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Una di Famiglia – La Recensione: La cacofonia delle relazioni tossiche

di Redazione Network NCI

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La nostra vita, ultimamente, è circondata da notizie che hanno come sfondo la vita di coppia e in primo piano la tragedia. Nell’ultimo secolo, si sono fatti dei passi avanti per cercare di combattere i preconcetti radicati della “relazione vecchio stile“, sia nei suoi dettami che nella sua tossicità di fondo. Tuttavia, alle volte è difficile tirarsene fuori, non importa quanti passi avanti si facciano. E per uscirne, alcuni si tolgono la vita. Altri fanno piani folli. Il secondo caso viene affrontato proprio in questa pellicola. Peccato che non tutte le idee siano funzionali l’una all’altra.

Benvenuta a casa Winchester, Millie

Una di Famiglia, The Housemaid in originale, si propone di raccontare di Millie (Sydney Sweeney), una giovane dal passato travagliato e un presente ostico, che si inserisce in quella che, solo apparentemente, sembra una ricca famiglia da sogno. I Winchester, un trio familiare composto da madre Nina (Amanda Seyfried), figlia Cecelia e marito di lei Andrew (Brendon Sklenar).

Fin da subito si capisce che la madre è una figura problematica. Inizialmente, le giustificazioni per lei sono molteplici: una presunta gravidanza con conseguente squilibrio ormonale, la maschera da “donna e madre perfetta” che è costretta a tenere con la cerchia del marito, l’ansia per il benessere di sua figlia. Tuttavia, il suo comportamento bipolare mette sempre più in difficoltà Millie, costretta a restare in quel lavoro per problemi legali.

Dall’altro lato, la figura di Andrew, quasi angelica nel suo modo di prendersi cura di Millie e rimediare agli sfoghi di Nina, fa da contraltare perfetto. Lui è il marito ideale, l’uomo dei sogni di chiunque. Anche di quelli di Millie.

Ma più la storia va avanti, più si capisce che la vicenda non è quella che sembra. Non perché ci siano più sfumature di grigio in ciò che sembra un palese “bianco-nero”, ma perché semplicemente i colori sono invertiti. Non c’è un approfondimento che mostra una vita più o meno “normale”, ma una narrativa che capovolge carnefice e vittima.

Un ritmo discontinuo

La prima parte corre disperata, a tal punto che gli sfoghi sempre più folli di Nina e gli interventi calmanti di Andrew sembrano quasi una serie di sketch comici usciti dai Griffin. Millie viene bersagliata costantemente, sia dal suo passato che dagli sbalzi d’umore della sua datrice di lavoro, assieme a verità che emergono sulla famiglia per cui lavora che sono sempre più impattanti.

Raggiunta la metà della pellicola, però, il film toglie il mistero, rivelando molto bene chi è un mostro e chi è una vittima. E da lì, l’opera rallenta moltissimo. Il tono stesso muta, e ciò che sembra una commedia nera diventa un dramma dalle tinte fin troppo realistiche. Non solo: il film sceglie di svelare il mistero violentemente, per poi avviarsi per un lungo flashback che mostra le motivazioni di Nina e la verità su Andrew.

Il cambio sarebbe anche congeniale alla storia, se non fosse così repentino. Magari alleggerendo un minimo la prima parte, sia nel ritmo che nel “realismo” degli avvenimenti, avremmo potuto avere una storia più coesa e fruibile.

Vari livelli di personaggi

I personaggi si possono dividere in tre categorie: gli ottimi personaggi, i personaggi con qualche deficit, e i personaggi che proprio non funzionano.

Nella prima categoria inseriamo gli sposini: Nina e Andrew. La prima viene sorretta da un’interpretazione molto forte da parte della Seyfried, magari per qualcuno un po’ esagerata. La signora Winchester è imprevedibile come il mare in tempesta, ma quando la storia racconta il perché, all’improvviso ogni suo comportamento ha senso, e si può anche empatizzare con lei, nonostante alcune sue scelte rimangano profondamente discutibili. Scelte che appunto sembrano radicate in una disperazione realistica, ma che mal si sposa con l’esagerazione mostrata in precedenza. Passando ad Andrew, la sua interpretazione è ancora migliore. Sklenar riesce a mettere in campo sia il marito ideale che il sadico maniaco del controllo e fanatico delle punizioni. La rivelazione, anche se prevedibile da alcuni spettatori, mette ancora di più in risalto la veridicità del personaggio: perché, purtroppo, ne esistono tanti di uomini così. Apparentemente perfetti, e poi rivelatisi nel privato dei mostri.

Nei personaggi con deficit, purtroppo, rientra la nostra protagonista: Millie ha dalla sua parte un’attrice con i fiocchi, che la interpreta in tutte le sue sfumature. Eppure, i suoi comportamenti a volte vanno in contraddizione col tipo di personaggio che vorrebbe essere. Entrando un po’ di più in territorio spoiler, il suo odio nei confronti dei prevaricatori, degli uomini molesti, soprattutto per esperienza personale, dovrebbe quantomeno far suonare un campanello di allarme nel comportamento di Andrew. Certo, in confronto alla moglie sembra sano e amorevole, ma ci sono comunque delle specifiche che saltano facilmente all’occhio, soprattutto se l’occhio è di qualcuno che, come Millie, dovrebbe avere sempre i sensi in allerta. Eppure rimane quasi vittima di tutti gli eventi, più passeggera che autista della macchina che è la sua vita, per poi invece alla fine dimostrarsi come una che ha sempre le mani sul volante.

E per i personaggi che proprio non funzionano, dobbiamo inserire la madre di Andrew. Una suocera che è monodimensionale, sia nel suo aspetto stereotipato che nella sua cattiveria. In un’opera che nella seconda metà vorrebbe affondare nel realismo, la sua presenza è d’ostacolo. Senza avere definizioni migliori, sembra una matrigna da fanfiction: un personaggio scritto da chi ha poca esperienza nella caratterizzazione, che risulta quindi estremamente piatto. Letteralmente uno stereotipo.

Il film nel complesso

Il film, come si può evincere, scricchiola un po’, purtroppo. Certe scelte di messa in scena, di ritmo e di scrittura di personaggi possono far storcere il naso, andando a ledere sia la parte più vera della storia, che poteva essere una perfetta rappresentazione di una situazione tossica, insegnando a riconoscerne i segni e a denunciarli. Allo stesso tempo, i suoi lati positivi la tengono comunque insieme a sufficienza. La storia quindi non diventa più una perfetta rappresentazione, ma rimane un buon intrattenimento con qualche punto che si permette di volare in una categoria più alta.

PRO e CONTRO

PRO

  • La seconda parte del film, sia molto realistica che intrigante per il pubblico;
  • I due sposi Winchester, sia nella scrittura che nell’interpretazione;
  • La colonna sonora, un ottimo accompagnamento per la storia e la messa in scena;

CONTRO

  • Il ritmo altalenante, forse troppo discontinuo;
  • Il tono, che fa un salto tra la prima e la seconda metà che può sembrare troppo ampio;
  • La scrittura di alcuni personaggi, non sempre al livello di quello degli sposi;

In conclusione, il film ha sia lati positivi che negativi, ma l’attualità della storia che mette in atto fa propendere l’ago della bilancia per il positivo. Comunque, da vedere. Voto: 6,5.

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Articolo di Lorenzo Giorgi

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