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Bannato da Facebook: “Il suo cognome in ucraino è un insulto”, ma l’uomo vince la causa in tribunale

Sarà capitato un po’ a tutti che Facebook ci blocchi improvvisamente il profilo. Spam, commenti inappropriati, post offensivi, può succedere che ci ritroviamo con un profilo inutilizzabile, ma la storia che stiamo per raccontare ha del clamoroso.

La storia

Come riporta il sito russo New Kalinigrad, il protagonista della storia è un ex calciatore della nazionale russa, Dmitry Khokhlov. L’uomo è molto conosciuto in Russia per aver militato in squadre del calibro di CSKA Mosca, Torpedo, Lokomotiv Mosca, PSV, Real Sociedad e Dynamo Mosca. Khokhlov vanta anche 53 partite e 6 gol con la maglia della sua nazionale.

Da mesi l’uomo si lamentava del fatto che Facebook aveva bannato il suo profilo, ma non solo; qualunque post e contenuto legato all’ex atleta era stato rimosso. Il motivo di tanto accanimento nei confronti dell’ex calciatore? Il suo cognome!

Infatti, il cognome Khokhlov sarebbe molto simile alla parola Khokhol, etimo intraducibile in italiano, che tradizionalmente descrive il taglio di capelli dei cosacchi ucraini. Il termine però avrebbe anche un significato dispregiativo, viene usato dai russi per offendere gli ucraini. Così l’ex atleta, lo scorso settembre, avrebbe deciso di fare causa a Meta, proprietaria di Facebook, per ottenere un risarcimento.

“Il mio nome è bloccato. Né io né i miei amici o conoscenti possiamo usare Facebook e Instagram normalmente”, ha dichiarato l’ex calciatore al tribunale.

Facebook perde la causa

Il tribunale distrettuale di Solntsevo, a Mosca, ha dato ragione all’ex calciatore. New Kalinigrad spiega: “Il tribunale ha accolto la richiesta e ordina a Facebook di pagare a Khokhlov 64 milioni di rubli, più 1 milione di rubli di risarcimento per danni morali, oltre a dover sbloccare tutti i riferimenti al nome <Khokhlov> entro un mese”. 

Soddisfatto a metà l’ex atleta, che aveva presentato una richiesta di risarcimento di 150 milioni di rubli, ovvero circa 2 milioni e mezzo di euro. Inoltre, tribunale ha preso la decisione senza la presenza di nessun rappresentante di Meta, bandita in Russia per “attività estremista“, per questo motivo i tempi per il risarcimento rischiano di allungarsi molto. L’avvocato di Khokhlov, Anna Varganova, all’Agenzia Tass ha dichiarato: “È una decisione in absentia, ci vuole un po’ più di tempo, prima devono essere informati, li informeremo tramite i canali più opportuni con l’America”.

Il problema dell’uso della parola “Khokhol” su Facebook risale al 2015, quando la piattaforma ha iniziato a bloccare chiunque ne facesse uso. La palla adesso passa a Zuckerberg, proprietario di Meta: pagherà il risarcimento? Lo sapremo in futuro.

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