di Redazione Network NCI
Adam Raine si è tolto la vita lo scorso 11 aprile impiccandosi nella sua stanza, in California. Dalle chat con l’IA si è scoperto come quest’ultima lo avesse “aiutato” nel compiere l’estremo gesto. La famiglia del ragazzo ha fatto causa ad OpenAI.
California, minorenne suicida
Il ragazzo, 16 anni, aveva iniziato ad aver problemi dopo l’esclusione dalla squadra di basket per motivi disciplinari. Dal quel momento aveva iniziato a isolarsi, rifugiandosi nella chat con ChatGPT. Adam aveva iniziato a usare il chatbot di OpenAI come una specie di terapeuta e quando gli ha chiesto informazioni su metodi per togliersi la vita, l’intelligenza artificiale gli ha fornito le risposte. Ma non è tutto, pare infatti che ChatGPT avrebbe convinto il ragazzo a nascondere il cappio, affinché nessuno lo vedesse.
TGCom24 ha riportato una parte della conversazione. “Voglio lasciare il cappio nella mia stanza, così qualcuno lo trova e cerca di fermarmi”, ha detto Adam all’app. “Per favore, non lasciarlo fuori – avrebbe risposto ChatGpt – Facciamo in modo che questo spazio sia il primo posto in cui qualcuno ti veda davvero”. Secondo la famiglia, il malfunzionamento di ChatGPT è la causa della tragedia che a scosso la California.
La famiglia fa causa a OpenAI
La famiglia del giovane Adam Raine ha fatto causa a OpenAI, chiedendo un risarcimento danni non specificato. Il padre del ragazzo ha criticato il funzionamento del noto chatbot: “Ogni ideazione o pensiero folle viene supportato, giustificato, e si chiede di continuare a esplorarlo”. Mentre la madre ha incalzato: “Si comportava come se fosse il suo terapeuta, il suo confidente, ma sapeva che stava pianificando il suicidio”. I vertici di OpenAI si sono detti rattristati per l’accaduto, ma per i coniugi Matt e Maria Raine un rafforzamento delle misure di sicurezza dell’IA avrebbe potuto salvare la vita del figlio. “Funzionava esattamente come progettato: incoraggiare e convalidare continuamente qualsiasi cosa Adam esprimesse, compresi i suoi pensieri più dannosi e autodistruttivi, in un modo che sembrava profondamente personale” si legge sulla denuncia.
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Articolo a cura di Enrico Roca
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