Lo scorso 12 febbraio l’assemblea regionale della Sicilia ha approvato un nuovo DDL in materia di tecnologia. Essa impone delle forti restrizioni all’uso dei dispositivi tecnologici per i più giovani. E come ogni provvedimento che si rispetti, esso prevede delle sanzioni proprio per far fronte all’abuso di smartphone, computer, videogiochi e simili da parte dei minorenni. A far discutere però, non è tanto il contenuto di questo decreto legge, quanto la sua effettiva applicabilità nella vita di tutti i giorni, così come raccontato da TGCOM24.
L’obiettivo della legge, proposta dal deputato del M5S regionale Carlo Gilistro è chiaro: sensibilizzare il tema dell’educazione digitale dei più giovani e imporre delle regole riguardo l’utilizzo che essi fanno dei Digital Device.
In particolare il provvedimento prevede il divieto di utilizzo dei device per i minori di sei anni e, in generale, dei limiti di utilizzo giornalieri di questi dispostivi. A completare il quadro la legge quasi dà per scontato la collaborazione dei genitori, chiamati infatti a supervisionare l’operato dei figli.
Per quanto riguarda le sanzioni, invece, sono previste multe fino a 500 euro a chi non rispetta le norme previste. A questo punto manca solo l’approvazione del Parlamento Nazionale per rendere questo decreto attivo a tutti gli effetti. Questo nuovo provvedimento, a ben vedere, risulta essere un potenziamento di un già presente decreto legge operante nello stesso ambito. Stiamo parlando della misura imposta dal Ministro dell’Istruzione che vieta l’utilizzo di smartphone nelle aule delle scuole per la durata di tutto il primo ciclo di istruzione.
Ad esporre lo scetticismo verso il nuovo progetto di legge siciliano è stato l’avvocato Giuliano De Luca, esperto di diritto delle nuove tecnologie.
Egli infatti nota nel testo della legge diversi aspetti poco chiari. In primo luogo la definizione dei dispositivi, ritenuta dall’avvocato piuttosto vaga e non sufficiente a classificare con chiarezza quali siano effettivamente i device “sotto processo” e quali esenti dal controllo dei genitori.
In secondo luogo, a far scricchiolare l’impalcatura dietro a questa iniziativa, è la difficoltà nel controllare il rispetto del decreto stesso. Secondo De Luca, infatti, “è del tutto impossibile monitorare ciò che avviene nelle case di migliaia di famiglie“. In ultimo l’avvocato ci tiene a sottolineare quanto il DDL, per quanto sensato, risulta troppo limitante in una società di nativi digitali. “Nel mondo attuale le competenze digitali sono essenziali e la formazione deve avvenire fin dalla giovane età“, spiega De Luca.
Alla luce di quanto detto, forse, il primo passo per mitigare l’uso dei dispostivi digitali deve arrivare dalle famiglie, chiamate ad educare i figli verso un uso più consapevole dei device.
Utilizzando ancora una volta le parole di De Luca, infatti, “l’unica strada sensata è quella della formazione e della sensibilizzazione, non dei divieti punitivi“.
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Articolo di Giorgio Cantone
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