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Cara FIFA, questo “Mondiale” era davvero necessario?

Ha preso il via il Mondiale per Club o, per meglio dire, il “grande” Mondiale per Club voluto dalla FIFA. Un’imitazione, quantomeno nel format, di quella che è stata la vera Coppa del Mondo. Parliamo al passato perché anche quella cambierà formato dalla prossima edizione… Insomma, un’appendice a una stagione già lunghissima e che vede giocatori stravolti, partite a mezzogiorno in estate e spalti semi-vuoti: cara FIFA, era davvero necessario?

Mondiale per Club 2025, un esperimento che lascia perplessi

Doveva essere la grande festa del calcio voluta dalla FIFA: le 32 squadre più forti al mondo che si sfidano per quel titolo di “Campioni del Mondo” che solitamente si affianca solamente alle squadre Nazionali. La verità è che la prima settimana di questo torneo è stata piuttosto negativa: partiamo dalle note dolenti. Innanzitutto bisogna dire che la premessa non è rispettata, anzi: le trentadue squadre migliori del pianeta non sono in America a giocarsi il Mondiale per Club.

Senza andare a spulciare una per una i nomi delle grandi assenti, la FIFA ha promosso un modello di qualificazione che permette a formazioni semplicemente impresentabili ad alti livelli di prendere parte alla competizione. L’Auckland ha una bella storie alle spalle ma l’esordio contro il Bayern Monaco è stato a dir poco umiliante, così come la prestazione del piccolo Al-Ain, squadra il cui nome non deve far pensare a uno strapotere economico arabo, contro la Juventus.

Il Sudamerica salva gli spalti, in parte…

L’affetto e il calore dei tifosi dell’America latina stanno caratterizzando questa competizione. L’affetto per un sport come il calcio, che in quelle terre equivale a una religione, si vede ogni qualvolta una squadra sudamericana sia protagonista al Mondiale per Club. Tuttavia manca il pubblico europeo. E soprattutto, se squadre come PSG, Real Madrid, Inter o Juventus (e altre) possono compensare con un prestigio internazionale che le porta ad avere supporters americani, questo non si può dire per le formazioni arabe, per esempio.

Certo, i tifosi dell’Al-Hilal in patria saranno anche calorosi (lo conferma Inzaghi, che dice di averli osservati con attenzione durante le sue ultime settimane all’Inter…) ma dall’altra parte del mondo è difficile vedere qualcuno con la maglia di Milinkovic-Savic o Marcos Leonardo. Le condizioni di gioco poi non sono ottimali, per usare un eufemismo. Chi c’era nel ’94, o chi se l’è fatto raccontare, sa cosa significa giocare a mezzogiorno a Pasadena: non una grande esperienza. E dire che il Rose Bowl farebbe anche una discreta scena, se solo si riuscisse a riempirlo.

Questo si va ad aggiungere a una condizione fisica dei protagonisti che non può essere buona, poiché reduci da una stagione lunga e massacrante. Ed è questo anche il motivo per cui le squadre sudamericane sembrano averne di più. Basta chiedere al PSG, sorpreso nella notte dal Botafogo. In chiusura sembra però quantomeno doveroso sottolineare un paio di innovazioni interessanti. La prima, che coinvolgerà il mondo del calcio dalla prossima stagione, è la regola degli otto secondi per i portieri, che limiterà le perdite di tempo, per quanto sia ancora applicata male dagli arbitri. La seconda è il microfono dei direttori di gara che si apre per spiegare le decisioni del VAR. Sarebbe bello accadesse in Italia…

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Gianluca Scognamiglio

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