Scienziati (@Shutterstock)
Arrivano direttamente dai laboratori di Piaggio dell’Università di Pisa degli organoidi cyborg che possono essere accesi e spenti a comando. Essi fanno parte del progetto Nap e potranno servire per studiare i disturbi del sonno, la correlazione con alcuni sintomi del Parkinson e tanto altro ancora.
L’obiettivo di Nap (twiN-on-a-chip brAins for monitoring individual sleeP habits) sarà determinante nel campo del progresso medico e scientifico: creazione in laboratorio di mini cervelli coltivati in provetta per studiare la formazione e l’evoluzione delle connessioni nervose. Il progetto vede coinvolte altre università come quelle di Friburgo e Amsterdam.
I punti focali del piano sono: comprendere meglio gli effetti della deprivazione del sonno; individuare possibili correlazioni di questi disturbi con i sintomi della malattia di Parkinson e altre di matrice neurodegenerativa. È quanto emerso dalla conferenza internazionale “Building the brain”. Un omaggio alla scienziata premio Nobel Rita Levi Montalcini, a dieci anni dalla scomparsa.
Gli esperti ci illustrano i possibili risvolti positivi che avrebbero sulle ricerche condotte riguardo le malattie neuro-degenerative. Queste cellule sono assemblate in vitro per simulare la struttura e il funzionamento di specifiche aree cerebrali. Esse consentono di approfondire i meccanismi fisiologici e le alterazioni che conducono verso la degenerazione neurale, e lo sviluppo delle malattie a esso correlata. Questo è possibile poiché, a differenza degli organoidi di cervello fatti finora, abbiamo a che fare con neuroni umani, sviluppati da cellule estratte dal paziente. “Essi essendo connessi anche a elettrodi sottili e flessibili, permetterebbero di monitorare l’attività neurale e inviare stimoli”, ha detto all’ANSA la coordinatrice di Nap, Chiara Magliaro.
Gli organoidi realizzati dal progetto Nap sono repliche in scala ridotta di organi umani. In questo caso, sono dei mini cervelli completi di materia grigia e amigdala. Tuttavia, hanno delle dimensioni di appena pochi millimetri poiché possiedono un numero decisamente ridotto di cellule. La loro capacità di auto-organizzarsi è utile al fine di testare nuove terapie personalizzare; o come modelli per studiare l’evoluzione dei tumori.
Questa splendida scoperta è straordinaria perché capace di monitorare l’attività neurale e interferire dall’esterno con gli organoidi: ad esempio con l’alterazione dei ritmi di veglia e sonno dei minicervelli.
“È una sfida estremamente avvincente, con implicazioni non solo conoscitive ma anche applicative, per malattie del neurosviluppo e dell’invecchiamento” ha sottolineato il Professore della SNS Antonino Cattaneo. Questi studi hanno usato finora più modelli umani, ma il nuovo strumento innovativo a disposizione della scienza è insuperabile: gli organoidi, che vengono sviluppati da cellule adulte riprogrammate per diventare staminali e poi differenziarsi in neuroni.
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