Finalmente è approdato nelle sale “Wonka”, il prequel che narra le vicende dell’omonimo personaggio ben prima di ciò che abbiamo visto in “La Fabbrica di Cioccolato”.
“Tutte le cose belle nascono da un sogno”. Il motto di un film che rappresenta, per lo spettatore, un vero e proprio sogno ad occhi aperti. Il tanto atteso “Wonka” è in tutte le sale, pronto per essere visto dal grande pubblico in una veste completamente diversa dal passato, nella quale troveremo un corposo cast tra cui è impossibile non citare Thimothee Chalamet, Hugh Grant e Olivia Collman.
“Wonka” è un musical che racconta le vicende di un giovane cioccolataio affascinato dalla magia, che approda in una metropoli in cerca di fortuna. Tante sono le peripezie nelle quali incorre, tra cui “Il cartello del cioccolato”, un’organizzazione segreta che ha monopolizzato il settore, corrompendo le forze dell’ordine e il clero con grandi quantità del prodotto di cui portano il nome. Così il nostro protagonista mette in piedi una squadra di emarginati che combatte l’ordine costituito, una vera e propria resistenza partigiana dei dolciumi.
La scelta narrativa più apprezzabile è proprio questa, creare una metafora del capitalismo, del consumismo sfrenato e della corruzione, comprensibile per tutte le fasce d’età. Poco importa se a mandare questo messaggio è proprio il blockbuster di turno, poiché la ricerca di un sottotesto nella narrazione è apprezzabile in ogni caso. La pellicola si presenta più corale del previsto, con personaggi approfonditi a tal punto da togliere spazio al protagonista. In questo contesto il nostro Willie Wonka, interpretato da Thimothee Chalamet, cercherà di emergere per realizzare il suo sogno: vendere cioccolata, poiché, come la madre scomparsa gli ha ripetuto molte volte, “Tutte le cose belle nascono da un sogno”.
Ricordate quando Gene Wilder interpretò Willy Wonka? Un personaggio incredibilmente sopra le righe, eccentrico ed imprevedibile con un pizzico di pazzia che permeava ogni suo sguardo. Lo stesso si può dire del tanto criticato Johnny Depp, che all’epoca diede vita ad una delle sue tante maschere, mettendo in scena la perfetta unione tra freak e rockstar, più inquietante rispetto al suo predecessore poiché era l’allucinato occhio Burtoniano ad inquadrarlo, rendendolo incline ad azioni non sempre positive. Entrambe visioni eccentriche che hanno connotato l’immaginario di Willy Wonka in maniera ben precisa. I tempi cambiano e questo significa che è giunta l’ora di voltare pagina e dare una nuova chiave di lettura al cioccolataio ideato da Roald Dahl. Poiché “Wonka” è proprio questo, una rilettura completamente nuova del personaggio che pensiamo di conoscere.
Thimothee Chalamet regala un’ottima prova attoriale, mettendosi in gioco con un Willy Wonka analfabeta ma geniale, puro di cuore ma ingenuo, al punto tale da farsi imbrogliare ad ogni accordo stretto, e sarà solo grazie ai suoi amici che riuscirà a maturare e reagire al mondo che lo circonda. Siamo lontani dal mellifluo proprietario di una fabbrica che lascia annegare i bambini nel cioccolato e modifica loro il corpo con magici dolci.
Quest’ultima reinterpretazione è senza dubbio interessante, poiché la bontà d’animo del protagonista potrebbe essere imputabile proprio alla sua giovane età, ed qui che arriva il problema più grande del film. “Wonka” non mostra l’arco di trasformazione sperato, nonostante la gradevole storia. Come un ragazzo buono e socievole diventi l’uomo isolato in una fabbrica di cioccolato resta completamente ignoto. Che questo significhi che Warner Bros. stia già pensando ad un sequel? Per il momento non lo sappiamo, ma i presupposti per raccontare ancora l’evoluzione del personaggio per come lo conosciamo ci sono.
Paul King dirige con mano sapiente il film, nel quale gli intermezzi musicali sono onnipresenti e ben coreografati, arricchiti da grandi scenografie ed effetti speciali che risultano abbastanza soddisfacenti nei campi lunghi ma che nascondono qualche pecca nelle inquadrature ravvicinate. Apprezzabilissime sono alcune scene animate che rimandano ad uno stile tipico di registi come Wes Anderson. Nota di merito per l‘umpa lumpa di Hugh Grant, esteticamente molto simile ai personaggi della prima rappresentazione cinematografica ma con un’ironia tipica dell’attore.
In conclusione, “Wonka” è un film adatto a tutti, in particolare alle famiglie. Una pellicola che parla di sentimenti, di sogni, di amicizia, e libertà in maniera più matura del previsto, reinventando un personaggio in modo completamente nuovo, discostandosi da quella “scorrettezza” dei precedenti film, nel bene e nel male.
E voi andrete a vedere “Wonka” al cinema? Sperando che questo articolo vi sia piaciuto, vi invitiamo a tener d’occhio Nasce, Cresce, Streamma per altre news sul mondo del cinema e non solo.
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