Oggi, 8 novembre, Death Stranding ha compiuto ben 6 anni, e per celebrare il suo anniversario abbiamo pensato di creare un articolo che parlasse di cosa ha significato per tutti i giocatori l’idea dietro questo meraviglioso titolo targato Kojima Productions.
Sei anni. Sono passati esattamente sei anni da quel 8 novembre 2019, quando Hideo Kojima ci ha consegnato il nostro carico più importante. Non si trattava di un pacco qualsiasi, ma di un’intera America frammentata che attendeva di essere ricollegata. Allora non potevamo saperlo, ma quel titolo, Death Stranding, non era solo la prima, attesissima opera post-Konami del game designer giapponese: era un esperimento sociale.
L’esperienza di Sam Porter Bridges è molto solitaria. Per la stragrande maggioranza del gioco, l’unica compagnia è il suono dei propri passi e il peso del carico sulle spalle. Death Stranding ci costringe alla solitudine, ci fa sentire la fatica di ogni singolo passo su un terreno pieno zeppo di pericoli.
Eppure, in questo vuoto, ogni segno di presenza umana assume un valore inestimabile. Il “Social Strand System” ha creato un paradosso meraviglioso: ci ha fatto sentire parte di una comunità proprio mentre eravamo soli. Non stavamo giocando con altri, ma accanto ad altri. Trovare una scala lasciata da uno sconosciuto nel punto esatto in cui stavamo per arrenderci, o un ponte costruito per attraversare un fiume impetuoso, non era solo un aiuto meccanico: era un messaggio.
Il colpo di genio di Kojima è stato tradurre questa connessione in una meccanica di gioco: il “Mi Piace“. In un’epoca dominata da social media dove i “Like” sono spesso legati alla vanità e all’auto-promozione, quelli di Death Stranding erano l’esatto opposto: erano l’unica, silenziosa forma di ringraziamento.
Questo messaggio, già potente nel 2019, è diventato assordante e quasi profetico solo quattro mesi dopo l’uscita del gioco. Quando il mondo reale si è chiuso in lockdown nel 2020, l’isolamento di Death Stranding ha smesso di essere finzione.
Oggi, sei anni dopo, quel messaggio risuona ancora più forte. In un mondo che sembra sempre più polarizzato, Death Stranding ci ha ricordato che la fatica è sopportabile se condivisa, e che l’atto più rivoluzionario, in un mondo diviso, è semplicemente tendere una mano.
Buon anniversario, Death Stranding.
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