di Steven Callea
Il Nintendo Direct che ha mostrato al mondo Nintendo Switch 2 è stato sicuramente un evento intenso, ricco di presentazioni, eppure ha gettato qualche perplessità non solo sull’hardware, ma anche sulla strada intrapresa da Nintendo stessa. La grande N è parsa non soltanto adattarsi per la prima volta alle logiche di un mercato in continuo rialzo dei costi, ma proprio contribuire a esso attraverso alcune scelte discutibili.
Nintendo: una storia di originalità
Fin dagli anni 80 Nintendo si è affermata nell’immaginario collettivo come una compagnia capace di innovare costantemente il mondo del videogioco. Il leggendario NES ha aperto le porte a un mercato di giochi di terze parti, utilizzando per la prima volta le cartucce intercambiabili e creando per tutti gli sviluppatori un modello di licenza di alta qualità per il loro uso. In questo modo l’hardware riuscì persino a risollevare le sorti del gaming dalla crisi del 1983, causata dall’endemica presenza di giochi di bassa qualità nel mercato nordamericano.
Aprendosi poi al gaming portatile, l’apporto di Nintendo è stato tutt’altro che indifferente, come testimoniato dal Game Boy. Non furono soltanto il design, il display LCD monocromatico, la sua lunga durata, i meravigliosi giochi riproducibili a rendere il Game Boy la console più venduta al mondo all’epoca, ma anche il prezzo molto più accessibile ($89,99) rispetto alla concorrenza.
L’avvento di PlayStation e Xbox non ha mai scalfito l’autorità di Nintendo, che non solo non sembra mai essersi messa realmente in competizione con loro, ma è stata anche modello di ispirazioni. Sony, ad esempio, ha iniziato a puntare fortemente sulle esclusive constatando il successo di Mario e Donkey Kong, mentre Microsoft con il Kinect ha tentato di innovare una formula già vista prima, quella della Nintendo Wii.
In seguito, mentre Sony e Microsoft hanno continuato a battagliare attraverso le console domestiche, Nintendo ha accontentato tutti con la rivoluzionaria Nintendo Switch. Una console ibrida, utilizzabile ovunque, con chiunque, e accessibile a tutti con il suo costo di €329,99, a fronte dei €399,99 di PS4 Pro e dei €499,99 di Xbox One X, non poteva non riscuotere un successo tale.

Nintendo Switch (@Shutterstock)
Nintendo Switch 2: il cambio di rotta
Switch 2 denota un cambio di approccio già a partire dal suo design. Forse per la prima volta Nintendo ha tradito il suo passato di costante innovazione, presentando un hardware che sembra essere un semplice upgrade del precedente. Sia chiaro, le aggiunte non mancano e sono tutte apprezzabili, ma se si pensa allo stacco che si è avvertito tra la prima Switch da un lato, Wii U e Nintendo 3DS dall’altro, non ci sono paragoni che reggano.
Ma il vero problema di quest’hardware (e qui centriamo il nodo dell’articolo) sono le scelte commerciali che lo seguono. Il prezzo di lancio della console è di €469,99, mai così vicino a quello delle rivali, e inoltre l’azienda, anche qui per la prima volta, spinge nettamente la sua utenza verso il digitale, mettendo le edizioni fisiche dei suoi giochi più richiesti a un prezzo maggiorato di €10, toccando una quota mai raggiunta con Mario Kart World: €90.
Si tratta di un pericoloso precedente che, se dovesse portare a risultare positivi, potrebbe spingere anche la concorrenza ad adottare questa formula. Si innescherebbe così un processo che, a lungo andare, potrebbe portare a una deriva dei prezzi, considerando che il prezzo dei videogiochi Nintendo ha subito un costante aumento negli anni, e Mario ne è un esempio.
Un inciampo vero e proprio, poi, è stato fatto con Nintendo Switch 2 Welcome Tour, un gioco-tutorial sulle nuove funzionalità della console. Pensando a quanto fatto da Sony con Astro’s Playroom, ci si sarebbe aspettati che il gioco fosse già incluso nell’hardware con il suo acquisto. Tuttavia non sarà così: il titolo sarà disponibile solo in digitale e andrà pagato.
Cosa aspettarsi dal futuro?
Se Nintendo ha veramente deciso di omologarsi alle logiche di mercato lo dirà soltanto il tempo. Se la compagnia dovesse mai promuovere un suo servizio in abbonamento; creare giochi dal peso mastodontico che spingano l’utenza a munirsi di costose espansioni di memoria; aprirsi anche al mondo dei Season Pass e dei DLC, allora la tanto ammirata unicità di Nintendo sarebbe definitivamente tradita. A oggi, comunque, non ci sono ancora le condizioni per temere una simile eclissi.
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