L’eliminazione del sesso dalla carta d’identità è l’ultima azione posta in essere in materia di inclusività: stavolta il protagonista è il Belgio. Il premier Alexander de Croo intende portare avanti la sua lotta alla “disuguaglianza di genere”, eliminando di fatto la dicotomia uomo-donna.
Una bozza per la nuova norma, che afferma che nelle carte d’identità non ci sarà più il riferimento al sesso, ha visto il lavoro dell’intero governo. Nonostante l’evidente impegno per l’inclusività, questo passo avanti non nasce dal nulla: nel 2019 la Corte Costituzionale del Paese ha condannato lo Stato per discriminazione. L’accusa era la poca considerazione verso le persone non binarie, che non si sentono rappresentate dai canonici generi maschili e femminili, e di quelle gender-fluid, che vivono il genere come un qualcosa di non definito e in mutamento. I giudici hanno chiesto così al governo di aggiungere una “terza opzione” oppure di abolire del tutto il genere nei documenti di Stato ufficiali, come appunto la carta d’identità.
La normativa permette alle persone trans di cambiare il proprio sesso sui documenti, senza dimostrare di aver subito interventi medici e ormonali come prima veniva richiesto. Ad oggi un maschio può divenire donna (o viceversa) senza dover fare grandi procedure, semplicemente affermando di sentirsi tale.
La modifica del sesso si dovrà chiedere in Comune, operazione che si può fare però una sola volta nella vita. Ogni richiedente ha un periodo massimo di sei mesi per un eventuale ripensamento. Nonostante l’evidente passo avanti sul fronte dell’inclusività, i giudici ritengono che quest’ultimo passaggio sia di ostacolo per le persone non binarie, che si sentirebbero escluse.
Inizialmente il governo pensava all’introduzione di un genere X, in virtù della sentenza della Corte di Cassazione, infine la scelta è stata di non optare per la terza opzione, poiché si sarebbero incasellate ancora le persone in una categoria predefinita. Al di là della sentenza, il paese si dimostra leader dell’inclusività: infatti è legale non solo il matrimonio ma anche l’adozione per le coppie dello stesso sesso.
Com’era facile immaginare, la proposta ha acceso gli animi anche in Italia, scatenando diverse polemiche. Vittorio Sgarbi, critico d’arte e fondatore del partito “Rinascimento”, noto anche per le sue reazioni scomposte, ha espresso la sua opinione in merito:
“Cancellare il sesso dai documenti è una iniziativa che fa il paio con quella tentata dalla Commissione Europea sul Natale. È una erosione dei valori cristiani”. Per Sgarbi “È da condannare l’idea di sradicare dati culturali, che potrebbero anche essere politicamente non corretti; ma che rappresentano per il mondo cristiano quei valori che invece il mondo islamico non accetterebbe mai di cancellare. I musulmani non rinuncerebbero mai alle loro prescrizioni. Se i cristiani ci rinunciano è chiaro che saranno sopraffatti” – conclude il critico d’arte.
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