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28 anni dopo: Il tempio delle ossa, la recensione – ricordati che devi morire

A pochi mesi dall’uscita di 28 anni dopo (qui la nostra recensione), stiamo per scoprire come prosegue il viaggio di Spike, ora membro delle Dita di Sir Jimmy. Il tempio delle ossa, di fatto, è un sequel diretto del terzo capitolo della saga iniziata nell’ormai lontano 2002, rappresentando anche il capitolo di una nuova trilogia ambientata appunto ventotto anni dopo lo scoppio dell’epidemia di rabbia.

Memento mori

La pellicola riparte dal finale della precedente, narrando del viaggio di Spike con le Dita di Jimmy e degli esperimenti del dottor Kelson con l’Alpha Samson. Da subito il racconto non si configura come la classica storia di sopravvivenza in un mondo post-apocalittico invaso dagli zombie. Gli infetti qui vengono messi in secondo piano, lasciando il posto alla crudeltà e alla violenza del genere umano. Protagonista assoluto, in questo senso, la banda di Sir Jimmy, convinto di essere in missione per conto di suo padre, il Diavolo in persona. Insieme alle sue Dita vaga così per le Midlands inglesi donando la Carità agli infedeli.

Spike si ritrova al centro di questo vortice di violenze, soprusi e aggressioni, dovendo scendere a patti con il lato più oscuro della natura umana. Magistrale, a tal proposito, il parallelismo con gli infetti, che a tratti sembrano quasi più umani degli esseri umani stessi.

28 anni dopo: Il tempio delle ossa, di fatto, vuole essere qualcosa di più, qualcosa di diverso dal canone classico del genere. La narrazione è surreale, le atmosfere uniche e i dialoghi scritti magistralmente. La rappresentazione a schermo è cruda e viscerale, non risparmiando nulla né ai personaggi né allo spettatore.

Sulla scia di un cult

Il tempio delle ossa non è un film per tutti. Se vi aspettate un tradizionale racconto post-apocalittico, passate oltre. Se invece cercate qualcosa che vi sappia stupire in continuazione – e che vi faccia riflettere in più di un momento su tematiche anche molto attuali – l’opera scritta da Alex Garland e diretta da Nia DaCosta vi lascerà moltissimo.

Non si tratta comunque di una pellicola perfetta. I ritmi infatti sono più compassati rispetto agli episodi precedenti, soprattutto nella prima parte. Tuttavia, il legame con i personaggi, l’ottima sceneggiatura e l’incertezza del destino dei protagonisti vi terranno incollati allo schermo per tutta la durata del film.

Tutta la seconda parte poi è eccezionale, con la costruzione di un climax semplicemente perfetto. In questo contribuiscono anche regia e comparto sonoro, che, oltre a dare un senso di continuità con il capitolo precedente (nonostante il cambio di poltrona), portano sullo schermo un panorama desolato dove la paura è la nuova fede.

Molto interessante, infine, proprio la sequenza finale, che funge da ponte con quella che sarà la conclusione del viaggio di Spike e che sembra essere un po’ la chiusura del cerchio di quanto iniziato nel 2002. La speranza è dunque che la produzione vada bene al botteghino, così da permettere la realizzazione dell’ultimo capitolo. Il cinema, oggi, ha un gran bisogno di opere del genere, che abbiano il coraggio di osare e di proporre qualcosa di nuovo.

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Pro:

  • Sceneggiatura eccellente, con dei dialoghi che tengono sempre alta la tensione;
  • Tutta la seconda parte del film, con un climax finale semplicemente perfetto;
  • Ottima realizzazione tecnica.

Contro:

  • Una prima parte con un ritmo a tratti un po’ troppo lento.

VOTO: 8,5

 

Riccardo Rizzo

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