Stranger Things è giunto alla conclusione e, con esso, si chiude ufficialmente una delle pagine più importanti della storia recente di Netflix. Dal 2016, la serie dei fratelli Duffer non è stata soltanto un enorme successo di pubblico, ma un vero e proprio fenomeno culturale, capace di ridefinire il concetto di serie evento e di riportare al centro dell’immaginario collettivo la nostalgia degli anni ’80, insieme a un gruppo di giovani protagonisti cresciuti parallelamente al proprio pubblico.
Dopo una prima parte di grande qualità, sia narrativa che visiva (qui la nostra recensione), la seconda parte abbassa parzialmente il livello. La narrazione risulta più statica, con un finale che conferma una certa frettolosità, in linea con l’impostazione delle tre puntate che compongono questa seconda parte.
Come già anticipato, questa quinta e ultima stagione risulta complessivamente in calo, con alcuni buchi di trama, diverse performance da valutare e alcune scene eccessivamente velocizzate che finiscono per distogliere l’attenzione dello spettatore. Ciò non toglie, però, che soprattutto nella prima parte la serie si distingua per una narrazione forte e fluida, con una gestione dei personaggi eccellente. Anche se alcune scene risultano prevedibili, il livello qualitativo della prima parte rimane comunque importante.
Discorso diverso per la seconda parte, incluso l’ultimo episodio, in cui la stagione subisce un crollo deciso. Emergono alcuni buchi di trama, una gestione poco efficace di alcuni personaggi e, purtroppo, viene dato poco valore a quanto costruito in precedenza. Il problema principale è che, per gran parte del tempo, sembra non accadere nulla di realmente significativo: la trama si appiattisce e l’impressione è che alcuni episodi avrebbero potuto essere tranquillamente ridotti. A questo si aggiunge una costruzione fatta di scene spesso prevedibili, con alcuni personaggi secondari che sembrano essere stati “dimenticati”, lasciati senza un filo logico di sviluppo narrativo.
Il finale non riesce a sollevarsi particolarmente, proponendo uno scontro — quello più importante — piuttosto sottotono e quasi privo di vere emozioni. Sarebbe stato preferibile vedere qualcosa in più, magari con una durata maggiore, per dare un peso più significativo alla chiusura dello scontro, che risulta invece un po’ frettolosa. Inoltre, a livello tecnico, si avverte una CGI non sempre impeccabile: pur funzionando in alcune sequenze, in altre appare meno curata e decisamente migliorabile.
Ciò che abbiamo maggiormente apprezzato è la vera e propria conclusione della serie. I fratelli Duffer riescono a gestire al meglio il gruppo dei protagonisti, offrendo una chiusura degna ed emozionante ai personaggi che ci hanno accompagnato per anni. Si percepisce chiaramente il senso di addio, sia nei personaggi che negli attori, permettendo allo spettatore di empatizzare profondamente e di vivere sulla propria pelle il saluto definitivo, il lasciar andare un viaggio durato quasi un decennio.
PRO
Prima parte: ben narrata e solida, con un colpo di scena finale importante;
Conclusione emotiva: la chiusura dell’opera è sentita e gestita con cura;
Stile anni ’80: in molti momenti l’estetica e il tema anni ’80 tornano protagonisti.
CONTRO
Buchi di trama: presenti sia nella gestione dei personaggi che in alcune sequenze;
Narrazione: seppur la prima parte sia narrata bene, la seconda risulta piatta, prevedibile e con pochi veri colpi di scena;
Scontro finale: la battaglia che chiude tutto risulta sottotono e un po’ affrettata.
Seppur con difetti importanti, Stranger Things rimane un’opera incredibile che ha segnato in modo indelebile la storia di Netflix. È riuscita ad appassionare milioni di fan, riportandoli a quelli che sono stati gli anni più iconici e rendendo l’amicizia un valore centrale e universale, senza distinzioni. Un ringraziamento a Netflix e ai fratelli Duffer per ciò che Stranger Things è stato, è e sarà nella mente e nel cuore di tutti gli appassionati. Resta il rammarico per alcune scelte generali che avrebbero potuto rendere questa conclusione ancora più incisiva.
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Voto: 7,5
Articolo di Damiano Longo
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