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Obsession, la recensione: da accapponare la pelle

di Redazione Network NCI

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Obsession è un film del 2025, arrivato da noi nel 2026, scritto, diretto e montato da Curry Barker, alla sua seconda esperienza dietro alla macchina da presa di un lungometraggio. Il film si propone di affrontare tematiche pesanti come l’ossessione non superata di una cotta adolescenziale, la paura dell’abbandono, e la sensazione di panico tipica della vita dei teenagers alle prese con le prime storie d’amore del “o lei/lui o nessuno“.

Obsession: il segreto sta nel parlare

Protagonista della storia è Baron (Michael Johnston), detto Bear, un ragazzo da sempre innamorato della sua amica d’infanzia, Nikki (Inde Navarrette). Una sera decide di provare a dichiararsi, ma all’ultimo la paura del rifiuto lo blocca. Decide di ricorrere a uno strumento trovato tempo prima, un bastoncino dalle semplici istruzioni: spezzarlo per esprimere un desiderio. Il problema è che questo desiderio si esaudisce. Causando una spirale di devastazione fisica, ma soprattutto emotiva e psicologica per tutto il loro gruppo di amici.

Attorno alla nascita di queste problematiche vi è uno dei problemi sempiterni nelle relazioni: l’assenza di dialogo. Tutti gli eventi negativi derivano dal fatto che Bear non si è mai confessato. Ha preferito la scorciatoia, in questo caso magica, ma accomunata a quelle vere dal fatto che non porta a niente di buono.

Il personaggio puramente positivo è Nikki prima del desiderio, che ci prova a far cercare di parlare Bear, a farlo confessare dei suoi sentimenti. Anche i loro amici non sono innocenti: sia Ian (Cooper Tomlinson) che Sarah (Megan Lawless) erano a conoscenza di particolari che forse, se condivisi, avrebbero permesso a Bear di fare pace con i suoi sentimenti nascosti, impedendo tutto ciò che succede nel film. Questo non per trovare necessariamente un colpevole: l’unico veramente in colpa di qualcosa è Bear, ma per la sua scelta, non per aver tenuto nascosto i suoi sentimenti.

Tematiche importanti in una salsa horror-dark humor

Come già accennato, le tematiche trattate sono tante: la più importante, al punto di dare il titolo, è l’ossessione amorosa, sotto più punti di vista. Si potrebbe pensare che quella principale sia quella di Nikki dopo il desiderio, ma non è così: l’ossessione principale è quella di Bear, incapace in nessun modo di lasciar andare i suoi sentimenti vecchi di anni per la ragazza.

Sentimenti ormai così tanto nascosti, lasciati dentro il suo animo a incancrenirsi, che sono parte di lui, così tanto da abbagliarlo, impedendogli di vedere le cose come stanno. Un’ossessione che lo fa rivolgere alla magia, addirittura, simbolo nascosto (ma neanche poi troppo) di non solo fissazione ma anche possesso, di incapacità di mettersi in discussione e di chiedersi cosa fare quando le cose cambieranno.

A farla da padrone all’inizio è questo tentativo di Bear di lasciare le cose come stanno, senza che lui si riveli ma senza che lei si allontani, così da poter lasciare tutto in questo equilibrio che di equilibrato alla fin fine ha ben poco. Stasi che viene sapientemente ripresa in più scene dal regista, che insiste spesso in questi piani immobili su Nikki, appunto “ferma”, in attesa che sia Bear a fare qualcosa. Stacchi che inoltre contribuiscono alla costruzione dell’atmosfera del film, spaventosa ma non in un senso classico.

Quello che più si sente durante quasi tutto il film non è la paura, quanto più l’estrema ansia che in ogni scena porta lo spettatore sul filo del rasoio: sei lì con i protagonisti ad aspettare che succeda qualcosa. Come se prima dell’inizio di ogni scena il regista ti avesse rivelato che sotto il pavimento c’è una bomba, ma senza dirti mai quando scoppierà.

