Attualità

Quando la notte altera la mente: il cervello e i rischi dopo la mezzanotte

Il cervello umano segue un ritmo naturale guidato dai cicli circadiani, che regolano sonno, veglia e attenzione. Uno studio del 2022 mostra che questo meccanismo non funziona in modo ottimale oltre la mezzanotte. Tra mezzanotte e le sei del mattino, il cervello concentra l’attenzione sugli stimoli negativi e riduce la capacità di giudizio della mente. Questo comportamento deriva da un’eredità evolutiva: in passato, l’uomo doveva restare vigile per difendersi dai predatori. Oggi, però, questa ipervigilanza notturna genera spesso pensieri ossessivi, pessimismo e decisioni impulsive.

Rischi e comportamenti estremi nelle ore buie

L’alterazione del sistema di ricompensa cerebrale notturno può spingere a comportamenti rischiosi o autodistruttivi. Gli scienziati hanno individuato esempi emblematici: la persona che di giorno riesce a controllare una dipendenza ma che di notte cede o lo studente insonne che, sopraffatto dalla solitudine, sperimenta sentimenti di disperazione. Queste dinamiche non sono rare e, in casi estremi, possono portare a esiti tragici. La ricerca mostra che tra mezzanotte e le sei del mattino il rischio di suicidio è fino a tre volte superiore rispetto alle altre ore del giorno. Anche l’abuso di sostanze segue questa tendenza: uno studio condotto in un centro di Barcellona ha rilevato che il rischio di overdose da oppioidi durante la notte è quasi cinque volte più alto rispetto al resto della giornata.

La mente: un mistero ancora da comprendere

Nonostante le prove crescenti, il legame tra privazione del sonno, ritmi circadiani e alterazioni del comportamento resta in gran parte inesplorato. La scienza conosce ancora poco del modo in cui il cervello funziona durante le ore notturne, e questa lacuna ha conseguenze importanti, soprattutto per professioni che richiedono attenzione costante anche di notte, come quelle di medici, piloti o operatori di emergenza. Comprendere meglio come la mente reagisce al buio e alla fatica cognitiva potrebbe aiutare a prevenire errori, incidenti e comportamenti autolesivi. Le ricerche future dovranno quindi esplorare con più profondità ciò che accade quando restiamo svegli oltre il limite naturale imposto dal nostro cervello.

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Articolo di Biagi Linda

Fonte: Focus

Redazione Network NCI

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