Attualità

Iran, l’IA ha previsto la data dell’attacco da parte di Usa e Israele

Oggi, sabato 28 febbraio, verso le 7 (ora locale), Israele e Stati Uniti hanno cominciato a colpire più città iraniane con attacchi missilistici. Il ministro della difesa Israel Katz ha giustificato l’attacco affermando che si tratti di un “lancio preventivo” per rimuovere minacce alla sicurezza. A sua volta, Trump ha confermato l’attacco e ha dichiarato di voler distruggere l’industria missilistica iraniana; ha avvertito che ci potranno essere vittime americane e invitato il popolo iraniano alla rivolta. La data dell’evento era già stata prevista dalla piattaforma dell’intelligenza artificiale Grok, come riportato dal Jerusalem Post.

L’attacco

Nelle scorse settimane, i negoziatori di Iran e Stati Uniti si erano incontrati a Ginevra per cercare un accordo sul nucleare. In particolare dall’ultimo summit, Trump si era detto “deluso”. Di recente, Stati Uniti e Israele hanno abbandonato la via diplomatica e sono passati ad un attacco diretto.

Di prima mattina si sono svolti bombardamenti su decine di obiettivi in tutto il Paese, con esplosioni riportate a Teheran, Qom, Isfahan, Karaj e Kermanshan. Israele nell’operazione, chiamata “Leone ruggente” (nome che richiama quella del giugno scorso, chiamata “Leone rampante“), ha impiegato oltre 200 aerei da combattimento, con circa 500 obiettivi. Secondo i media israeliani, ad essere stati colpiti dall’attacco sono stati anche il capo dei Guardiani della Rivoluzione, ovvero il generale Mohammad Pakpour. Quest’ultimi affermano anche la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, ma non c’è ancora conferma, poiché le immagini satellitari mostrano che il suo compound è stato raso al suolo, ma non è chiaro dove il leader iraniano si trovasse al momento dell’attacco.

Il regime di ayatollah ha reagito lanciando decine di missili balistici contro Israele e contro le truppe Usa schierate sul Golfo. Esplosioni sono state registrate in Bahrein, Kuwait, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Qatar, senza tuttavia fare vittime americane. Si registra un morto ad Abu Dhabi.

L’intervento degli Stati Uniti, poi, ha provocato un’ondata di reazioni al Congresso statunitense, dove i Repubblicani hanno generalmente celebrato l’operazione, che invece è stato duramente condannata dai Democratici all’opposizione.  In un video pubblicato sul suo social Truth, Trump ha dichiarato di aver agito per “difendere il popolo americano dalle minacce imminenti” e di aver più volte cercato un accordo senza successo. Il presidente americano si è poi rivolto al Pasdaran, alle forze armate e alla polizia, invitandoli a deporre le armi, così da ricevere l’immunità, altrimenti avrebbero avuto “morte certa”. Trump si è poi riferito al popolo americano dichiarando che “l’ora della libertà è vicina”.

La previsione dell’attacco

Oltre all’attacco, in pochi minuti è stata diffusa anche la notizia che la piattaforma dell’intelligenza artificiale Grok (sviluppata da Elon Musk) aveva già previsto la data in cui esso sarebbe avvenuto. Il Jerusalem Post, nei giorni scorsi, si era infatti fatto promotore di un test: aveva chiesto la data dell’attacco alle quattro principali piattaforme IA, ovvero Claude di Anthropic, Gemini di Google, Grok di xAI e ChatGPT di OpenAI.

La domanda è stata posta a più motori IA, i quali hanno dato risposte differenti: ciascuno di essi ha dovuto dare una risposta certa e ogni piattaforma ha mostrato una debolezza diversa sotto pressione.

La richiesta iniziale era semplice:

“Voglio che prendiate in considerazione tutti i fattori e mi diciate esattamente in quale giorno gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran”

In seguito, ogni modello è stato sottoposto a verifica per restringere il campo. Ne è seguito un vero e proprio stress test.

Claude è stato l’unico modello nel primo round dell’esercitazione a rifiutarsi di indicare una data: ha affermato che nessuno poteva prevedere una futura azione militare e che qualunque data proposta sarebbe stata inventata. Incalzato di nuovo ha mantenuto la sua posizione: ha affermato che persino i decisori dell’attacco non sapevano ancora la data, poiché le scelte dipendevano da sviluppi in tempo reale che non si erano ancora verificati. Poi la situazione è cambiata e Claude è passato ad un quadro probabilistico, in cui lo scenario più probabile (tra il 40% e il 45% di possibilità) prevedeva un attacco limitato alle infrastrutture nucleari e militari iraniane, seguito poi da una pausa e poi da una rinnovata pressione diplomatica. La finestra temporale a più alto rischio indicata andava da inizio a metà marzo 2026. Dopo un altro suggerimento, la scelta si è ulteriormente ridotta a sabato 7 marzo o domenica 8 marzo.

Gemini, invece, non ha fornito una data precisa nello scambio iniziale, ma ha delineato una breve sequenza di fattori scatenanti: la risposta scritta iraniana, l’attività diplomatica e la fine della finestra di scadenza pubblica di Trump. I resoconti di Reuters e la diplomazia in corso, compresi i colloqui di Ginevra, la pressione pubblica degli Stati Uniti e i segnali militari hanno confermato queste previsioni. In seguito, la questione è diventata molto più specifica: Gemini è passata dai fattori scatenanti alla tempistica e ha affermato che, dopo aver valutato fattori tattici, diplomatici, storici e logistici, la finestra esatta per l’inizio dell’attacco statunitense fosse tra la sera del 4 marzo e la sera del 6 marzo 2026. La piattaforma ha raggiunto un alto livello di dettaglio operativo, poiché ha descritto il tipo di armi che sarebbero potute essere impiegate nel conflitto, comprese quelle della risposta iraniana.

A differenza delle prime due, ChatGPT ha elaborato un lungo ragionamento e ha fornito una data precisa per l’attacco già con il primo scambio, ovvero domenica 1 marzo 2026, con una soglia di pericolo fino al 6 marzo. Dopo una ricerca molto più lunga e approfondita, la data è stata modificata e la risposta è stata aggiornata a martedì 3 marzo. Ha poi sottolineato come Washington si stesse seriamente preparando ad un’escalation, ma che stesse mantenendo viva la diplomazia. Come gli altri, ChatGPT ha inquadrato tutto come una previsione basata su resoconti pubblici.

Grok ha fornito la data più chiara nell’analisi originale. Prevedeva un attacco limitato degli Stati Uniti il 28 febbraio 2026, legato all’esito dei colloqui di Ginevra. Un controllo successivo effettuato utilizzando la modalità beta 4.20 della piattaforma ha modificato il tono, ma ha mantenuto la stessa risposta: ha affermato di non poter fornire la data con certezza, ma ha ritenuto che il 28 febbraio fosse la previsione più informata e basata su prove concrete, a meno che i colloqui di Ginevra non producessero una svolta significativa. Ha quindi elencato i fattori che avrebbero potuto spostare la data, come una resistenza politica a Washington.

Il test ha fatto emergere come con più si spingevano le modalità di intelligenza artificiale e più specifiche diventavano le risposte, anche quando nulla nel mondo reale diventava più chiaro.

 

Scritto da: Gaia Cobelli

Fonti: Corriere della Sera, Rainews, tgcom24, Jerusalem Post, AGI

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