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Guerra in Ucraina, lo Shakthar si trasferisce

Guerra e calcio sono due mondi così distanti da non essere neanche accostabili. La distruzione, il dolore e il massacro da una parte, dall’altra un gioco capace di emozionare milioni di tifosi in giro per il globo. Eppure, a volte, i due mondi collidono.

È successo nel 1986, quando la partita fra Argentina e Inghilterra dei mondiali di quell’anno (la partita della Mano de Dios di Maradona) si incendiò proprio perché vista come la rivincita per la guerra delle Falkland, conflitto di qualche anno prima in cui gli inglesi sconfissero gli argentini.

È successo anche negli anni ’90, quando la nazionale della Jugoslavia è stata la colonna portante di uno Stato ormai pronto ad esplodere, ma che aspettò l’uscita della propria nazionale dai mondiali prima di disgregarsi e dare il via a una delle guerre più sanguinose di sempre.

La Gazzetta dello Sport riporta la situazione dell’Ucraina all’indomani di un sempre più probabile conflitto con la Russia. I club di calcio ucraini sono attualmente in ritiro fuori dal paese, e la ripresa del campionato è fissata per il 25 febbraio, invasione permettendo. Tra i club in esodo c’è lo Shakthar Donetsk allenato da Roberto De Zerbi.

De Zerbi (@Shutter Stock)

I possibili scenari di calcio e guerra

Lo Shakthar di De Zerbi si trova in ritiro a Belek, una località nella regione turca dell’Anatolya. Nel suo staff ci sono altri 8 collaboratori italiani: osservatori, preparatori, allenatori dei portieri. la squadra si allena regolarmente in vista del rientro in patria fissato per il 20 febbraio, in vista della gara del 26. E qui la situazione inizia a spostarsi verso la politica internazionale.

Gli USA hanno fatto sapere di aver raccolto informazioni di intelligence di grande valore dalla Russia, tra cui la data dell’invasione programmata dell’Ucraina, vale a dire il 16 febbraio. Gli stati della NATO hanno già evacuato tutto il personale non essenziale delle ambasciate e hanno invitato i cittadini che si trovano in Ucraina a tornare in patria.

La Russia dalla sua smentisce le informazioni trafugate dalla Casa Bianca, mentre il presidente ucraino Zelensky rassicura il popolo con discorsi incoraggianti, mentre si tiene sempre a stretto contatto con Joe Biden. L’obiettivo è la risoluzione diplomatica del conflitto. Lo scoppio di una guerra in quella zona metterebbe in serio pericolo la sicurezza dell’Europa filoamericana, che a quel punto dovrebbe a sua volta tutelarsi militarmente.

Tornando al calcio, i club ucraini aspettano decisioni dalla Federazione, che per ora si muove con cautela e promette di usare la via della diplomazia. Se per una volta sarà l’intelligenza a vincere sui muscoli, l’allarme cesserà e quindi i club potranno tornare nei confini nazionali e riprendere il campionato; se invece vedremo sorgere il primo conflitto europeo del nuovo decennio, è molto probabile che tutte le squadre rimarranno all’estero.

Per ora dal ritiro dello Shakthar filtra ottimismo e l’idea di tornare a casa il 20 febbraio. Del resto il club non è nuovo a questo tipo di situazioni.

Donetsk, la città di origine della società, non è più la sede dal 2014. Si trova infatti nel Donbass, area geografica che già nel passato decennio si era dichiaratamente alleata con la Russia ed è diventata territorio di guerra. Lo stesso stadio, la Donbass Arena, è stato distrutto dalle esplosioni.

Tutti, a partire da de Zerbi, guardano con grande attenzione alla situazione in Ucraina, che potrebbe avere risvolti politici su scala globale. La speranza di un accordo pacifico, però, è l’ultima a morire.

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di Alessandro Colepio

Alessandro Colepio

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