Solletico (@Shutterstock)
Il solletico, le sue cause e i suoi retroscena sono oggetto di studio da moltissimi anni. Al pari di ogni strano fenomeno naturale, ha provocato enorme curiosità anche nelle menti di studiosi come Socrate, Aristotele e Platone prima, Galileo Galilei, Francis Bacon e Charles Darwin poi. Perciò non c’è da sorprendersi se ancora oggi scienziati di settore usino il loro tempo per provare a svelare alcuni suoi misteri.
Perché alcuni soffrono il solletico e altri no? Perché alcuni lo soffrono più e altri meno? L’identità del “solleticante” è un elemento concorrente? Ci si può auto-solleticare? A queste domande si è proposto di rispondere uno studio di Michael Brecht, ricercatore presso il Dipartimento di neuroscienze della Humboldt University di Berlino.
Focus ha reso noti i connotati della ricerca. Per trarre delle nuove considerazioni, Brecht ha dato vita a un esperimento; sono state prese in esame sei coppie di volontari, i cui singoli elementi hanno fatto, a turno, la parte del “solleticante” e quella del “solleticato”. Tutti i componenti delle coppie si conoscevano tra loro; è già noto che ansia e timidezza influiscono nell’ammortizzare la sensibilità al solletico.
Nel primo esperimento, il solleticante ha colpito il solleticato da dietro, quindi “a sorpresa”, mirando a parti del corpo man mano notificate da un monitor. Da qui si sono osservati i tempi degli effetti: dopo circa 300 millisecondi il colpito ha manifestato un cambio nella frequenza respiratoria e un mutamento dell’espressione facciale, dopo altri 200 millisecondi la prima emissione vocale.
Così si è compreso che il solletico scatena reazioni “tardive“, poiché richiede il coinvolgimento di processi emozionali complessi. Un rapido paragone esemplificativo: la risposta corporea a una puntura si verifica mediamente passati appena 320 ms, in quanto rappresenta una sensazione più semplice.
Nel secondo esperimento, i solleticanti hanno seguito lo stesso procedimento di prima e i solleticati si sono uniti a loro, auto-toccandosi nelle zone ad alta sensibilità di reazione. Il risultato: il solletico auto somministrato non ha avuto effetto, in più ha ridotto l’efficienza di quello altrui.
I ricercatori hanno dato a ciò la seguente spiegazione. Secondo loro, la replica del nostro organismo al tocco è dovuta all’imprevedibilità del tocco stesso. Conseguentemente, essendo il nostro cervello già cosciente di quel che accadrà, nulla verrà scatenato. A tutto questo Brecht ha aggiunto una considerazione: la mancata reazione all’auto-solleticamento è dovuta a un meccanismo interno all’organismo che, per evitare continue sollecitazioni, abbatte ogni conseguenza del contatto tra le nostri parti più sensibili, come ascelle e piante dei piedi.
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