Gli atti del tribunale per i minorenni di Claudette Colvin, una figura chiave dei movimenti per i diritti civili che nel 1955 rifiutò di cedere il suo posto ad una persona bianca su un autobus dell’Alabama, sono stati sigillati. Sono stati in seguito distrutti grazie alla sentenza di un giudice.
Colvin, che ora ha 82 anni, è stata arrestata quando aveva 15 anni per essersi rifiutata di cedere il suo posto a un bianco su un autobus a Montgomery. L’incidente è avvenuto nove mesi prima dell’arresto, molto più famoso, di Rosa Parks, per un simile atto di disobbedienza civile nell’era delle leggi di Jim Crow, che prevedevano la segregazione razziale negli States. Un giudice del tribunale dell’Alabama il mese scorso ha accolto la petizione di Colvin per cancellare l’arresto dalla sua fedina penale. Il 24 novembre il giudice per i minorenni della contea di Montgomery, Calvin Williams, ha finalmente firmato l’ordine di distruzione degli atti. Questo ordine comprendeva tutti i riferimenti all’arresto. Egli ha approvato la mozione di Colvin per riconoscere “quello che da allora è stato riconosciuto come un atto coraggioso a suo nome“. Queste furono le sue dichiarazioni successive al giudizio.
Colvin fu accusata di reato di violazione dell’ordinanza di segregazione di Montgomery e di reato di aggressione a un ufficiale di polizia. Fu giudicata dal tribunale per i minorenni e le condanne per la segregazione furono annullate in appello. Se la cavò con la “libertà vigilata a tempo indeterminato” dopo la sua condanna per l’accusa di aggressione. Tuttavia Colvin non fu mai informata che la sua libertà vigilata era terminata, secondo il suo legale.
La goccia che fece traboccare il vaso, l’arresto della molto più famosa Rosa Parks, è arrivata mesi dopo quello di Colvin. Tuttavia Parks ha ricevuto più attenzione durante il movimento per i diritti civili, in parte perché la sua immagine era più “accettabile per una comunità bianca“, come dichiarò Colvin all’inizio di quest’anno. Parks era più vecchia, sposata e dalla pelle più chiara. “Voglio che andiamo avanti e miglioriamo“, ha detto Colvin. “Quando penso al motivo per cui sto cercando di riabilitare il mio nome dallo Stato, è perché credo che se ciò accadesse dimostrerebbe alla generazione che sta crescendo ora che il progresso è possibile e le cose migliorano. Li ispirerà a rendere il mondo migliore“.
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Di Ceresoli Stefano
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