Po in periodo di siccità (@Shutterstock)
Documentata dalle immagini del satellite europeo Sentinel-2, la siccità inizia subito a fare paura nonostante la stagione invernale. L’acqua del Po è diminuita del 61% e anche sulle Alpi si è registrato il 53% di neve in meno; questo l’allarme di Legambiente che ha presentato un piano di 8 punti per intervenire tempestivamente.
Il 2023 è iniziato da poco, ma in Italia è già allarme siccità. Nei dati forniti da Legambiente si evidenzia come sulle Alpi si sia registrato il 53% in meno di neve rispetto agli scorsi anni, mentre il bacino del Po presenta un deficit del 61%.
Il fatto più allarmante è che siamo ancora in pieno inverno e, dopo la siccità registrata l’anno scorso in estate, adesso si teme il peggio. L’Italia, infatti, è un Paese a stress idrico medio-alto secondo l’OMS, perché utilizza il 30-35% delle sue risorse idriche rinnovabili, prelevando oltre 33 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno.
Questo, insieme all’inquinamento e gli effetti del cambiamento climatico, mette a dura prova l’approvvigionamento idrico dell’intera Penisola. Infatti, secondo i dati diffusi dallo GIEC (Gruppo Intergovernativo degli Esperti sul Cambiamento Climatico), con l’aumentare di ogni grado della temperatura terrestre si verifica una riduzione del 20% della disponibilità delle risorse idriche.
Siccità (@Shutterstock)
A risentire di questo periodo di deficit idrico è l’intero Paese, e l’esempio lampante è la sete dimostrata dal Po, il più lungo fiume d’Italia. Come riportato da ANSA, la sua sofferenza è ben visibile addirittura dallo spazio, dove, grazie al satellite Sentinel-2 di Copernicus, si può notare come l’acqua riesce a farsi strada a fatica lungo il letto.
Secondo l’Osservatorio dell’ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), nella zona tra Piacenza e Cremona il Po avrebbe raggiunto il suo minimo storico e, inoltre, il Lago di Garda è a pochi centimetri dal raggiungere lo stesso traguardo.
Legambiente, allo stato dei fatti, lancia un appello al governo Meloni, indicando le priorità per una strategia nazionale idrica che a questo punto sembra necessaria. La strategia si basa su otto punti e un approccio “circolare”, con interventi di breve, medio e lungo termine che permettano di evitare gli sprechi. Il programma appare, quindi, così articolato:
Per Giorgio Zampetti bisogna da subito ridurre i prelievi nei diversi settori e per i diversi usi prima di raggiungere il punto di non ritorno. Secondo il direttore generale di Legambiente la transizione ecologica deve necessariamente passare anche per il comparto idrico, che oggi soffre a causa della crisi climatica.
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