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Ci sono personaggi storici che hanno risvegliato attorno a loro l’interesse di tantissimi studiosi e ancor di più di tanti semplici appassionati di storia o curiosi di bizzarrie. Fra questi personaggi ci sono stati sedicenti maghi, illusionisti, personaggi che sostenevano di provenire da Paesi stranieri e sconosciuti e… Tarrare. Chi fu questo personaggio? Difficile descriverlo in breve ma, se dovessimo riassumere il suo impatto storico in una sola frase, potremmo facilmente sostenere che Tarrare è stato l’uomo, di cui si ha notizia, con l’appetito più insaziabile che sia mai esistito.
Per capire chi fu realmente Tarrare possiamo partire dagli inizi della sua storia. Precisamente al momento della sua nascita avvenuta nel 1772. Partiamo dal presupposto che il suo nome di battesimo non si conosce. Il nome che gli fu affibbiato fu scelto perché probabilmente il piccolo nacque proprio nell’omonimo villaggio vicino Lione, in Francia. Sin da bimbo dimostrò di avere una fame a dir poco sovrumana. Quest’ultima continuò a crescere spropositatamente per tutta la pubertà. Quando parliamo di fame, però, intendiamo davvero qualcosa di incontrollabile. Non immaginate quello che potrebbe essere un ragazzino di undici o dodici anni affamato dopo un allenamento di calcio, no! Qui intendiamo una fame ritenuta mostruosa anche per una famiglia intera, figurarsi per un solo ragazzino. Arrivato a 14 anni, infatti, la situazione si era a tal punto aggravata che la famiglia, contadina e povera, non sapeva davvero più come poterlo sfamare. Fu proprio per questo che venne cacciato di casa così da potersi sostenere da solo.
Una volta abbandonata la famiglia iniziò a cavarsela unendosi a una combriccola di giovani ladruncoli per alcuni mesi, mendicando all’occorrenza. Infine ebbe un’idea geniale: unirsi ad una fiera itinerante e diventare un fenomeno da baraccone. La sua incredibile fame poteva senza dubbio fruttagli qualche soldo e fargli ottenere un comodo tetto sopra la testa. Fu per questo che si unì ad una delle diverse fiere itineranti che in quel periodo attraversavano la Francia. Durante le sue esibizioni Tarrare invitava gli spettatori a lanciargli qualsiasi cosa così che lui potesse mangiarla. I presenti non se lo facevano ripetere due volte e incominciarono a lanciargli letteralmente di tutto. Nastri, mele, patate, pietre e sassi, tappi di sughero, qualsiasi cosa che potesse capitare loro a tiro. E lui ingurgitava qualsiasi cosa, senza alcun limite. Una volta, si racconta, ci fu chi pensò di portargli un bue intero che pesava quanto lui: Tarrare lo mangiò senza problemi.
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La cosa davvero incredibile era pensare che Tarrare non appariva certamente come un mostro sovrappeso e gigantesco il cui aspetto lo rendeva a dir poco disumano, tutt’altro. Pesava sui 50 chilogrammi circa, era fisicamente gracile e dal volto di ragazzino, circondato da una folta chioma di capelli biondi. Dopo i suoi show, però, il ragazzo soffriva di forti malesseri fisici che sfociavano molto presto in attacchi di coliche. Per questo doveva spesso recarsi all’Hotel Dieu di Parigi, dove i medici offrivano lui dei lassativi così da poter evacuare il suo intestino, martoriato da chili e chili di cibo e non solo. Una volta rimesso da questo malesseri, però, il ragazzo continuava tranquillamente a deliziare il pubblico con i suoi spettacoli. La fame di Tarrare, però, era insaziabile proprio nella sua vita quotidiana. Durante uno dei soggiorno al Dieu tentò addirittura di ingoiare l’orologio da taschino del chirurgo Giraud e così l’equipe medica provò a spaventarlo sostenendo che per risolvere la sua fame disumana fosse necessario un intervento chirurgico. La messinscena fu preparata, organizzarono il tavolo operatorio con bisturi e tutti gli altri strumenti ma alla loro vista Tarrare fuggì via dall’ospedale e non tornò mai più all’Hotel Dieu.
Sfinito da questa vita fatta di continui ricoveri in ospedale, per risolvere i terribili ingorghi intestinali che lo interessavano in seguito alle sue performance, Tarrare cercò di seguire una linea di condotta molto più retta e morigerata. Allo scoppio della guerra della prima coalizione, il ragazzo decise di arruolarsi nell’Armée Révolutionnaire. Gli ci volle poco tempo, però, per realizzare di aver commesso un terribile errore. Le razioni di cibo destinate ai soldati, d’altronde, erano a dir poco insufficienti per poter placare la sua fame gargantuesca. Il ragazzo cercò quindi qualsiasi metodo per potersi procurare altro cibo: spesso si offriva di fare i lavori più brutti, come pulire le latrine, pur di accaparrarsi una parte delle scorte dei propri compagni. Ma anche questo non bastava: il suo corpo fu così debilitato dal relativo apporto calorico che assumeva, da dover essere ricoverato presso l’ospedale militare di Soultz-Haut-Rhin. Qui fu visitato e curato dal dottor Courville, che lo aveva già conosciuto al Dieu di Parigi. Fu proprio lui ad allungarne il ricovero il più possibile così da poter studiare al meglio la sua particolarissima condizione.
