Venezuela (@Pixabay)
La crisi fra Stati Uniti e Venezuela ha raggiunto livelli di tensione inediti. Washington accusa apertamente il governo di Nicolás Maduro di essere alla guida di un “narco-Stato”, dove il traffico di droga avrebbe infiltrato le principali istituzioni del Paese. Gli Stati Uniti sostengono che il leader bolivariano sia direttamente coinvolto nel cartello dei Soles e hanno messo su di lui una taglia da 50 milioni di dollari. A peggiorare la situazione, le accuse di aver “liberato” criminali venezuelani, favorendone la migrazione verso il Nord America.
Il governo statunitense giustifica così la crescente presenza militare nel mar dei Caraibi, dove otto navi da guerra, un sottomarino nucleare e numerosi attacchi contro imbarcazioni sospette di narcotraffico hanno alimentato il sospetto di una preparazione bellica. Caracas, dal canto suo, ha proclamato lo stato di emergenza nazionale, denunciando un piano per rovesciare il governo e impadronirsi delle immense riserve di petrolio venezuelane.
Le incursioni nel mar dei Caraibi non sono più episodi isolati. Dopo settimane di raid aerei e navali, il presidente Donald Trump avrebbe autorizzato operazioni segrete della Cia in territorio venezuelano, ritenendo che la lotta al narcotraffico richieda un “passo in più”. Secondo fonti militari citate dal New York Times, bombardieri strategici B-52 e B-1B hanno sorvolato la costa venezuelana in operazioni di “deterrenza”. Sul mare e in aria, gli Stati Uniti mostrano i muscoli, mentre Caracas moltiplica le denunce all’Onu, chiedendo un intervento urgente per evitare un’escalation militare. La tensione cresce anche sul piano diplomatico: tre relatori speciali delle Nazioni Unite hanno condannato le operazioni statunitensi, definendole una violazione del diritto internazionale e un rischio concreto per la stabilità dell’intera regione.
Il rischio di un conflitto armato preoccupa i Paesi vicini. La Colombia teme che la politica antidroga imposta da Washington possa degenerare in un’invasione del Venezuela, mentre il Messico ha ribadito la necessità di rispettare l’autodeterminazione dei popoli. Intanto, Maduro rafforza la propria retorica di difesa nazionale, ricordando di disporre di migliaia di missili antiaerei russi pronti all’uso. Gli analisti internazionali leggono nelle mosse di Trump la volontà di indebolire definitivamente il regime chavista e favorire un cambio di governo, puntando su operazioni mirate piuttosto che su un’invasione diretta. L’ombra di una nuova guerra fredda americana in America Latina torna così ad allungarsi, con il rischio di un confronto che potrebbe destabilizzare l’intero continente.
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Articolo di Biagi Linda
Fonte: SkyTg24
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