di Riccardo Rizzo
In uscita nelle sale italiane giovedì 19 marzo 2026, Project Hail Mary (L’ultima missione: Project Hail Mary in italiano) è il nuovo film con protagonista Ryan Gosling. Diretto da Phil Lord e Christopher Miller – già registi di Piovono polpette e The LEGO Movie, oltre che sceneggiatori di Spider-Man: Into the Spider-Verse e Spider-Man: Across the Spider-Verse – l’opera porta sul grande schermo l’omonimo romanzo del 2021 scritto da Andy Weir.
Prima di entrare nel vivo della recensione, ci teniamo a specificare che chi scrive non ha letto il libro e si è dunque rapportato a Project Hail Mary come storia indipendente. Così come ci teniamo ad affermare sin da subito che il film, come prodotto cinematografico, ci è piaciuto tantissimo, convincendoci sotto tutti i punti di vista.
Project Hail Mary: un’odissea spaziale per salvare le stelle
Il protagonista è Ryland Grace, interpretato da Ryan Gosling, uno scienziato esperto di biologia molecolare che, a causa delle sue idee radicali, è costretto a lavorare come insegnante in una scuola media negli Stati Uniti.
Il film non inizia però sulla Terra, ma nello spazio, dove Grace si risveglia senza memoria, da solo, su un’astronave alla deriva verso Tau Ceti, a 11,9 anni luce dal Sistema Solare. L’amnesia data dal coma e il progressivo recupero dei ricordi sono una strategia narrativa collaudata e, in questo caso, estremamente funzionale al racconto. Lo spettatore empatizza con Ryland, che al suo risveglio scopre di essere l’unico sopravvissuto della Hail Mary. Ma come ci è finito? Qual è la sua missione? Come potrà tornare sulla Terra?
Senza scendere troppo nei dettagli e limitandoci alle informazioni dei trailer promozionali, una misteriosa infezione aliena sta uccidendo le stelle dell’universo. Gli esseri umani stanno quindi cercando una soluzione, che potrebbe trovarsi proprio nel sistema di Tau Ceti.
È questo lo scopo del progetto Hail Mary: trovare una cura per fronteggiare l’imminente fine della vita sulla Terra. Una missione disperata, una vera e propria “ultima missione”. Un atto di fede. Ecco perché “Hail Mary”, Ave Maria. Non sono però gli unici a sperare di trovare delle risposte tra le stelle: Grace entra in contatto con una misteriosa quanto intelligente e avanzata entità aliena, anch’essa in cerca di una soluzione per il proprio pianeta. Dopo aver constatato le intenzioni comuni, i due instaurano un rapporto di collaborazione per trovare una cura per le stelle.
Un’amicizia extraterrestre come unica salvezza
La relazione che si instaura tra Grace e l’alieno, di fatto, è il vero protagonista dell’opera. Il loro è un rapporto unico, speciale. Ryland e Rocky (questo il nome che gli dà lo scienziato) hanno bisogno l’uno dell’altro, non solo per salvare i rispettivi pianeti, per trovare la forza e la speranza di andare avanti, nonostante tutto.
Il rapporto viene trasposto con ottime trovate narrative, specie per far fronte al gigantesco problema del linguaggio. La specie di Rocky comunica infatti mediante i suoni, così Grace costruisce una sorta di sintetizzatore vocale in grado di creare un “vocabolario condiviso”. E dove non arrivano le parole, arrivano i gesti, con una comunicazione non verbale che conferisce un’ulteriore vena comica oltre a quella degli ottimi dialoghi.
Una scrittura che, però, non sfocia mai nella pura commedia, anzi: i momenti drammatici non mancano, e tutto il film è caratterizzato da un forte senso di urgenza. La fine è imminente, forse inevitabile, e Grace lo sa bene, così come lo sanno i tecnici del progetto Hail Mary e gli abitanti della Terra, compresi i bambini della scuola media dove Ryland era finito a insegnare.
Un film tecnicamente eccezionale
Da un punto di vista tecnico, Project Hail Mary è praticamente perfetto. La regia e le scenografie, insieme, rendono benissimo il caos e la claustrofobia delle piccole e disordinate stanze della Hail Mary, principale, ma non unica, ambientazione del film.
Le musiche sono eccezionali, capaci di enfatizzare ogni istante, dai più divertenti a quelli più amari e drammatici. Menzione d’onore, poi, ai momenti di silenzio assoluto, che trasmettono bene la tensione delle sequenze nel vuoto spaziale.
Gli effetti speciali sono di ottima qualità: Project Hail Mary è visivamente splendido, con un’ottima resa dei particellari e del fuoco, oltre che un’ottima costruzione delle ambientazioni interstellari. Eccellente anche la scelta del cast: l’interpretazione di Ryan Gosling è magistrale, e Sandra Hüller (Anatomia di una caduta, La zona di interesse) offre un’incredibile performance di supporto. Ben fatto, infine, il doppiaggio in italiano, che traspone egregiamente ogni scena del film.
Insomma, Project Hail Mary ci è piaciuto davvero tanto. Anche come film indipendente, non considerando quindi la sua natura di adattamento di un romanzo, funziona alla grande. La storia è avvincente, al tempo stesso comica e drammatica. I colpi di scena non mancano, soprattutto sul finale. Il ritmo della narrazione è buono, con le due ore e trentasei minuti che voleranno grazie a una forte immersione nelle vicende dei protagonisti (il minutaggio è di quelli importanti, ma la storia ha bisogno dei suoi tempi per raccontare ogni sfaccettatura del rapporto tra Grace e Rocky, oltre che per far luce sugli eventi che precedono la partenza della Hail Mary). E tecnicamente, come detto, tutto è pressoché perfetto.
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Pro:
- Storia avvincente, contemporaneamente comica e drammatica;
- Ottimo rapporto di amicizia e collaborazione tra Grace e Rocky;
- Comparto tecnico eccezionale tra regia, scenografie, musiche ed effetti speciali.
Contro:
- La durata di due ore e trentasei minuti potrebbe spaventare alcuni, ma il ritmo è comunque ben calibrato.
VOTO: 9
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