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The Outer Worlds 2: un mirabolante viaggio nella colonia di Arcadia

di Riccardo Rizzo

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Sei anni dopo aver segnato il destino nel Sistema di Alcione a bordo dell’Inaffidabile, Obsidian Entertainment ci catapulta nella colonia di Arcadia, ai confini dello spazio conosciuto. Il Sistema di The Outer Worlds 2 è composto da almeno due pianeti: Elysium e Nyx.

Le indagini del giocatore per conto del Direttorato Terrestre si svolgono in particolare sulle lune del primo: Eden, Dorado, Chiostro e Preator. Il protagonista arriva ad Arcadia insieme alla sua squadra per indagare sulla comparsa di misteriose fratture, che probabilmente sono la causa dell’interruzione delle comunicazioni con la Terra.

Un’esperienza ruolistica ricca e sfaccettata

Dopo un prologo adrenalinico e cinematografico, l’utente si ritrova in un universo squisitamente Obsidian, ricco di umorismo macabro e satira politica. Gli eventi principali si svolgono dieci anni dopo quelli dell’introduzione, con un panorama geopolitico profondamente cambiato. Soluzioni della Zia, dopo la fusione aggressiva di Soluzioni Spaziali, si è espansa sempre di più negli avamposti colonizzati, con la Zia che appare più potente che mai. Il Protettorato è afflitto da profondi conflitti interni, con la famiglia reale che sta affrontando una dura fase di transizione e l’Ordine dell’Ascendente che, dopo lo scisma, rappresenta una seria minaccia per il grande Paradigma.

Avendo perso i contatti con il Direttorato, il protagonista può agire liberamente per determinare le sorti della colonia, schierandosi con questa o quella fazione a proprio piacimento. Il gioco presenta infatti una profonda struttura ruolistica, che si sviluppa non solo tramite le scelte del giocatore ma anche attraverso la build che decide di costruire, aprendo determinate strade e chiudendone altre in base alle abilità selezionate.

Per fare un esempio, specializzandosi in Ingegneria e Hacking è possibile manomettere delle strutture e accedere ai terminali, mentre optando per Medicina o Scassinamento è possibile creare kit di emergenza, medikit e aprire casseforti e porte chiuse a chiave.

Tanti dialoghi, tante scelte, tante strade percorribili

Anche i dialoghi si basano sulla build del personaggio, offrendo alcune battute solo se si rispettano determinati parametri. Qui entrano in gioco anche le origini e i tratti, con questi ultimi in particolare che, ogni tot livelli, offrono importanti bonus in grado di rendere ancora più sfaccettata l’esperienza di gioco. Inoltre, The Outer Worlds 2 offre un interessante sistema di debolezze, dei malus opzionali che aumentano (a volte anche drasticamente) la difficoltà, offrendo al contempo importanti bonus.

Le debolezze dipendono dalle azioni del giocatore, con ogni partita che si rivela dunque potenzialmente molto diversa. Stando parecchio accovacciati, è probabile che compaia l’opzione per attivare “ginocchia malandate”, che allerta i nemici mentre ci si muove di soppiatto a causa delle ginocchia che scrocchiano. Rubando tanti oggetti, può capitare l’opzione per diventare cleptomani, con il protagonista che ruberà automaticamente gli oggetti presenti nello scenario, attivando divertenti interazioni con i personaggi non giocanti.

Insomma, la struttura ruolistica è eccellente, con Obsidian che si conferma maestra nel confezionare avventure ruolistiche di stampo action. Partendo dall’esperienza maturata nel corso degli anni e dalla struttura narrativa del primo capitolo, The Outer Worlds 2 si presenta come un RPG con un’esplorazione open map. I mondi, di fatto, non sono liberamente esplorabili, offrendo piuttosto delle macroaree al cui interno è possibile trovare una discreta serie di missioni secondarie (di cui parleremo meglio più avanti).

Queste non offrono tanti punti d’interesse, ma quelli presenti sono tutti ben realizzati e ricchi di segreti da scoprire e oggetti da trovare. Il world-building si rivela ancora una volta fantastico, con una corposa lore che descrive un universo vario e pieno di sfumature. L’esplorazione, seppur abbastanza guidata, è soddisfacente, invogliando l’utente a scoprire nuovi NPC con cui interagire e trovare nuove quest da portare a termine.

Niente rivoluzioni, ma una rinnovata solidità strutturale

Il gioco può contare infatti su un livello complessivo di scrittura davvero ottimo, con un tono ironico e satirico di fondo mai banale e sempre ben contestualizzato. Il canovaccio narrativo della missione principale è piuttosto classico (forse anche troppo), ma riesce comunque a catturare il giocatore e a trasportarlo fino ai titoli di coda.

