Benny Safdie, dopo anni passati a recitare, torna dietro la telecamera per riprendere Dwayne Johnson mentre fa ciò che lo ha reso famoso, “dare pugni”. Questa volta però, la “roccia” non è solo un “animale da ring”, ma un personaggio combattuto e profondo.
Il film ruota attorno alla vita di uno dei lottatori più importanti di sempre, Mark Kerr, che ha fatto la storia delle arti marziali. Non tutti però sanno la sua storia travagliata. Il campione della lotta libera ha infatti avuto un rapporto molto complicato con sua moglie Dawn Staples (interpretata nella pellicola da Emily Blunt), composto principalmente da continui litigi. E mentre Kerr continuava a vincere quasi tutti i suoi incontri, stava anche facendo uso di vari antidolorifici, cosa che lo porterà poi alla dipendenza.
Con una storia come questa non era facile raccontare un film che non sembrasse una copia di altre pellicole che trattano storie vere o romanzate. Ma in qualche modo The Smashing Machine ci riesce, anche se purtroppo solo in parte: in determinate dinamiche rimane infatti troppo vicino ad altre pellicole simili.
Da un punto di vista registico Safdie ci sorprende con una telecamera che non sta quasi mai ferma, che continua a zoomare in stile documentario. I dialoghi sono molto convincenti, soprattutto nelle scene tra il personaggio di The Rock e quello di Emily Blunt. I due non fanno altro che parlarsi l’uno sull’altro o aspettare in un silenzio imbarazzante che l’altro dica qualcosa, come se entrambi avessero paura di dire quello che pensano perché sanno che finirebbero con il litigare.
Non si può, in un film come questo, non menzionare le scene di combattimento. Ogni sequenza ti fa comprendere il dolore provato sul ring semplicemente con dei suoni di sottofondo. Questi suoni sovrastano gli altri e ti ricordano delle ossa che si spezzano.
La recitazione è più che apprezzata, da Emily Blunt che eccelle, e in alcuni casi mette in disparte i suoi colleghi, a Ryan Bader (che nel film interpreta Mark Coleman), che, nonostante sia all’esordio da attore, riesce comunque a distinguersi. Quello su cui ci dobbiamo concentrare però è il lavoro fatto da Dwayne Johnson. L’ex wrestler è riuscito per la prima volta da diversi anni a cambiare il suo “personaggio tipo”. Finalmente, pur interpretando comunque un personaggio palestrato che fa il lottatore, è riuscito ad interpretare un ruolo più umano e complicato, e non il classico personaggio comico, rozzo e infallibile. Sono 24 anni che vediamo The Rock lavorare al cinema ed ha ancora tanta strada da fare, ma la sua interpretazione questa volta è finalmente degna di nota. Riesce a dare al personaggio la giusta umanità: non stiamo parlando di una prova attoriale indimenticabile, certo, ma comunque un passo in avanti incoraggiante.
Voto: 7
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Articolo di Candido Di Pierro
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