Cervello (@Shutterstock)
Quando aspettiamo mettiamo alla prova il nostro autocontrollo. Secondo gli esperti, infatti, l’autocontrollo ha un ruolo fondamentale per noi uomini, sia a scuola che poi sul posto di lavoro. Grazie alle sue implicazioni nell’apprendimento, il processo decisionale, le relazioni sociali, le prestazioni e, in generale, il benessere. Secondo un nuovo studio “aspettare” sarebbe molto utile e salutare per il nostro cervello, vediamo insieme perché.
Oggi tutto quanto corre velocissimo, talmente tanto che sembra quasi disumano. Al tempo stesso, però, ormai siamo abituati a vivere velocemente, senza fermarci mai. Ecco perché l’attesa, molto spesso, sembra quasi un cortocircuito, qualcosa di strano, qualcosa che non va. Il fatto di dover aspettare può sembrare noioso, strano, quasi alieno. Facciamo qualsiasi cosa sia in nostro controllo per evitarlo: scrolliamo lo smartphone, navighiamo fra i trend e i post virali sui social, per i più tradizionalisti c’è ancora un buon libro da riporre in borsa e portarsi dietro per leggere all’occorrenza. Ma aspettare non sempre è negativo per il cervello, anzi. Una nuova ricerca dimostra che può essere molto benefico aspettare in modo da migliorare il nostro autocontrollo. A rivelarlo è una ricerca pubblicata su “The Conversation”.
L’autocontrollo si riferisce alla capacità di una persona di regolare e controllare i propri pensieri, emozioni e in generale i comportamenti quando i suoi obbiettivi a lungo termine entrano in conflitto con le tentazioni a breve termine. L’autocontrollo è fondamentale per resistere alle tentazioni di distrarci in determinate situazioni in cui è importante mantenere la concentrazione. La capacità dell’uomo di aspettare è un modo fondamentale per mettere alla prova l’autocontrollo. La ricerca in questione dimostra che applicare brevi ritardi o pause (ad esempio ordinando del cibo in anticipo o aspettare prima di concludere un acquisto) possa essere molto importante per raffreddare gli impulsi e aiutarci a individuare le giuste priorità negli obbiettivi a lungo termine. Per esempio la ricerca ha analizzato l’effetto del silenzio nelle conversazioni di coaching, considerandolo come una forma di attesa. Quando la persona a cui è stata sottoposta una domanda si è fermata prima di rispondere, ha avuto modo di elaborare meglio i propri pensieri. Questo può supportare nel comprendere meglio come si sente, far riaffiorare i ricordi o addirittura a far luce su aspetti che possono confonderla. Quindi il silenzio è in questo caso un’importante opportunità di riflessione.
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