Horizon Forbidden West si è dovuto confrontare con un colosso come Elden Ring e, purtroppo, ha perso la battaglia. Senza dubbio, però, il gioco di Guerrilla è validissimo: la grafica da vera next-gen (che tra l’altro performa bene anche su PS4) ha lasciato tutti a bocca aperta, per non parlare della amplia libertà di esplorazione che il mondo di gioco ci offre. Insomma, il nuovo Horizon è l’ennesimo ottimo prodotto della software-house olandese. Ma guardiamo al passato di Guerrilla Games e ai punti di forza che lo rendono uno degli studios di PlayStation più celebri.
La storia di Guerrilla Games inizia in un modo abbastanza assurdo. In origine, infatti, l’azienda nacque dall’unione di altre società olandesi: Orange Games, Digital Infinity e Formula Game Development. Questo conglomerato diventò poi una sussidiaria di Lost Boy, chiamandosi, appunto, Lost Boy Games. Sotto questo nome, l’azienda iniziò a sviluppare giochi per Game Boy Color, tra cui i “famosissimi” Dizzy’s Candy Quest e Rhino Rumble. Ebbene sì, i celebri sviluppatori di Horizon iniziarono con quei giochi che da bambini ignoravate arrogantemente definendoli “la strana copia di Mario” (e avevate anche ragione). Un’importante svolta ci fu quando, nel 2003, una certa azienda di nome Media Republic acquistò il 75% di Lost Boys. È a questo punto che la piccola software-house prese il nome che oggi tutti conosciamo: Guerrilla.
In questa nuova veste, la “neofita” società olandese iniziò a produrre due videogiochi: Killzone e Shellshock: Nam ’67. Se siete (o siete stati) possessori di una console PlayStation, non potete non conoscere il primo titolo citato. Dal 2004, anno in cui venne rilasciato il primo capitolo, Killzone divenne una delle più celebri esclusive PS, ottenendo anche l’etichetta di Greatest Hit. L’anno dopo, Sony acquisì l’intera società di Guerrilla, garantendosi così l’esclusività dei titoli seguenti. Vennero pubblicati Killzone: Liberation (PSP), Killzone 2 e Killzone 3 (PS3), ancora oggi ampliamente elogiati da utenti e critica.
All’E3 del 2015, in piena 8th generazione, Guerrilla Games mostrò per la prima volta Horizon Zero Dawn. Lo stile grafico avanzato, le musiche suggestive e il gameplay frenetico furono le chiavi del suo successo istantaneo. Fin da subito, infatti, i fan rimasero stupiti dal lavoro fatto dal team di sviluppo, soprattutto per il livello grafico incredibilmente alto per quei tempi. Nel 2017, Guerrilla Games pubblicò il gioco come esclusiva PS4, ma nel 2020 approdò anche su PC. Horizon Zero Dawn divenne il gioco di esordio di una nuova IP di PlayStation di grande successo, contando a giugno 2017 ben 3 milioni di copie vendute. Lo stesso anno dell’uscita del gioco base, a novembre, uscì anche un DLC chiamato The Frozen Wilds, che riuscì in modo impeccabile sia ad aggiustare alcuni difetti che a stupire nuovamente i fan.
Abbiamo visto ora come, parlando di Guerrilla e Horizon, sia impossibile non nominare il lavoro del reparto grafico. Risulta necessario, di conseguenza, nominare anche Decima Engine, il motore grafico proprietario dell’azienda olandese. È proprio questa la tecnologia che ha reso possibile il livello di dettaglio e realismo di Zero Dawn e di Forbidden West. Non solo, anche l’ultima fatica di Kojima Productions, Death Stranding, usa questo motore grafico (e i risultati si vedono eccome). In più, fu proprio Hideo Kojima a dare un nome al motore grafico di Guerrilla. Egli, infatti, ha raccontato che “Decima” viene da Dejima, un’isola giapponese su cui l’impero olandese, nel XVII secolo, aveva posizionato un suo avamposto per gli scambi con il Sol Levante. Si tratterebbe dunque di una celebrazione della cooperazione tra le due nazioni.
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