A brillare di più sono le missioni delle fazioni, che non solo approfondiscono il mondo di gioco e la sua lore, ma se completate nella loro interezza possono influenzare anche la main-quest e la sua conclusione.

Meno a fuoco, invece, alcune attività secondarie, che a volte si traducono in mere fetch-quest, e le missioni dei compagni. Non tutte, perlomeno. L’arco narrativo di Niles, per esempio, è davvero ben scritto: approfondendo il suo passato, il giocatore può visitare alcuni luoghi chiave per la storia di Arcadia e le sue fazioni.

Dall’altra parte, meno riuscite sono quelli di Inez e Tristan, che appartengono rispettivamente a Soluzioni della Zia e al Protettorato. Anche qui, tra l’altro, il giocatore può plasmare parzialmente la loro personalità con le proprie scelte e azioni sul campo.

Peccato per l’implementazione dei compagni

In generale i compagni sono ben riusciti, anche se la loro unione alla ciurma della Incognito risulta a tratti un po’ azzardata, rivelandosi a volte quasi paradossale, specie in base ad alcune scelte dell’utente. In fase di presentazione del progetto, Obsidian aveva parlato della possibilità che i compagni, in seguito a determinate decisioni, potessero decidere di abbandonare il protagonista. Una situazione che effettivamente si può verificare, ma solo se questi si trovano nel party al momento in cui l’utente va contro la loro ideologia.

Prima di passare alla componente di shooting, che ha fatto netti passi in avanti rispetto al primo The Outer Worlds, è bene precisare, sempre a proposito delle missioni dei compagni, che alcune risultano un po’ più lunghe del necessario.

È come se Obsidian le abbia sfruttate per aumentare artificialmente la longevità di gioco, che di suo non arriva ai picchi delle opere Bethesda (sempre per rimanere nello stesso genere), fermandosi a cavallo tra le cinquanta e le sessanta ore completando una buona dose di attività e avvicinandosi al completamento assoluto.

Un more of the same rifinito e perfezionato

Ma ora il sistema di combattimento: con The Outer Worlds 2 il team di sviluppo riesce a migliorare lo shooting sotto tutti i punti di vista, puntando più che mai su armi scientifiche e sperimentali per offrire situazioni divertenti e stravaganti. Dal fucile che lancia materia organica aliena al martello in grado di sparare proiettili di fucile a pompa, l’armamentario è vasto ed eterogeneo, offrendo interessanti possibilità per tutte le tipologie di build. E lo stesso discorso vale per le armature, altrettanto varie e in grado di conferire bonus vari e originali, come quello di poter levitare a mezz’aria per evitare ostacoli e risolvere più facilmente determinati enigmi ambientali.

Armi e armature che, insieme, definiscono un ottimo sistema di loot. Loot che è un ulteriore incentivo all’esplorazione, permettendo anche di raccogliere piccoli extra e cibo a volontà, quest’ultimo essenziale per curarsi fuori dai combattimenti e risparmiare inalatori.

Arriviamo, infine, alla componente tecnica e artistica. The Outer Worlds 2, pur passando al potente Unreal Engine 5, presenta un comparto grafico non proprio al passo con i tempi, con delle animazioni impostate e delle espressioni facciali un po’ approssimative. In questo non aiuta la regia, che nei dialoghi presenta l’ormai fin troppo abusato campo e controcampo, che annienta ogni pretesa di drammaticità e pathos. Nonostante ciò, il colpo d’occhio fa comunque il suo, in particolare grazie all’ottimo comparto artistico.

L’immaginario delineato da Obsidian è semplicemente straordinario, con un’estetica retrofuturistica che unisce influenze steampunk, fantascientifiche classiche ed estetiche risalenti al primo Novecento. Ottima anche la colonna sonora, capace di delineare le differenze e le peculiarità delle varie fazioni, raccontando con motivetti, canzoni e accompagnamenti musicali le rispettive ideologie.

The Outer Worlds 2: se ne è parlato troppo poco

In definitiva, The Outer Worlds 2 si conferma un ottimo prodotto, capace di migliorare in tutto e per tutto quanto fatto nel 2019 con il primo capitolo. I ragazzi di Obsidian si confermano maestri nel confezionare avventure ruolistiche solide e compatte, che scelgono volontariamente di non dilungarsi troppo per offrire delle esperienze più contenute e dai ritmi elevati. In questo caso presenta comunque un racconto piuttosto tradizionale che non innova il genere e non ne stravolge le regole.

Per tutti coloro che hanno apprezzato The Outer Worlds e le altre opere di Obsidian come Avowed e quel capolavoro di Fallout: New Vegas, The Outer Worlds 2 si configura come un must-have. Se invece gli RPG di forte stampo action non fanno per voi, difficilmente il viaggio nella colonia di Arcadia vi farà cambiare idea.

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