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Covid, cosa fare se si risulta positivi mentre si è in vacanza all’estero

Le ferie si avvicinano, gli esami estivi delle università sono quasi terminati; di conseguenza milioni di italiani si apprestano a partire per le proprie meritate vacanze. C’è chi sceglie qualche soleggiata località del nostro paese e chi invece prende il primo volo per godersi un po’ di riposo all’estero. Se c’è una cosa che ci hanno insegnato gli ultimi 2 anni, però, è che bisogna sempre stare attenti e che purtroppo bisogna prepararsi al peggio. Il COVID-19 si è ripresentato e, seppure in forma minore, continua a contagiare tanto in Italia quanto fuori dai nostri confini.

L’eventualità di risultare positivi in vacanza è una variabile da tenere in considerazione, qualunque sia la meta prescelta: in questo articolo vedremo come comportarsi proprio in questa eventualità.

Cosa fare se si contrae il Covid in Italia

Nel caso in cui si dovesse risultare positivi al tampone all’interno del territorio nazionale, la procedura da seguire comporta la necessaria permanenza nel luogo in cui ci si trova al momento del test. Il soggiorno in hotel o altra struttura è interamente a carico del malato e dura almeno 7 giorni, trascorsi i quali si può di nuovo effettuare il tampone rapido e, nel caso di risultato negativo, tornare a casa.

I contatti stretti possono invece girare liberamente senza doversi sottoporre al test, salvo l’obbligo di indossare una mascherina FFP2.

Il discorso, fin qui risulta piuttosto semplice. La situazione si complica quando un cittadino italiano risulta positivo in un paese estero: le normative internazionali dicono che, in quel caso, si è soggetti alle leggi anti-Covid dello stato in cui ci si trova. Per fare alcuni esempi analizzeremo le mete più frequentate dai turisti italiani in giro per il mondo.

 

Altare della Patria (@Shutterstock)

Le procedure da seguire per chi contrae il virus all’estero

Le prassi imposte ai positivi nei vari paesi del mondo sono molto diverse e, per questo, è bene informarsi prima di partire.

Il primo caso in analisi è il Regno Unito, in cui vige una legislazione in tema Covid molto “liberale”. I positivi sono liberi di circolare, muoversi e uscire dai confini in qualsiasi momento. Il governo consiglia di rimanere a casa e indossare la mascherina, ma non vige nessun obbligo per i soggetti positivi che possono dunque seguire tranquillamente il loro programma di vacanza.

La Spagna ha una legislazione molto simile a quella inglese. Ai positivi è consigliato solo di evitare contatti sociali, ma non sono previste limitazioni o test obbligatori per i contagiati.

Discorso diverso per la Francia, che al momento dell’ingresso richiede al cittadino italiano un certificato di vaccinazione, guarigione o tampone effettuato entro 72 ore dalla partenza. Se si risulta positivi nel territorio francese bisogna rimanere per 7 giorni in una struttura alberghiera (5 se si è asintomatici) a spese del turista. Per ritornare a casa è necessario risultare negativi al tampone.

Chiudiamo infine con gli Stati Uniti. Gli USA richiedono il certificato di vaccinazione all’arrivo per tutti i maggiorenni e in caso di contagio bisogna rimanere per 5 giorni in isolamento negli States. Ovviamente il soggiorno e le eventuali cure mediche sono a pagamento, quindi per i soggetti fragili è consigliato cercare un’assicurazione prima di partire.

Per rimanere informati sull’evoluzione delle normative sia italiane che internazionali può essere d’aiuto il sito Viaggiare Sicuri. Si tratta di un portale del Ministero degli Esteri appositamente creato per aiutare i viaggiatori.

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Alessandro Colepio

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