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Cry Macho – Ritorno a casa: la recensione

Il 2 dicembre 2021 è uscito nelle sale italiane “Cry Macho – Ritorno a casa” che è diretto, prodotto ed interpretato da un meraviglioso Clint Eastwood ormai novantunenne. Questo film è tratto dall’omonimo romanzo di Nathan Richard Nusbaum, pubblicato nel 1975, il quale è anche autore della sceneggiatura affiancato da Nick Schenk. Diciamo “autore della sceneggiatura” di Nusbaum perché, pur essendo morto da ventun’anni, la sceneggiatura è stata trasformata nell’attuale film dopo essere stata rifiutata due volte dalla “20th Century Fox“. Il nome originale era “Macho”.

Clint Eastwood è un cowboy anziano e stanco incaricato di partire per il Messico

Texas, 1978. Mike, ormai anziano, alleva cavalli. Viene da una carriera da star di rodei, fino al giorno in cui cadde dal toro facendosi male. A questo evento se ne aggiunse un altro, che fece finire Mike in una spirale di alcool e droghe per anestetizzare il dolore. Un altro tipo di dolore rispetto a quello provocato da un infortunio.

Il cowboy viene incaricato dal proprio capo, di andare a recuperare il figlio in Messico. Questo vive con la madre, o almeno dovrebbe. Perché si diletta nei combattimenti fra galli, evitando la donna e i suoi sottoposti. Dopo un primo rifiuto da parte del ragazzo inizia finalmente il viaggio di ritorno verso il Texas, non senza intoppi. Infatti i due protagonisti, accompagnati dal gallo da combattimento Macho, si troveranno in situazioni talvolta divertenti e talvolta molto pericolose.

“Cry macho” è un bel prodotto nato dalla lunga carriera di Clint Eastwood

Protagonista della leggendaria “Trilogia del dollaro” ed altri film dello stesso genere, Eastwood è il cowboy per eccellenza nel mondo del cinema. E “Cry Macho” odora di tutto questo. Anche se non vediamo quell’attore sempre accigliato e scontroso, adatto all’interpretazioni dei recenti “Gran Torino” o “Million Dollar Baby”. In questo film invece troviamo un Clint Eastwood più leggero, a tratti divertito e divertente.

Le ambientazioni, fatte di deserti messicani e lunghe tratte in macchina, sono rappresentate magistralmente dal grande talento registico di Eastwood, forse ancor più grande rispetto a quello attoriale. Questo è stato in grado di rendere giustizia a dei luoghi meravigliosi, senza concentrarsi soltanto sui personaggi e la trama. Così facendo lo spettatore ha il piacere di viaggiare pur rimanendo seduto sulla poltrona del cinema. Complice anche il direttore della fotografia Ben Davis, che in un paio di situazioni fa addirittura sussultare il cuore per quanto è bello ciò che ha messo in atto davanti a noi. E non possiamo far altro che ammirare a bocca aperta.

“Cry Macho” però non è fatto solo di pregi, ma anche di difetti. Infatti l’intenzione sembra essere quella di proporre un film imponente, ma alla fine non è altro che un bel film con un bel cast. Abbiamo parlato di un’ottima regia, un’ottima fotografia e di ambientazioni mozzafiato. Ma cosa rimane ?

Un cowboy molto anziano, il quale vorrebbe mettere un punto sul suo passato. Ma che si trascina da una parte all’altra del Messico quasi a volersi sentire giovane ancora un’ultima volta. Inoltre gli eventi che si susseguono non sono veramente solidi. In alcuni momenti sembra quasi vadano avanti per avvenimenti casuali.

Quindi “Cry macho – Ritorno a casa” merita una visione al cinema ?

Assolutamente sì. Stiamo parlando sempre di grande cinema, non di una produzione che cerca di spacciarsi come tale. Eastwood è divertito, e si vede, ed è sempre sul pezzo. Chi gli ruota intorno anche: l’insieme funziona e riescono tutti a rendere credibile la vicenda. Pur non essendo tra i film meglio riusciti dell’anziano regista, “Cry Macho” merita comunque un certo livello di attenzione.

PRO

  • Regia e fotografia sono ben fatte
  • Clint Eastwood pienamente nella parte

CONTRO

  • Gli avvenimenti, in alcuni momenti, sembrano susseguirsi in maniera casuale
  • Situazioni surreali data l’età del protagonista

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di Simone De Mattia

Redazione Network NCI

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