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EDITORIALE – I videogiochi come compagni: un appiglio per superare il dolore

di Nasce Cresce Ignora

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I videogiochi spesso, soprattutto da chi non li vive in prima persona, vengono raccontati come semplice intrattenimento: una fuga dalla realtà, qualche ora di svago, una distrazione.  Nulla più.

Ma per moltissimi videogiocatori, alcuni titoli non sono solo un modo per passare il tempo. Sono una mano tesa, una pacca sulla spalla, una lacrima asciugata con delicatezza nel momento più buio. Un amico che non parla, ma che ascolta sempre, soprattutto i tuoi silenzi.

Expedition 33

Quando si attraversa un lutto o un momento difficile, le parole infatti spesso non bastano, anzi, sono dannose, superflue. Ci sono emozioni, dolori che non si riescono a spiegare e silenzi che sembrano impossibili da riempire. Ed è proprio in quei momenti che un videogioco può trasformarsi in uno spazio sicuro: un luogo in cui fermarsi, respirare e continuare a fare piccoli passi avanti. In cui rifugiarsi dall’assordante rumore del dolore.

Giocare può sembrare infatti un gesto semplice, ma dietro quella “normalità” c’è molto di più. C’è la possibilità di restare concentrati su qualcosa quando la mente vorrebbe solo perdersi nei ricordi e annegare nel nulla. La possibilità di vivere storie che parlano di perdita, di resilienza, di legami che continuano a esistere anche dopo l’addio. E, a volte, c’è anche la possibilità di sentirsi meno soli, di condividere il dolore, di imparare ad accettarlo.

Molti videogiochi raccontano proprio questo: il viaggio attraverso la perdita e la sofferenza. Non offrono risposte facili, ma accompagnano il giocatore passo dopo passo, come farebbe una storia raccontata da un amico. Riescono a dare forma a emozioni che spesso non sappiamo nemmeno nominare.

In certi momenti della vita, accendere una console o avviare un gioco non significa “scappare”, ma prendersi una pausa dal peso del mondo, ritrovare un piccolo equilibrio, o semplicemente concedersi qualche ora in cui il dolore non è l’unica cosa che esiste.

Per qualcuno sarà solo un hobby. Per noi, invece, può diventare un modo per attraversare un periodo difficile, ricordare qualcuno che non c’è più, o trovare la forza di andare avanti un giorno alla volta. Perché a volte anche un mondo virtuale può offrire qualcosa di molto reale: compagnia, conforto e un piccolo spazio per ricominciare a respirare e andare avanti.

Editoriale di Pietro Magnani

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