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Nazionale: pronta la rivoluzione guidata da Mancini

di davide.borgione

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Nell’ultimo ritiro della nazionale sembra che Roberto Mancini abbia posto le basi per una rivoluzione epocale. Oltre, come suo solito, convocare un gran numero di giovani promettenti tra Serie A, Serie B, campionati esteri e Primavera, per visionarli di persona e fargli assaggiare l’aria della Nazionale, nell’ultimo ritiro Mancini ha tenuto delle lezioni tattiche agli allenatori delle selezioni giovanili.

In Nazionale solo 4-3-3 o 3-5-2

 

Nazionale italiana di calcio (@Shutterstock)

 

Al centro di queste lezioni sembra esserci la volontà del Mancio di omologare allo stesso modulo tutte le Nazionali italiane giovanili a partire dall’under 15. Su indicazione di Mancini tutte le selezioni giovanili azzurre dovranno giocare seguendo i dogmi tattici propri dell’allenatore ex Inter potendo scegliere al massimo sui 2 moduli maggiormente utilizzati in nazionale maggiore: il 4-3-3, utilizzato in periodo dell’ultimo europeo, e il 3-5-2, utilizzato nell’ultima Nations League.

Tutto questo dovrebbe favorire l’inserimento in prima squadra di giovani prospetti. Un ragazzo che debutta in Nazionale maggiore dovrebbe essere agevolato almeno dal conoscere in che modo e secondo quali principi dovrà giocare. In un certo senso in questo modo la Nazionale assume connotati più simili ad un club. Un qualcosa di simile a quello che aveva cercato di fare a suo tempo anche Arrigo Sacchi. Questa rivoluzione pone le basi per un periodo ancora lungo nel quale il Mancio sarà alla guida della nazionale. Un’omologazione del genere significa piena fiducia nell’attuale tecnico poiché altrimenti non avrebbe senso.

Non tutti sono d’accordo

L’opinione pubblica si è profondamente divisa di fronte ad una notizia del genere. Limitare lo stile di gioco delle giovanili non sacrificherà i giocatori più fluidi ed estrosi? Ma soprattutto, un’organizzazione del genere si addice davvero ad una Nazionale?

Pensandoci bene però, quanti sono i giocatori forti tecnicamente che però non essendo votati al sacrificio in contesti molto tattici fanno fatica? D’altronde è comprensibile anche chi ritiene che sia importante avere nella propria squadra un leader tecnico. Avere in squadra un giocatore capace di saltare l’uomo può essere determinate in tornei corti come Mondiali o Europei.

Per quanto riguarda invece la compatibilità di questo sistema con la Nazionale, come già detto, è sicuramente un grande atto di fede verso un allenatore che ha dato e può ancora dare tanto per la causa. Ma soprattutto, in caso di fallimento (e si spera di no) di Mancini, sarebbe compito della FIGC assumere qualcuno con idee tattiche simili, come in un club. Altrimenti il progetto rischia di naufragare prima ancora di partire.

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