Attualità

Russia: 70enne denunciata e multata per aver detto che Zelensky “è un bell’uomo”

Il regime autocratico di Putin, dopo l’invasione dell’Ucraina, ha iniziato ad adottare una serie di misure repressive in politica interna, allo scopo di evitare la controinformazione alla propaganda imposta dal Governo; questa linea dura si è tradotta in arresti e multe, come accaduto a una donna, la quale si è limitata a lanciare degli apprezzamenti sull’aspetto e sull’umorismo di Volodymyr Zelensky. Vediamo quindi i dettagli di quanto accaduto in Russia, come riportato da “Il Corriere della Sera“…

Zelensky è “bello e divertente”, multa da 40mila rubli

La fonte originale è l’ONG “Memorial“, la quale si occupa della difesa dei diritti umani e, dal punto di vista storico, di divulgare i crimini dell’ex regime sovietico; nel 2022 ha vinto il premio Nobel per la Pace. L’ONG ha denunciato quanto accaduto a una 70enne ancora a dicembre 2022, durante un viaggio in Caucaso. All’interno di un locale, infatti, avrebbe affermato, in merito al Presidente ucraino, che era “bello e divertente“; queste parole, tuttavia, le avrebbero udite solamente una delle cameriere e poche altre persone.

La stessa signora, inoltre, avrebbe aggiunto che “tutti erano soliti ridere alle sue battute“, riferendosi alla ben nota carriera attoriale e comica dell’attuale leader ucraino. Queste parole, tuttavia, avrebbero indispettito la cameriera e altre persone, che l’avrebbero quindi denunciata.

Trasferita all’interno di una stazione di polizia, la signora, con forti problemi di vista, avrebbe dovuto firmare un documento, di cui non è riuscita a leggerne il contenuto, in cui ci sarebbero dovute essere scritte le parole che aveva pronunciato nel locale. Insieme a questa firma, anche una multa da 40.000 rubli, corrispondenti a circa 446 euro. Le parole inserite in quel documento, tuttavia, racconta la signora, sarebbero state travisate.

La repressione in Russia e le azioni di “Memorial”

La politica adottata dalla Russia è quella tipica di molti regimi autoritari, ovvero di disseminare sfiducia e paranoia tra la popolazione come strumento di controllo e repressione. La dinamica della paura artificiale veniva già perpetrata dai totalitarismi del Novecento, e brillantemente descritta da George Orwell nel libro “1984“. L’ONG “Memorial”, nata nell’URSS nel 1989, si ritrova ancora oggi, purtroppo, a dover denunciare quelle stesse pratiche che si sperava avessimo restituito alla Storia.

Fondata dal fisico Andrej Dmitrievič Sacharov, Memorial ha subito e continua a subire ondate repressive successivamente allo scoppio della guerra in Ucraina; come riportava Open, infatti, a marzo gli agenti russi avevano compiuto diverse irruzioni nelle case degli attivisti, con l’accusa di presunta “riabilitazione del nazismo”.

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Lorenzo Peratoner

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