Il caso Djokovic sembra finalmente essere arrivato a un punto di non ritorno. Quella del tennista è stata una delle battaglie più impegnative e dispendiose della sua carriera, non tanto in termini di energie, tempo o denaro, quanto più in materia di popolarità e consensi. Sprecati, persi, scialacquati per una grossa presunzione e per la resa pubblica di una serie di vicende parecchio ambigue. Il campione ha infatti cercato di aggirare le restrizioni Covid dell’Australia, non essendo vaccinato, senza però successo.
Qualche ora fa la Corte Federale Australiana ha posto un fermo al dibattito socio-ideologico che ha tenuto sulle spine milioni di fan dell’atleta e coinvolto altrettanti milioni di persone in tutto il mondo; in aspra attesa della sentenza finale. Alla fine si è deciso che: “Djokovic deve tornare a casa, sarà espulso dall’Australia e non potrà partecipare agli Australian Open”.
Tutti i votanti della Corte Federale, l’organo adibito alla scelta finale, hanno votato a favore dell’espulsione del giocatore. Una volta divenuta nota la risoluzione, il ministro dell’immigrazione australiano, Alex Hawke, ha espresso tutta la sua soddisfazione spiegando che: “La nostra politica di restrizioni ha portato a un basso numero di vittime, a una ripresa economica solida e a una delle percentuali di vaccinazioni più alte nel mondo. Questa politica di protezione alle frontiere ha salvaguardato la pace sociale, nonostante il prolungarsi della pandemia. Gli australiani hanno fatto sacrifici per arrivare fin qui e il Governo Morrison è deciso a continuare su questa linea, come il Paese si aspetta. Nel nostro Paese sono state somministrate 47 milioni di dosi di vaccino, il 91,6% degli over 16 anni è vaccinato”.
In risposta Novak ha affermato: “Sono estremamente deluso dalla sentenza della Corte di respingere la mia domanda di revisione giudiziaria della decisione del Ministro di annullare il mio visto, il che significa che non posso rimanere in Australia e partecipare agli Australian Open”.
Aggiungendo poi: “Rispetto la sentenza della Corte e collaborerò con le autorità competenti in relazione alla mia partenza dal Paese. Sono a disagio che l’attenzione delle ultime settimane sia stata su di me e spero che ora possiamo concentrarci tutti sul gioco e sul torneo che amo. Vorrei augurare ai giocatori, ai funzionari del torneo, allo staff, ai volontari e ai fan tutto il meglio per il torneo. Infine, vorrei ringraziare la mia famiglia, i miei amici, la mia squadra, i tifosi, i tifosi ei miei compagni serbi per il vostro continuo supporto. Siete stati tutti una grande fonte di forza per me”.
Sono ancora in fase di elaborazione le ultime indizioni giuridiche che riguardano il “processo”. L’unica cosa certa è che il campione serbo dovrà pagare le spese legali proprie e della parte vincente. La più grave ipotesi che sta valutandosi riguarda la possibilità che a Djokovic venga imposto un divieto d’acceso per i prossimi tre anni in Australia. Come già detto, i risvolti negativi di questa peripezia sono e saranno tutt’altro che inconsiderabili.
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