Al giorno d’oggi è sempre più diffuso il luogo comune secondo cui le nuove generazioni, abituate sin dalla nascita a vivere con smartphone e social a portata di mano, finiscano per distrarsi dai loro doveri primari, come mantenere un buon rendimento scolastico.
Ma quanto c’è di vero in questo? Finalmente uno studio può darci una risposta definitiva. Si tratta della ricerca Eyes Up condotta da un gruppo di atenei italiani tra cui, in particolare, l’università Bicocca di Milano dove verranno presentati i risultati venerdì 28 febbraio. A riportarlo SKYTG24.
Il progetto ha coinvolto 6600 studenti di scuole superiori lombarde con l’obiettivo di stabilire la correlazione tra esposizione precoce ai social media, comportamenti psicologici e variazione del rendimento scolastico dei ragazzi coinvolti. Se fino ad ora, infatti, gli studi portati avanti in questo campo erano concentrati solo sull’uso eccessivo di internet e social da parte degli adolescenti, Eyes Up pone l’attenzione su altri aspetti più delicati, come l’accesso precoce e la facilità di accesso a queste forme di intrattenimento tra le famiglie della Lombardia. Lo studio infatti ha cercato di dimostrare come questi fenomeni possano rappresentare motivo di disuguaglianza tra nuclei famigliari con differente background culturale e socio-economico.
L’esito di questa ricerca ha evidenziato come, effettivamente, le famiglie meno istruite tendono a proteggere meno i figli da un uso prematuro ed eccessivo dei social network. In particolare tra i genitori dei ragazzi soggetti all’indagine, il 45% ha dichiarato di aver applicato almeno una volta il parental control ai loro dispositivi. Non a caso tra le famiglie con almeno un genitore laureato, il 54% ricorre al parental control, mentre la percentuale scende al 43% nei nuclei in cui nessun genitore ha raggiunto il diploma. Come già accennato, anche il contesto etnico e socio-economico ha un peso su questi numeri, dal momento che l’impatto degli smartphone sul rendimento scolastico è più rilevante tra i giovani immigrati e i ragazzi provenienti da contesti più svantaggiati. Analogamente tra i genitori nativi UE il 57% controlla i dispositivi dei figli, mentre tra quelli extra-UE solo il 45% (meno della metà).
Alla luce dei numeri analizzati, appare evidente come si stia facendo strada una nuova forma di disuguaglianza, con i bambini e gli adolescenti provenienti dai contesti più svantaggiati ad abusare maggiormente di Internet. A favorire questo fenomeno, inoltre, è l’evidente calo dei prezzi dei dispositivi tecnologici, sempre più alla portata di tutti i portafogli.
In conclusione, come affermano gli autori dello studio Eyes Up, stiamo assistendo ad una “disuguaglianza per iperconnessione capovolta“.
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Articolo di Giorgio Cantone
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