Gaming

Microsoft, Rockstar, Epic Games e altre società accusate di creare giochi “troppo divertenti”

Negli ultimi 12 mesi sono state depositate 6 accuse contro Activision Blizzard, Epic Games, Microsoft, Roblox, Rockstar Games e altri sviluppatori ed editori di videogiochi. Gli sviluppatori creerebbero giochi “troppo divertenti” che sfrutterebbero alcune strategie psicologiche con l’unico scopo di creare dipendenza nei giocatori, con particolare riferimento ai minorenni.

Microsoft e le altre società sono davvero colpevoli?

La più recente denuncia arriva dall’Arkansas: una donna sostiene che suo figlio sia una delle vittime delle società che creano videogiochi, sottolineando come Call of Duty, Fortnite, Minecraft e Roblox posseggano “caratteristiche psicologiche che creano dipendenza“. La donna avrebbe provato ad allontanare il figlio dai videogiochi fin dai suoi primissimi approcci a questo medium, a 12 anni, ma temendo i suoi scatti d’ira non è mai riuscita a compiere qualcosa di efficace. Il ragazzo, ora ventunenne, spende 350 € al mese in videogiochi, ha abbandonato la scuola ed è affetto da un disturbo depressivo e ansia. Per la madre, gli sviluppatori “approfittano del sistema di ricompensa chimica del cervello dell’utente (specialmente di un minore) per creare coinvolgimento dipendente, uso compulsivo e danni mentali e fisici aggiuntivi”.

Gli avvocati delle società, in risposta, sostengono che i videogiochi sono a tutti gli effetti un mezzo espressivo, come stabilito dalla Corte Suprema nel 2011. Considerarli “troppo divertenti” non è una un motivo valido per potenzialmente limitare la libertà di espressione protetta costituzionalmente. Inoltre, nonostante la denuncia dedichi diverse pagine a descrivere le proprietà dei videogiochi che creerebbero dipendenza, queste caratteristiche non sono comunque delineate chiaramente indicandone appropriatamente i presunti danni e come questi effettivamente influiscano sulle persone.

Quali aspetti dei videogiochi creerebbero dipendenza?

Nello specifico, la denuncia critica Call of Duty per il sistema di ricompense in accessori o armi che sarebbe “una forma di condizionamento operante” mentre “il gioco veloce, la grafica soddisfacente e i suoni stimolano la produzione di dopamina“. Minecraft invece porterebbe i giocatori con ADHD a “diventare facilmente iper concentrati e dipendenti dalla costruzione di mondi“. Infine, Grand Theft Auto V includerebbe “une serie infinita di attività e sfide per coinvolgere continuamente gli utenti e assicurarsi che non si annoino mai“.

Lo studio legale di Atlanta Bullock Ward Mason, che ha come specialità proprio la dipendenza da videogiochi, ha gestito 5 delle cause tra cui quella dell’Arkansas. Un rappresentate dello studio ha poi dichiarato a Pc Gamer:“La dipendenza da videogiochi è un problema serio creato e perpetuato da un’industria multimiliardaria con un incentivo al profitto per creare dipendenti tra i nostri bambini. La dipendenza che stiamo osservando nei bambini e nei giovani adulti è grave, con i giochi che prendono completamente il controllo delle loro vite, causando impatti drastici e dannosi sul loro benessere. Mentre continuiamo a investigare su questa crisi a nome delle famiglie colpite, non vediamo l’ora di fare luce su questa industria, di rendere questi videogiochi responsabili dei danni che stanno causando e di garantire che vengano apportate modifiche per proteggere i bambini in futuro.”

La dipendenza da videogiochi è un dibattito ancora aperto

Anche l’Entertainment Software Association si è espressa a riguardo, affermando a Pc Gamer: “Diamo priorità alla creazione di esperienze positive per l’intera comunità di giocatori e forniamo strumenti facili da usare per giocatori, genitori per gestire numerosi aspetti del gioco. Le affermazioni che dicono il contrario non sono radicate nei fatti e ignorano la realtà che miliardi di persone in tutto il mondo, di tutte le età e provenienze, giocano ai videogiochi in modo sano ed equilibrato”. Mentre gli sviluppatori hanno chiesto che il caso vada all’arbitrato, i querelanti hanno chiesto più tempo per soddisfare le richieste e aspettare una decisione anche per tutte e sei le cause. Vedremo quindi come Microsoft e le altre società reagiranno.

Non dobbiamo però dimenticare che l’OMS ha definito la dipendenza da videogiochi come una patologia a tutti gli effetti. Ciononostante, bisogna comunque analizzare ogni caso singolarmente e non con superficialità, evitando di puntare il dito inconsapevolmente. I videogiochi sono un medium in continua evoluzione, che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi decenni tale da lasciare alcune lacune sul punto di vista legislativo e altrettante incompletezze su come bisogna approcciarsi a questo mondo senza abusarne.

Secondo voi Microsoft e le altre società perderanno la causa? Quali sono in generale i vostri pareri sulla dipendenza da videogiochi? Fatecelo sapere su Nasce, Cresce, Respawna e continuate a seguirci per altre notizie videoludiche!

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Loris Carbone

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