Il medico decise di concedergli un trattamento senza dubbio particolare. Aveva a disposizione una razione di cibo quadrupla rispetto ai pazienti normali, ma nemmeno questa iniziativa bastò a soddisfarne la fame. Infatti fu beccato più volte a rovistare nei cassonetti situati dietro alla mensa e all’interno della farmacia. Veniva trovato addirittura con le mani infilate nei cataplasmi, intento a nutrirsene. Un giorno, raccontò proprio il medico, arrivò a prendere uno dei gatti trovati nel giardino della struttura e mangiarselo intero. Ciò accadeva di sovente anche con lucertole e piccoli serpenti. Provarono persino a dargli da mangiare un’anguilla viva, che Tarare trangugiò senza alcun problema. Fra i diversi esperimenti a cui venne sottoposto gli fu offerta una cena per 15 operai. Sulla tavola imbandita vi erano, fra le altre cose, due enormi pasticci di carne e ben quattro galloni di latte (poco più di 15 litri). Il ragazzo mangiò tutto quanto e alla fine si addormentò pesantemente, gonfio come non mai e con una pesante e nauseabonda sudorazione, capace di allontanare chiunque gli si avvicinasse.
Come se le vicende già raccontate su Tarrare non fossero abbastanza dovete sapere che quest’ultimo, anche se per un breve periodo, è stato anche una spia. Fra i vari esperimenti a cui venne sottoposto, infatti, ci fu un particolare caso in cui il dottor Courville gli fece inghiottire una cassetta di legno di forma cilindrica con all’interno un foglio di pergamena così da testare se, in seguito alla defecazione, la pergamena potesse rimanere intatta. L’esperimento in questione diede un risultato sorprendentemente positivo e, di conseguenza, con il generale Alexandre de Beauharnais si pensò di impiegare Tarrare come spia di guerra. Inghiottì un secondo cilindro e, travestito da contadino, venne inviato per una semplice missione in territorio nemico. Non parlando tedesco, però, fu immediatamente pizzicato da un’avanguardia prussiana a qualche chilometro da Landau che lo picchiò diverse volte prima di rispedirlo presso l’ospedale di Soultz. Il giovane, all’epoca poco più che ventenne, rimase così traumatizzato da quest’esperienza che implorò i dottori di guarirlo dalla sua fame a qualsiasi costo.
Si tentò qualsiasi metodo per diminuire questa sua fame a dir poco mostruosa. Da bevande acide a base di laudano, a pillole di tabacco, da ostriche a diversi intrugli di qualsiasi genere. Niente, però, riusciva a placare il suo appetito. Iniziò addirittura a girare voce che bevesse il sangue salassato di alcuni pazienti. Un giorno scomparve un bimbo di pochi mesi e, pur senza alcuna prova evidente, tutti accusarono Tarrare di averlo divorato. Fu quindi allontanato dalla struttura nel 1794. Solo quattro anni dopo, il dottor Baron Percy trovò il giovane ormai 26enne presso l’ospedale di Versailles, ammalato di una grave forma di tubercolosi. Il giovane, senza più la fame di un tempo, pensava di stare male a causa di una forchetta d’argento che affermava di aver ingoiato. Il quadro clinico, però, non lasciava molte speranze e infatti, pochi mesi dopo, Tarrare morì. Fu proprio il dottor Percy a raccontare al mondo la sua mostruosa fame sul Journal de Médicine, chirurgie et pharmacie del 1804.
Inevitabilmente fu disposta un’autopsia sul cadavere del giovane così da poter scoprire qualcosa in più riguardo a questo personaggio. Si scoprirono numerose infiammazioni interne: il corpo risultava infatti particolarmente ricolmo di pus. Lo stomaco, così come quasi tutti gli organi addominali, era decisamente più grosso della media e completamente ricoperto da ulcere. Inizialmente, i medici dell’epoca, ipotizzarono potesse trattarsi di una possibile allotriofagia, una condizione che porta la persona che ne soffre a mangiare cose che non rientrano tra gli alimenti. Spesso si verifica in concomitanza ad altre patologie mentali. Però questa supposizione sfumò subito perché non dava alcuna spiegazione su come Tarrare potesse mangiare tutto quello che ingurgitava senza aumentare di peso. In qualsiasi caso, durante l’autopsia, nessun medico trovò la forchetta nell’addome di Tarrare.
Tutt’ora non è chiara quale fosse la reale situazione clinica di questo particolarissima figura storica. L’ipotesi più probabile è che soffrisse di ipertiroidismo e iperfagia, un particolare disturbo alimentare caratterizzato da un aumento eccessivo e incontrollato dell’appetito che può portare ad un consumo eccessivo e compulsivo di cibo anche in assenza di reale fame. Insomma, qualunque sia la verità dietro alla breve ma particolarissima vita di Tarrare, senza dubbio si è trattato di uno dei personaggi storici più particolari e senza dubbio unici che abbiano mai lasciato la propria impronta nella storia.
Immagine in evidenza creata con l’intelligenza artificiale
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