Intelligenza Artificiale (@Shutterstock)
I personaggi sotto l’egida Disney, quali ad esempio Marvel, Pixar, Classici Disney e Star Wars, potranno essere usati dall’Intelligenza Artificiale. Non tutti i software di intelligenza artificiale hanno ricevuto l’approvazione, tuttavia.
Nelle ultime ore i legali di Disney hanno inviato una dura lettera di diffida a Google, accusando l’azienda di violare il copyright “su larga scala” attraverso i suoi servizi di intelligenza artificiale. Una mossa tutt’altro che casuale, arrivata a ridosso dell’annuncio del nuovo, ambizioso accordo tra Disney e OpenAI, del valore di 1 miliardo di dollari.
L’intesa triennale apre la porta all’utilizzo dei personaggi e dei marchi Disney all’interno dell’app video Sora, permettendo la creazione di clip e filmati in cui Topolino, Stitch, Ariel, Elsa, Baymax, Simba e tanti altri compaiono in contenuti generati tramite IA. Alcuni di questi materiali arriveranno direttamente su Disney+, come parte delle nuove iniziative creative dello studio.
Oltre alla licenza per l’uso dei personaggi, Disney adotterà le tecnologie OpenAI anche dietro le quinte: dagli strumenti interni per i dipendenti all’ideazione di nuovi prodotti, esperienze e modalità narrative. L’azienda precisa però un limite fondamentale: i personaggi Disney non verranno utilizzati per addestrare i modelli di apprendimento automatico.
Bob Iger, CEO della compagnia, ha definito la partnership “un passo storico”, sottolineando come l’IA generativa possa “estendere in modo attento e responsabile la portata della nostra narrazione, proteggendo al contempo i creatori e le loro opere”. Iger parla di un’epoca in cui l’immaginazione dei fan potrà fondersi direttamente con i personaggi iconici Disney grazie agli strumenti creativi messi a disposizione da OpenAI.
Parallelamente a questo annuncio, la lettera inviata agli uffici legali di Google ha un tono severo. Disney accusa l’azienda di “violazione intenzionale del copyright” e di sfruttare la propria posizione dominante nei mercati dell’IA per distribuire servizi capaci di generare contenuti che riprodurrebbero marchi e personaggi protetti.
Secondo la diffida, Google starebbe “amplificando” la violazione rendendo i propri tool, come Gemini, accessibili su un numero sempre maggiore di piattaforme, “inondando il mercato di opere illecite” e traendo profitti da contenuti creati senza autorizzazione. Disney afferma inoltre di chiedere interventi correttivi da mesi, senza ottenere una risposta ritenuta adeguata.
La disputa arriva in un momento di trasformazione profonda per l’industria dell’intrattenimento, dove la proprietà intellettuale è diventata il terreno più sensibile nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’alleanza Disney–OpenAI segna un precedente importante; allo stesso tempo, lo scontro con Google accende un nuovo fronte nella battaglia per l’utilizzo legale dei contenuti protetti.
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Articolo di Lorenzo Giorgi
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