecnico croato nei suoi confronti.

A questo punto, quasi sicuramente, un rassegnato James tornò a malincuore a Madrid, dove ricevette il colpo di grazia: una stagione da panchinaro fisso. Chiese più volte perciò la cessione, ma il club risultò riluttante all’idea di lasciar partire il colombiano per cifre al di sotto dei 40 milioni.

 

Ironia della sorte, Rodriguez viene ceduto gratuitamente all’Everton la stagione successiva. Sembrava tutto perfetto, tutto pronto per il suo rilancio, ma sfortunatamente, ancora una volta, è stato perseguitato dagli infortuni. I problemi fisici gli hanno impedito di performare al massimo in un campionato molto difficile come la Premier League.

James Rodriguez, vittima di infortuni, sfortuna e un carattere spigoloso

A mettere il punto alla sua avventura inglese è stato l’approdo di Benitez ai Toffees, cosa che lo ha portato ai margini della squadra. Non solo per il rendimento, ma anche per i comportamenti inappropriati tenuti dal giocatore. Negli ultimi tempi, Rodriguez è molto preso da Twitch, la piattaforma di streaming di proprietà di Amazon, ma non solo. Il colombiano è infatti stato richiamato per aver organizzato una festa a bordo del suo yacht privato, facendosi beffe delle restrizioni anticovid.

Il 30enne non è però nuovo a questo tipo di comportamenti: in passato, ha avuto uno scontro fisico con i compagni della nazionale colombiana e – ai tempi del Real Madrid – si rifiutò di fermarsi agli inviti delle forze dell’ordine, proseguendo la sua corsa al centro sportivo del club, a 200 km/h. Insomma, si può dire che, soprattutto negli ultimi anni, El Bandido abbia mollato il colpo e si sia arreso alle sue follie e al suo destino, che probabilmente lo voleva lontano dall’Europa.

Evidentemente il Real Madrid aveva preso soltanto un abbaglio e aveva visto soltanto la parte “migliore” del giocatore, in quell’incredibile Mondiale che visse da protagonista assoluto. Però, di certo il talento non gli mancava, e lo ha più volte dimostrato nel corso della sua carriera; ma spesso, il solo talento non basta. È necessario il duro lavoro, l’assoluta serietà e la più grande determinazione, per diventare uno dei migliori al mondo e – purtroppo – James Rodriguez non è stato capace di riunire tutte queste caratteristiche e di tenere “la testa sulle spalle”.

Adesso, con la sua avventura in Qatar potrà tentare di riordinare le idee e di dimostrare il suo vero potenziale, e se ci riuscirà, magari lo rivedremo in Europa già tra qualche stagione, o perché no, già la prossima.

 

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di Mattia Trincas

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