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Beckham, Ferguson e quel rasoio maledetto

Sir Alex Ferguson e David Beckham sono due nomi che ogni appassionato di calcio conosce molto bene. Circondati quasi da un alone di religioso rispetto, sono due dei protagonisti della magica squadra del Manchester United che dominò la scena calcistica per una quindicina d’anni, dalla metà degli anni ’90 al 2010.

Che Ferguson e Beckham non si siano mai amati è cosa nota: l’allenatore scozzese stravedeva per il piede destro del giocatore con la 7, ma non tollerava tutto quello che una figura come Becks si portava dietro. Vestiti appariscenti, milioni di pubblicità e soprattutto tagli di capelli insoliti sono stati il motivo di mille liti fra i due; l’ultima delle quali è stata riportata dall’ex calciatore durate un’intervista al Graham Norton Show, programma in onda sulla BBC.

L’episodio del rasoio

Il fatto avvenne nel 2000, poco prima di una gara di coppa contro il Chelsea. Beckham, che sfoggiava un taglio di capelli alquanto ribelle, si era coperto con un cappello durante tutta la settimana. Si allenava, pranzava, cenava col cappello, per paura che Sir Alex lo scoprisse. La copertura resse fino alla partita, quando negli spogliatoi il giocatore fu costretto a togliersi il berretto e mostrare il taglio incriminato.

La reazione di Ferguson non si fece attendere: “Vai a raderti! Sono serio, vai e taglia quella cresta!“. Il giocatore fu quindi costretto a trovare un rasoio e rasarsi a zero negli spogliatoi di Wembley. Oggi il calciatore ne parla con divertimento, ma all’epoca, probabilmente, i rapporti fra i due non erano idilliaci.

Beckham e Ferguson, due modi di vedere la vita

Il leggendario numero 7 dello United è stato il primo calciatore a unire la vita dentro il campo e quella fuori, divenendo un’icona per la sua generazione. Tutte le ragazze lo amavano, e tutti i ragazzi invidiavano la sua popolarità e quel modo di fare sempre ribelle. Per non parlare dei gol che realizzava con quel suo magico piede destro.

Sir Alex Ferguson, invece, aveva dei valori un po’ diversi. Cresciuto in un’altra epoca, non apprezzava tutti quei riflettori puntati sul giocatore inglese, che temeva lo deconcentrassero dal suo lavoro. Le sue regole erano ordine e disciplina, niente doveva essere fuori posto e tutti dovevano tenere un comportamento decoroso, degno del grande Manchester United.

Lo scozzese era un allenatore duro, d’altri tempi, ma i suoi risultati parlano per lui: 13 campionati inglesi (record), 2 Champions League, 5 Coppe d’Inghilterra, 1 mondiale per club e tanto altro ancora. Il Manchester, anche grazie alla disciplina del suo allenatore, ha costruito una squadra fenomenale e ha vinto tantissimo, ottenendo il titolo di club più titolato d’Inghilterra.

I due protagonisti di questa storia hanno spesso litigato, a volte sono quasi arrivati alle mani, ma alla fine si sono voluti bene. Beckham ha sempre riconosciuto le gerarchie e ha sempre rispettato le decisioni del suo allenatore, anche quando gli imponeva di mettere da parte quell’indole che fin da bambino lo portava ad avere un taglio di capelli particolare, o a indossare vestiti insoliti.

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di Alessandro Colepio

 

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Alessandro Colepio

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