Certo non manca qualche momento di paura classico, in cui lo spettatore può un minimo sobbalzare, ma quella paura è minore rispetto a quella che viene costruita; e soprattutto nessuno spavento viene lasciato a sé stesso: ci spaventiamo coi protagonisti, anche loro vittima dell’improvviso flusso di adrenalina derivato da una situazione che cade sempre di più nel grottesco.

Assistiamo anche a un ribaltamento: Nikki, da vittima quale è, viene percepita per quasi tutta la durata come un carnefice. Certo, non è davvero “lei” ad agire, ma ogni cosa che fa è sufficiente a far salire uno tsunami di brividi lungo la schiena di chiunque assiste alle sue scene.

Dal suo canto, la ragazza rappresenta, ovviamente estremizzato al punto da avere scene intrise di dark humor, quella risposta traumatica, affiliata spesso alle ragazze nella coppia, del terrore dell’abbandono. Nikki è costretta ad amare spasmodicamente Bear, al punto che ogni singolo momento di separazione per lei viene percepito come una coltellata al cuore: un’ennesima sapiente rappresentazione di come, in una storia “normale”, a vincere basterebbe il dialogo, qui rifuggito perché sarebbe di fatto un’ammissione della propria responsabilità.

Prove attoriali incredibili (anche in italiano)

Non possiamo chiudere senza un plauso a Inde Navarrette, che interpreta un personaggio capace di farti provare pietà, tristezza, terrore, ansia e brividi in una sola scena con un’espressione. Plauso anche a Lucrezia Marricchi, doppiatrice di Nikki che trasmette ogni sua singola emozione nel modo più visceralmente vero. Tutte le sue scene sono estreme, se non dal punto di vista fisico, da quello di vista psicologico: Nikki, di fatto, non esiste più. Esiste solo il desiderio di Bear, che l’ha già condannata ad un’esistenza orribile.

Sono pochi i momenti in cui la giovane è libera di riaffiorare e di potersi riprendere la sua libertà. Ogni volta che può, la sua richiesta è sempre la stessa: di porre fine alla sua sofferenza. Prima che “lei” ne prenda il posto. A proposito, non possiamo neanche esimerci dal menzionare la scena più bella: Bear che chiama il servizio clienti dell’oggetto magico.

Dall’altra parte a rispondergli è una figura che non conosciamo (numerose le possibili interpretazioni, chi vi scrive ritiene che potrebbe anche essere addirittura il Diavolo stesso), che inizialmente gli dice che non c’è modo di rimediare al suo desiderio. In seguito, cerca quasi di mitigare i suoi dubbi, terrificante la frase usata a riguardo “Solo perché sei stato tu a volerlo per lei, non vuol dire che non sia vero”, per poi togliere immediatamente i dubbi dicendogli che se vuole può chiederlo a Nikki cosa ne pensa. Le urla addolorate della ragazza, torturata all’infinito all’interno di una prigionia nel suo stesso corpo, dimostrano chiaramente che, in fin dei conti, Bear sa benissimo che quello che ha fatto è la cosa più sbagliata possibile.

PRO e CONTRO

PRO

  • L’interpretazione di Inde Navarrette, che speriamo possa lanciarla nella Hollywood che conta;
  • Le tematiche serissime trattate superbamente, con un buon mix di pura paura, ansia e dark humor;
  • L’atmosfera, da brividi di ansia e anticipazione in più di metà film;
  • Il doppiaggio italiano, congratulazioni soprattutto a Lucrezia Marricchi;

CONTRO

  • Il mix di toni, che potrebbe non essere congeniale a tutti;
  • Certe scene particolarmente estreme, che potrebbero risultare difficili per gli spettatori più novizi agli horror di questo tipo;

In definitiva, questo film è perfetto per tutto ciò che si propone di fare, regalando un’esperienza che difficilmente verrà dimenticata e tante riflessioni su tematiche che di riflessioni ne hanno tristemente molto bisogno. Voto: 8,5.

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Articolo di Lorenzo Giorgi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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