Gaming

Screamer: le prime impressioni dopo qualche ora in pista

In questi giorni grazie a una copia fornita da Milestone abbiamo potuto mettere le mani su Screamer, provando il nuovo racing game arcade dagli autori dei vari MotoGP, Ride e Hot Wheels Unleashed. Come vi abbiamo già raccontato, la software house ha tenuto una presentazione lo scorso giovedì in occasione del lancio del gioco e dell’inaugurazione di una mostra dedicata alla fase di sviluppo presso il GAMM Game Museum di Roma. Qui siamo entrati in contatto con Screamer per la prima volta, ma la nostra corsa non si è fermata lì, perché abbiamo continuato a gareggiare per scalare i ranghi del torneo e scoprire meglio le storie dei suoi piloti, veri protagonisti della trama del gioco.

Screamer: un racing game diverso dal solito

Pad alla mano, lo abbiamo capito subito: Screamer è un gioco di corse diverso dal solito. Oltre al comparto artistico, di cui parleremo meglio tra poco, è evidente fin dalla prima gara la natura arcade dell’esperienza, che tuttavia si caratterizza per alcune trovate peculiari.

Potremmo definire Screamer come un twin-stick racer, dato che la derapata – una meccanica fondamentale da padroneggiare per trionfare nelle competizioni – è affidata allo stick analogico destro. Già solo questo rende Screamer un racing a suo modo unico, con la necessità di bilanciare derapate e frenate per superare gli avversari (sempre molto aggressivi, almeno a difficoltà intermedia) e trovare le traiettorie migliori. Derapare bene è essenziale per non perdere velocità nelle curve più strette, così da poter sfruttare anche un piccolo boost garantito dai cambi di marcia.

Il sistema di marce di Screamer è, di fatto, semi-automatico, con il giocatore che le può scalare con L1/LB ottenendo un piccolo incremento di velocità temporaneo. Incremento che, tuttavia, non è minimamente comparabile al boost effettivo, caricabile proprio tramite i cambi di marcia. Questo garantisce un’accelerazione improvvisa che permette di superare agilmente anche gli avversari più veloci. Non si tratta però dell’unico modo per affrontare gli altri piloti, dato che Screamer offre anche la possibilità di “colpire” gli avversari tramite un vero e proprio attacco frontale, che li fa esplodere.

Un’opera arcade vecchio stile, con uno stile tutto nuovo

Insieme all’attivazione di uno scudo temporaneo che permette di difendersi dagli attacchi nemici, tutte queste opzioni garantiscono un ampio ventaglio di opportunità strategiche che contribuiscono a rendere più intense le gare. Il gameplay viene poi reso ulteriormente stratificato dalla scelta di legare ogni personaggio a una vettura personale. Ogni auto, oltre a rispecchiare la personalità e lo stile del suo pilota, è interamente personalizzabile dal giocatore.

L’elemento più importante però è che ognuna è unica anche sul fronte ludico. Alcune prediligono una guida incentrata sulle derapate, mentre altre puntano tutto sulla velocità o sulla capacità di frenare bruscamente e ripartire dopo una curva. Ogni personaggio, inoltre, è dotato di un’abilità principale attivabile in gara tramite overdrive, che può ribaltare completamente le sorti della competizione.

Sono proprio le automobili, e i rispettivi guidatori, le vere protagoniste di Screamer. Oltre che nel gameplay, l’ultima opera di Milestone si differenzia dalla concorrenza anche per una netta accelerazione sul fronte narrativo. La storia prende fin da subito le distanze dai classici racconti del genere, dove un pilota sconosciuto arriva a gareggiare contro i migliori del mondo e a vincere il torneo di turno. La trama di Screamer verte invece intorno ai suoi personaggi. Ognuno di loro è dotato di un proprio background e di varie motivazioni che lo hanno portato a correre a Neo Rey e nei tracciati circostanti.

Correre tra anime e videogioco

La personalità dei singoli personaggi è enfatizzata soprattutto dall’ottimo comparto artistico, che rende Screamer subito riconoscibile. Milestone ha puntato molto su un’estetica che richiama direttamente gli anime giapponesi – e a proposito si è rivelata ottima la scelta di affidarsi allo studio nipponico Polygon Pictures per la realizzazione delle sequenze animate.

Visivamente, Screamer è semplicemente splendido. I design delle auto sono tutti molto originali, ispirandosi ai modelli reali ma unendoli con altre trovate eccentriche e fantasiose, che insieme conferiscono ulteriore personalità all’opera. Anche i tracciati, almeno quelli che abbiamo provato finora, ci hanno convinto. Ci sono sembrati vari e ben realizzati, ognuno con una propria anima e con delle scorciatoie capaci di ribaltare anche le gare più agguerrite.

Anche per quanto riguarda il comparto tecnico Screamer ci ha convinto, seppur con qualche doverosa nota a margine. Le prestazioni sono buone: non abbiamo notato cali di frame rate nemmeno nei momenti più concitati (e con più effetti particellari a schermo). PlayStation 5, la versione che abbiamo provato e su cui stiamo continuando a giocare, è sfruttata a dovere, con un’interessante implementazione del DualSense.

Non mancano però alcune lievi sbavature. Sebbene la grafica in pista sia molto buona, con tanti effetti e accortezze grafiche che trasmettono bene il senso di velocità e l’adrenalina delle esplosioni, tutto ciò che è fuori dal tracciato può contare su minori risorse hardware, con delle texture a una risoluzione mediamente più bassa.

Tra passato, presente e futuro

Insomma, Screamer ci sta convincendo. Il gioco ci ha colpito soprattutto per il suo stile artistico e il suo gameplay, che sembra avere quel che serve per offrire qualcosa in più agli appassionati di giochi di guida, specie a coloro in cerca di un’esperienza squisitamente arcade.

Nel profondo, Screamer guarda al suo capostipite, a quel capitolo dell’ormai lontano 1995, e ai suoi vecchi appassionati. Si rivolge a tutti i giocatori di racing arcade, magari in nostalgica attesa di un seguito spirituale di titoli come Burnout o Ridge Racer. Ma guarda anche ai nuovi e potenziali appassionati, puntando a conquistarli con delle trovate ludiche più contemporanee e uno stile artistico accattivante.

Screamer ha personalità da vendere. Ha una propria anima che lo distingue dalla concorrenza, e questo conta forse più di ogni altra cosa in un mercato sempre più saturo e competitivo. E voi, cosa ne pensate di Screamer? Ci state già giocando? L’ultima fatica di Milestone vi sta incuriosendo? Fatecelo sapere sulla nostra pagina Instagram! E non dimenticate di continuare a seguirci qui sulle pagine di Nasce, Cresce, Respawna per restare aggiornati su tutte le notizie del mondo dei videogiochi.

Riccardo Rizzo

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