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Sembra che sia arrivata la smentita della notizia riguardante la bidella pendolare che secondo una parte dei canali di informazione principali italiani, avrebbe quotidianamente percorso in treno la tratta Milano-Napoli per giungere sul suo posto di lavoro. Andiamo quindi a scoprire di più sul perché questa curiosa news sarebbe una vera e propria bufala…
La storia uscita su diversi quotidiani riportava la notizia sensazionalistica di una collaboratrice scolastica partenopea che avrebbe ricevuto un incarico a Milano; non potendo però permettersi con il suo modesto stipendio gli esosi affitti milanesi, avrebbe preferito fare la pendolare sulla tratta Milano-Napoli. I costi dichiarati mensilmente per i treni ammontavano a 400 euro; le perplessità però riguardano gli orari, ai limiti dell’impossibile, e chiaramente, anche i costi. Effettivamente 400 euro mensili per coprire i costi di una tratta così ampia con questa frequenza, nonostante eventuali sconti, coupon e prenotazioni con largo anticipo sembrerebbe una cifra piuttosto improbabile, contrariamente a quanto affermava la ragazza.
In seguito a questi dubbi è scattata l’inchiesta, e da un confronto sui prezzi risulta estremamente improbabile che i 400 euro dichiarati siano veritieri. Per scoprire la verità, Open si è attivata per porre qualche quesito ad alcuni professori e alunni del Liceo Boccioni, dove si è scoperto che in pochi la avevano vista, e anche piuttosto raramente; l’istituto non ha tuttavia rilasciato dichiarazioni ufficiali alla stampa.
La donna, sempre secondo la ricostruzione di Open, sembrerebbe essere stata per lungo tempo in permesso speciale retribuito, facendo al massimo qualche settimana di pendolarismo estremo, prima di mettersi in malattia. Inoltre, gli “indizi” che si trovano sui suoi profili social lasciano immaginare che la notizia del pendolarismo estremo sia falsa; nonostante questa ipotesi però, potrebbe anche essere che la bidella sia stata legittimamente in permesso, e che i contenuti pubblicati siano stati catturati in momenti differenti dal momento in cui li ha resi pubblici. Questo paragrafo vuole quindi portare l’attenzione sulla necessità di permettersi il beneficio del dubbio verso una notizia poco logica, anche se riportata in massa dai principali canali di informazione.
Indipendentemente dall’epilogo del fatto, risulta chiara la leggerezza con cui spesso si riportano le news. Ciò significa che la notizia è stata trascritta senza fare delle semplici verifiche o ragionando sulla credibilità di una working class hero così estrema. Se la storia fosse vera significherebbe che la 29enne passerebbe la maggioranza della sua vita in treno, senza considerare ritardi o simili; questo sottolinea che c’è sempre la materiale possibilità che, nonostante l’autorevolezza della fonte, ci si trovi davanti a una fake-news. L’accaduto riporta così l’attenzione sulla necessità di avere un proprio pensiero critico in merito a ciò che leggiamo e ciò che ci circonda.
Se la bufala o la notizia parzialmente falsa riguarda un argomento di costume, la vicenda non ha particolari conseguenze all’atto pratico; se fosse invece su una questione decisamente più importante, da cui dipende l’opinione pubblica ed eventualmente più difficile da verificare con mezzi propri, si inizia già meglio a capire la possibile ripercussione che un errore di questo genere può avere. È quindi per questa ragione che è necessario avere un proprio “filtro” personale nei confronti delle informazioni che riceviamo.
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