Ricercatrice (@Shutterstock)
L’alimentazione è una delle necessità fisiologiche alla base della piramide dei bisogni di Maslow, in quanto elemento fondamentale e imprescindibile per la vita. È essenziale, pertanto, non sottovalutare una corretta e sicura alimentazione. Nell’attuale mondo globalizzato, tuttavia, il cibo che troviamo in tavola è frutto di lunghi viaggi dal luogo di produzione fino ai supermercati. Il cibo che deve rimanere congelato, però, potrebbe rischiare di subire uno scongelamento, con tutti i potenziali pericoli per la salute che ne conseguono. Una ricerca tutta italiana, tuttavia, potrebbe aver realizzato un sensore per risolvere questo problema. Vediamo nei prossimi paragrafi di cosa si tratta…
Mario Caironi, insieme ad altri ricercatori del Center for Nano Science and Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Milano, ha pubblicato la sua ricerca sulla rivista ACS Sensors. Come riporta l’ANSA, il progetto consiste in un sensore, commestibile e biodegradabile, in grado di segnalare qualora il cibo subisse uno scongelamento.
I componenti di realizzazione sono acqua, sali da cucina e alcuni minerali, i quali sono a diretto contatto con l’alimento. Per poter segnalare lo scongelamento, i componenti si sorreggono a un blocco di cera d’api che contiene una cella galvanica (dispositivo che converte l’energia chimica in elettrica, ed è totalmente edibile), che permette di generare corrente quando il cibo viene scongelato. In questo modo, si può attivare un indicatore colorimetrico a base di succo di cavolo rosso che cambia il suo colore (da viola a blu). Il sensore, inoltre, reagisce a seconda della temperatura scelta, che può essere regolata fra 0 e – 50 °C.
Riguardo allo studio, Mario Caironi afferma: “Realizzare prototipi che non necessitano di alimentazione e sono completamente commestibili e biodegradabili, e quindi sostenibili, può davvero migliorare la vita delle persone“. Il prototipo, infatti, garantirebbe una maggiore sicurezza ai consumatori e rispetto per l’ambiente, in quanto il sensore risulta essere auto-alimentato grazie alle proprietà dei suoi componenti.
Questa invenzione potrebbe dunque rappresentare una svolta in materia di sicurezza alimentare, ma allo stato attuale è solamente un prototipo. Per avviare la ricerca sono stati fondamentali i fondi del Consiglio Europeo della Ricerca, e ci auguriamo che in futuro questo prototipo possa avere successo, magari con ulteriori finanziamenti.
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