Attualità

Ilaria Salis: la Commissione dell’Eurocamera dice sì all’immunità

La Commissione Affari giuridici dell’Eurocamera ha respinto la revoca dell’immunità all’eurodeputata di Avs Ilaria Salis. La richiesta di revoca era stata inviata dall’Ungheria ed è stata respinta con 13 voti contro 12. Ora toccherà alla plenaria confermare definitivamente il risultato. Una decisione che ha già fatto smuovere critiche da diversi fronti.

L’immunità di Ilaria Salis

Oggi la Commissione Juri ha deciso di difendere la mia immunità e l’indipendenza del Parlamento, e di respingere la richiesta di revoca avanzata dal regime ungherese. È un segnale importante e positivo. Ho piena fiducia che il Palamento confermerà questa scelta nella plenaria di ottobre, affermando la centralità dello stato di diritto e delle garanzie democratiche“. Queste le parole con cui a Salis ha commentato la decisione della Commissione. Proseguendo: “Difendere la mia immunità non significa sottrarmi alla giustizia, ma proteggermi dalla persecuzione politica del regime di Orbán“.

Il commento degli avvocati

Anche i legali di Ilaria Salis, Eugenio Losco e Mauro Straini, hanno evidenziato come: “La Commissione non ha ritenuto ci fossero le condizioni per un processo giusto in Ungheria. È stata interpretata correttamente la normativa in tema di immunità parlamentare. Non si poteva tener conto di alcuni dati oggettivi e di alcune problematiche che ci sono in Ungheria per quanto riguarda la violazione dello Stato di diritto”. 

Non mancano le aspre critiche

Questo voto rappresenta un pericoloso e brutto precedente: sul caso Salis si sta giocando una partita politica, ma andando contro le regole che prevedono che l’immunità copra i reati presuntamente compiuti durante il mandato, non prima“. Così ha affermato lo spagnolo Adrián Vázquez Lázara, relatore della richiesta di revoca dell’immunità parlamentare di Ilaria Salis. Invece per l’Ungheria: “È incomprensibile e scandaloso che l’Eurocamera legittimi il terrorismo di estrema sinistra. Salis e i suoi si sono recati in Ungheria con l’obiettivo premeditato di picchiare a caso la gente per strada, per convinzione politica. Non è una questione politica ma di terrorismo“. Ha così parlato il portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs.

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Francesco Ferri

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