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Calendario dell’Esercito Italiano 2024: il titolo tenta di riabilitare il ventennio fascista?

di Denieli Freitas Nogueira

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Il calendario dell’Esercito Italiano 2024 ha scatenato non poche polemiche per via del suo titolo e delle implicazioni storiche ad esso associate. “Per l’Italia sempre…prima e dopo l’8 settembre 1943”, così si intitola il calendario, facendo un chiaro riferimento all’armistizio di Cassibile, che portò l’Italia ad essere invasa dalle forze tedesche e diede inizio alla Resistenza. Secondo l’ANSA, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) ha chiesto il ritiro del calendario, sostenendo che quest’ultimo miri a riscrivere e normalizzare il periodo della dittatura fascista.

Calendario dell’Esercito Italiano: “…prima e dopo l’8 settembre 1943”

Ma cos’è successo l’8 settembre 1943? In quel giorno l’Italia annunciò la sua resa agli Alleati, segnando la fine della sua partecipazione all’Asse con la Germania nazista e il Giappone. L’armistizio di Cassibile (Siracusa) fu firmato segretamente il 3 settembre, ma venne reso pubblico cinque giorni dopo. A quel punto, le forze tedesche risposero occupando rapidamente la penisola, tentando di disarmare e internare le truppe italiane. Quel giorno, ebbe inizio la Resistenza e la guerra di liberazione contro il nazifascismo, e per questo, il titolo “Per l’Italia sempre…prima e dopo l’8 settembre 1943”, non può essere accettato.

La polemica è stata sollevata da Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), che ha interrogato il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulla scelta del titolo. Secondo Grimaldi, però, il titolo non è l’unico problema. All’interno del calendario sono presenti i nomi di Ufficiali insigniti della Medaglia d’Oro al Valore Militare, ma al loro fianco compare anche Giuseppe Izzo. Quest’ultimo partì come volontario per la guerra di Spagna a fianco dei franchisti nel 1938, creando una certa ambiguità. Per questo, il calendario non fa altro che suggerire un’omissione delle responsabilità italiane del periodo, e un tentativo forzato di riabilitare il ventennio fascista.

Il Ministro Crosetto ha respinto le accuse, definendo tali polemiche “pretestuose e ridicole”. Si è giustificato sostenendo che le biografie dei militari inclusi nel calendario, mirano a dimostrare il coraggio e l’impegno di coloro che hanno combattuto. L’Anpi, d’altra parte, insiste sul ritiro del calendario; secondo l’associazione, in Italia esiste una minoranza filofascista che vorrebbe riscrivere la storia italiana, e per questo è importante impedire la rappresentazione di una continuità tra regime fascista e repubblica antifascista.

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