Attualità

Uno studio rivela che (forse) il cervello dopo la morte continua a funzionare

Uno studio, riportato dalla CNN, dimostrerebbe che il cervello dopo la morte continua la sua attività cerebrale. Lo studio ha avuto inizio dopo che, nel dicembre del 2020, l’80enne Aubrey Osteen, dopo aver avuto un attacco di cuore, ha ripreso conoscenza durante l’autopsia:

“Ho detto: ‘Aspettate un minuto qui prima di andare oltre. Dammi un altro po’ di anestesia, sai?’ Beh, mi ci è voluto un minuto per capire che non ero nella loro stessa dimensione, quindi non potevano sentirmi comunque. Entrambi i reni hanno smesso di funzionare allo stesso momento: sapevo che me ne sarei andato. Ed è stato allora che sono passato al livello successivo. Quando sono arrivato lassù, ero alla presenza di Dio – una presenza potente – con la luce che splendeva da dietro di lui. La luce era più brillante di qualsiasi cosa avessi mai sperimentato qui sulla Terra, ma non era accecante. E c’era l’angelo più dolce che mi ha confortato e mi ha detto ‘Rilassati, andrà tutto bene” e che sarei dovuto tornare indietro”.

Osteen ha dunque ammesso di aver assistito a tutta l’operazione “fluttuando” sopra il tavolo operatorio.

Cervello (@Shutterstock)

Cosa è la premorte

Quello che ha vissuto l’80enne è un “esperienza di premorte”, la quale può verificarsi quando i medici riportano in vita una persona dopo che il cuore si è fermato. Sam Parnia, un medico di terapia intensiva della NYU Langone Health che si è occupato molto di studi sul cervello, ha affermato che, da quando esiste la rianimazione cardiopolmonare o RCP, moltissime persone riferiscono esperienze di pre-morte. Parnia ha infatti iniziato un nuovo studio per scoprire la cosiddetta “coscienza nascosta” della morte, misurando l’attività elettrica del cervello quando il cuore smette di battere. Parnia ha affermato ai giornali che i pazienti:

“Hanno la sensazione di essersi separati dal corpo e di poter vedere e sentire medici e infermieri. Hanno potuto riferire loro ciò che i medici stavano facendo con una visione a 360 gradi. Inoltre, le persone spesso ripercorrono la loro intera vita, ricordano pensieri, sentimenti ed eventi iniziando a valutare se stessi sulla base di principi morali e etici. Si tratta di una “comprensione globale del loro comportamento nel corso della vita in cui non possono più ingannare sé stessi”.

Lo studio sul cervello dei morti

Lo studio, il quale è stato pubblicato giovedì anche sulla rivista Resuscitation, prevede che un team addestrato segua i pazienti “codificati morti” in 25 ospedali degli USA, dell’UK e della Bulgaria. Infatti, mentre i medici tentavano di rianimare tramite la RCP i pazienti, i gruppi di ricerca studiavano come il cervello della persona morente si muoveva. Mentre il tentativo di rianimazione dura normalmente tra i 23 e i 26 minuti, lo studio del cervello di un morente delle volte può durare anche un’ora. Come riporta Parnia, i suoi studiosi sono riusciti a non dare fastidio ai medici mentre facevano la rianimazione. Infatti i team di ricerca entravano in atto ogni tre o due minuti, ossia nel momento in cui i medici dovevano interrompere la RCP per vedere se il cuore aveva ripreso a battere.

Gli esiti della ricerca sul cervello

Lo studio ha mostrato che, pure dopo un’ora dell’inizio della rianimazione, il cervello rivela dei picchi molto alti di energia elettrica, simili a quelli di quando dobbiamo concentrarci. Di 567 persone coinvolte però solo 53 sono sopravvissute, e solo 6 di questi hanno avuto un’esperienza pre-morte. Tuttavia la teoria della premorte, grazie a queste persone sopravvissute, è stata dimostrata, almeno secondo Parnia.

Molti studiosi però non si sono trovati d’accordo con questa ricerca. In particolare si è trovato in disaccordo il dottor Bruce Greyson, psichiatra professore all’Università della Virgina, il quale ha dichiarato alla CNN via email:

” Quei pazienti che hanno avuto esperienze di pre-morte non hanno mostrato le onde cerebrali riportate, e quelli che hanno mostrato le onde cerebrali segnalate non hanno riportato esperienze di pre-morte”.

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Agostino Lenzi

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