Cinema & Serie TV

A Good Person, la recensione: la sottile arte di ricominciare da capo

Il 30 maggio 2023 è stato distribuito su Sky Cinema e NowTV il quarto film scritto e diretto da Zach Braff, attore e regista celebre per il suo ruolo nella serie televisiva Scrubs. A Good Person, questo il titolo della pellicola, vede protagonista Florence Pugh, affiancata dal premio Oscar Morgan Freeman. Con loro recitano Molly Shannon, Chinaza Uche e Celeste O’Connor. Mauro Fiore si occupa della fotografia del film, prodotto da Killer Films, Elevation Films, Zach Braff e Florence Pugh.

È possibile superare i risvolti peggiori della vita?

La giovane Allison ha tutto ciò che una persona possa desiderare dalla vita. Ha una brillante carriera, una splendida relazione, un ottimo rapporto con la sua famiglia e diversi amici. Il suo idillio sembra però svanire nel momento in cui resta coinvolta in un incidente d’auto, nel quale la futura cognata e il marito di quest’ultima perdono la vita. Alcuni mesi dopo, rimasta sola e ancora sconvolta dall’accaduto, Allison soffre di una grave dipendenza da antidolorifici. La sua vita sembra ormai condannata finché non incontra Daniel, padre del suo ex fidanzato. Sebbene il primo incontro non vada per il meglio, tra i due nascerà un inaspettato rapporto che spingerà la ragazza a riprendere in mano la sua vita e guardare finalmente al suo futuro.

A Good Person offre uno spaccato sulla sofferenza umana e sulla capacità che ha un istante di stravolgere un’intera vita, così come può averla un errore, una parola, una persona. Ci mostra come le difficoltà peggiori arrivino quando meno ce lo si aspetta e come spesso non basti un’intera esistenza per riprendersi. Tuttavia, affianca anche un messaggio di speranza: esiste sempre il modo di ritrovare la strada, a volte, come in questo caso, anche con una spinta esterna. Ci sono incontri, infatti, che possono cambiare radicalmente la nostra vita, e spesso avvengono proprio nel momento giusto. È compito nostro riconoscerli e accoglierli, permettendo loro di aiutarci ad andare avanti.

Il messaggio di speranza di A Good Person

Il tema principale che il film si propone di affrontare è quello degli sbagli, del dolore e della depressione, ma anche della possibilità di perdonarsi e ricominciare. Il film offre spunti di riflessione su alcune domande fondamentali: sono i nostri errori a definire chi siamo? Esistono errori imperdonabili, o è sempre possibile porvi rimedio? Cosa rende una brava persona tale? E infine la domanda più importante, quella che Allison rivolge a Daniel: “Ricominciare da capo… come funziona?“. Ricominciare non è mai semplice, soprattutto in casi come quelli dei due protagonisti; il loro passato li tormenta, li plasma, non dà mai tregua alle loro coscienze. Occorre coraggio per riconoscere e prendere atto dei propri errori, in modo da poterli finalmente accettare e superare.

Sebbene il messaggio sia evidente ed efficace, nel corso del film sembra avvoltolarsi intorno a una moltitudine di tematiche trattate superficialmente. Il personaggio di Allison segue sicuramente il filone principale del film, ma si accosta anche al tema della dipendenza, dell’amore, dei rapporti familiari. È chiaro che ogni argomento che la circonda sia necessario allo sviluppo del personaggio, tuttavia l’insieme risulta quasi confuso e “leggero”, non sempre scavando a fondo nelle questioni affrontate.

 

 

Due interpreti d’eccezione in prima linea

Grande punto a favore del film sono indubbiamente le interpretazioni, in particolare dei protagonisti. Come ormai noto, Braff ha scritto il personaggio di Allison ispirandosi alla stessa Pugh, realizzando un ruolo che solo lei poteva interpretare. Il risultato è stata un’ottima interpretazione dell’attrice, sebbene non all’altezza delle sue migliori anche a causa della regia poco approfondita. L’attrice ha riconfermato il suo grande talento nella resa psicologica e del dolore dei suoi personaggi, mantenendo però intatta l’atmosfera del film.

Accanto a lei abbiamo visto un ormai consolidato Morgan Freeman, che con quasi sessant’anni di carriera alle spalle ci regala una sottile ma formidabile performance. Daniel è un personaggio stanco e rassegnato, eppure ancora tormentato dagli errori commessi in passato, che si riflettono nel suo rapporto con Nathan. L’incomunicabilità tra i due, l’incapacità del padre di accettare ciò che ha fatto e del figlio di dimenticare, non fanno che ricordargli ogni giorno l’immagine che ha di sé. Freeman riesce a trasmettere ogni sfumatura delle emozioni di Daniel in modo semplice, delicato, mai sopra le righe, perfettamente in linea con il personaggio.

La commedia drammatica di Zach Braff

La regia di Braff concretizza significativamente i suoi tratti più caratteristici in una commedia drammatica che richiama il clima dei suoi lavori precedenti. A Good Person è probabilmente il film più personale del regista, che non a caso sceglie per interpretarlo qualcuno che conosce molto bene. Il suo stile si riconferma originale e riconoscibile, ma non sempre funziona efficacemente ai fini della trama. Le intenzioni del film sono le migliori e lo scopo è porre lo spettatore di fronte a sé stesso, con i suoi fantasmi e i suoi errori, presentandogli la possibilità di perdonarsi.

Sul piano pratico, tuttavia, l’approccio di Braff alla componente drammatica non sempre sembra sufficiente a distinguere notevolmente il film all’interno del suo genere. La trama ne risente risultando a tratti scontata e dimenticabile, se non piuttosto pesante. Se la storia si lega profondamente a Braff, parti della trama fanno eccessivo affidamento su stereotipi già ampiamente visti. I momenti più forzati del film non eliminano però la profonda riflessione e introspezione che offre ai suoi spettatori.

 

 

Considerazioni finali

A Good Person più che un film è una riflessione, un’analisi della vita e degli sbagli da cui sembra impossibile liberarsi. È una possibilità di ricominciare, di sollevarsi dal ruolo di giudice implacabile di sé stessi e riprendersi la propria vita. Al messaggio di fondo del film, trattato in maniera sottile ed efficace, si affianca un insieme di altri temi, che tuttavia non sempre sono approfonditi o resi come dovrebbero. Pugh e Freeman, brillanti volti della pellicola, offrono due ottime interpretazioni, calzanti per i loro personaggi. Zach Braff riconferma il proprio stile con una regia personale che attinge nuovamente al genere della commedia drammatica. Se le intenzioni del film sono ottime, tuttavia, a livello pratico non si rivela particolarmente incisivo e distinto. I risvolti più scontati e “piatti” della trama lo rendono un prodotto in parte dimenticabile, salvato dal messaggio principale e dalle interpretazioni del cast, su tutti i protagonisti.

Pro

  • Gli spunti di riflessione che evoca nello spettatore e il messaggio protratto dal tema principale;
  • Le interpretazioni del cast, tra cui spiccano Florence Pugh e Morgan Freeman;
  • L’evoluzione e il consolidamento dello stile registico di Zach Braff;
  • La fotografia calda e sempre conforme all’atmosfera del film, a cura di Mauro Fiore.

Contro

  • La trama non particolarmente memorabile, in alcuni passaggi eccessivamente scontata e affidata a stereotipi.

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Alice Casati

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