Ormai sembra di giocare a tombola: cambia ancora la capienza negli stadi italiani. Dopo la pausa Nazionali e le due giornate giocate con il tetto massimo di 5000 spettatori, torna in campo la Serie A e il Governo permette una parziale riapertura degli stadi.
La decisione è stata presa ed è quella, sempre seguendo una linea di massima cautela, di riaprire gli stadi consentendo l’accesso al 50% del pubblico. La stagione entra nella fase calda e i tifosi vogliono sostenere in tutti i modi la propria squadra.
Ma si dovrà attendere: probabilmente in Italia si tornerà alla capienza massima solo a fine febbraio o ad inizio primavera. Lo aveva dichiarato anche il sottosegretario alla salute Andrea Costa a metà gennaio: “L’obiettivo non può che essere di tornare al 100%, vorrebbe dire che siamo arrivati ad una fase endemica del virus”.
In Europa la situazione è diversa, con una lotta al virus attuata in maniera differente: in Francia ed Inghilterra non esistono limitazioni alla capienza e non sono stati poste neanche nei momenti di maggior contagio; in Spagna, invece, la capienza era stata ridotta al 75% e così è rimasta.
Chi non può assolutamente essere contento di questa situazione è l‘Inter. E che c’entra, vi chiederete; perché solo l’Inter? Andiamo con calma. Sabato alle ore 18 c’è il derby di Milano, match fondamentale in chiave scudetto e lotta Champions. Tuttavia, a causa delle restrizioni imposte dal Governo, sarà un derby “ridotto” al 50%, almeno sugli spalti: la capienza di San Siro permetterà l’accesso quindi a 37.700 tifosi.
A differenza del Milan, che all’andata, sfruttando la capienza al 75%, era riuscita a fare cassa, l’Inter dovrà accontentarsi. Ma ci sono delle perdite. Secondo “Calcio e Finanza”, queste si possono stimare intorno ai 2.573 milioni di euro.
Nonostante questo, la società nerazzurra ha deciso di non alzare i prezzi per andare sempre più incontro ai tifosi.
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di Federico Minelli
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