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Joe Mellen: l’uomo che ha trapanato la propria testa per rimanere sempre…”in botta”

La storia di Joe Mellen è una delle vicende più incredibili e assurde, non solo degli ultimi 50 anni, ma probabilmente della storia dell’umanità. Infatti, l’ormai 83enne alla fine degli anni ’60 si era sottoposto a dei particolarissimi interventi di chirurgia casalinga per provare una sensazione costante di “botta”.

La rimozione del cranio di Joe Mellen: la storia

Nel 1965, il protagonista della nostra storia conosce un uomo che gli parla di una possibile esperienza da provare per rimanere costantemente “in botta”, ovvero la trapanazione di una parte della scatola cranica per far “ossigenare il cervello. Inizialmente, Mellen era scettico al riguardo, ma nel 1965 decise di provare l’esperienza. Ovviamente, questo è un intervento chirurgico che nessun medico avrebbe mai potuto fargli, anche perché potrebbe portare a gravissime conseguenze e non servirebbe di certo per curare qualche malattia. Pertanto, Mellen decise di auto-operarsi, anestetizzandosi con degli acidi  e usando come strumento un trapano manuale. Tuttavia, l’operazione non riuscì a causa dei “ferri” non adeguati, producendo soltanto una crosta sul cranio.

Circa un anno dopo questo tentativo, Mellen riprovò l’operazione, questa volta riuscendo a rimuovere dei frammenti ossei della scatola crani e avvertendo una particolare sensazione, tuttavia ancora insufficiente. Il terzo tentativo, datato 1970, fu finalmente quello buono. Procuratosi un trapano elettrico con una punta da 6 millimetri, l’uomo riprovò l’operazione facendo un’anestesia “casereccia” sulla zona dove avrebbe dovuto operare con la punta. Dopo un bel po’ di fatica, dettata anche dal fatto che il trapano a una certa si ruppe e Mellen dovette andare a farlo aggiustare con un asciugamano in testa a mo’ di garza, l’allora 31enne riuscì nel suo intento. Infatti, a un certo punto cominciò a provare una sensazione, stando alla sua testimonianza, di “botta”.  La differenza stava nel fatto che questa non accennasse ad affievolirsi con il passare delle ore; da quel giorno, il signor Mellen vive costantemente con questa sensazione, il tutto senza aver riportato (per miracolo) effetti avversi per questi tre interventi.

Un libro per raccontare l’esperienza e non solo

Nel 1970, il singolare personaggio decise di scrivere un libro per raccontare sia perché avesse deciso di fare una cosa del genere, sia come avesse fatto a livello metodologico. Il libro, che rientra nel genere del memoir, si chiama “Bore Hole”, come ci si poteva aspettare.

Inoltre, Mellen stesso ha spiegato che questa tecnica di trapanazione non è così inusuale come una persona potrebbe pensare. Infatti, ancora oggigiorno alcune tribù del Kenya praticano questo intervento. Insomma, in questa storia c’è anche un curioso risvolto antropologico!

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Elia Mascherini

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