Robot (@Shutterstock)
Secondo una recente indagine del Fondo Monetario Internazionale, l’intelligenza artificiale avrà, nel medio termine, un impatto sul 40% delle professioni. A preoccupare, l’aumento delle disuguaglianze economiche a livello mondiale, ragione per cui urge un piano politico per tutelare i lavoratori.
Negli ultimi decenni si è assistito ad un graduale passaggio da un mondo del lavoro totalmente popolato da essere umani a una realtà dove questi ultimi devono condividere il loro spazio con l’intelligenza artificiale. Ormai molti studi ci hanno messo in guardia circa l’avvenire: sempre più mestieri saranno svolti dall’AI, togliendo lavoro a numerosissime persone.
Un recente studio del Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha calcolato che la presenza massiccia di questo tipo di tecnologia nel mondo, impatterà circa il 40% delle professioni, andando a condizionare ruoli, salari e domanda di manodopera. Come riportato da Fanpage, questa percentuale però varia considerevolmente a seconda delle zone del mondo implicate. Nei paesi economicamente avanzati, l’AI influenzerà circa il 60% delle professioni, mentre nelle nazioni più povere circa il 28% dei ruoli subirà delle modifiche. Nei paesi emergenti come Cina e India, la percentuale si attesta invece sul 40%, in una posizione intermedia.
La direttrice generale del FMI Kristalina Georgieva ha spiegato che con tutta probabilità l’AI andrà a sostituire soprattutto quei lavoratori che svolgono mansioni più ripetitive e automatiche, e quindi facilmente replicabili da una macchina. Si tratta molto spesso di mestieri a bassa responsabilità e a “bassa complementarietà” con l’AI, come i venditori, i lavapiatti o gli operatori di telemarketing. A salvarsi, invece, le professioni molto specializzate e con alto grado di responsabilità, come gli avvocati o i chirurghi.
Georgieva spiega poi che circa il 50% dei posti di lavori potrebbe giovare dell’arrivo dell’AI, che infatti porterebbe ad un miglioramento della performance. Tuttavia, l’altra metà dei posti di lavoro probabilmente sarebbe sostituita, e si assisterebbe dunque ad un drastico calo della domanda di manodopera e di nuove assunzioni.
Oltre a rappresentare una seria minaccia per un gran numero di professioni, l’AI va anche a minare quello che è il già fragile equilibrio economico-sociale nei vari paesi del mondo, andando ad alimentare sempre di più le disuguaglianze.
Effettivamente, c’è da considerare che l’AI andrebbe a sostituire soprattutto i lavoratori meno specializzati, che solitamente fanno parte della fascia meno ricca della popolazione, mentre le professioni più ad alto reddito non correrebbero grandi rischi.
Per questo motivo, Georgieva sottolinea l’importanza dell’istituzione di reti di “reti di sicurezza sociale che offrano programmi di riqualificazione per i lavoratori vulnerabili“. Infatti, viene anche esplicitato che i Paesi dovranno porre molta attenzione nel definire i diritti di proprietà dell’AI e le politiche fiscali, perché queste “determineranno in definitiva il suo impatto sulla distribuzione del reddito e della ricchezza“.
Naturalmente l’indagine condotta dal FMI è solo una delle tante nell’ambito dell’intelligenza artificiale, argomento molto discusso recentemente. Ad esempio, uno studio dell’Università della Pennsylvania ha studiato l’impatto delle tecnologie GPT sulle varie professioni. La sua conclusione è stata che tali tecnologie influenzeranno ben l’80% dei lavoratori, mentre il restante 20% subirà comunque dei cambiamenti nel salario e nelle modalità di lavoro.
Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dallo studio del FMI, questa analisi sostiene che i lavoratori manuali come idraulici, elettricisti e cuochi non verranno toccati dall’arrivo dell’AI, che invece andrà a sostituire le professioni specializzate e ad alto reddito.
Qualunque sia la direzione presa dall’AI, è ormai chiaro che in qualche modo essa andrà ad impattare globalmente il mercato del lavoro, ed è quindi importante che i governi delle varie nazioni inizino ad occuparsi di piani politici per garantire la tutela dei mestieri più a rischio.
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