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Apple è stata multata per 1,8 miliardi di euro dalla Commissione Europea

di Lorenzo Peratoner

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La Commissione europea ha imposto un salasso da oltre 1,8 miliardi di euro ad Apple, a causa delle sue politiche di “anti-steering” e di “abuso” della sua posizione dominante sul mercato. Si chiude così il lungo capitolo avviato nel giugno del 2019, con la prima denuncia verso l’azienda di Cupertino da parte di Spotify, e culminata con una multa dal valore record, così da fungere da “deterrente” verso possibili infrazioni analoghe.

Le indagini della Commissione Europea

L’infrazione sottolineata dalla Commissione concerne le restrizioni imposte da Apple alle app fornitrici di servizi musicali di terze parti (Spotify in primis), le quali non potevano informare i propri utenti iOS circa le diverse possibilità di abbonamento musicale, alternative e talvolta più economiche al di fuori dell’App Store. Per questo motivo si parla di “anti-steering“, riferendosi a quelle misure che impediscono all’utente di essere reindirizzato verso una mercato esterno e che si traducono, secondo l’antitrust UE, in una condizione commerciale sleale.

Come riportato dalla Commissione, le indagini avrebbero rivelato che agli sviluppatori di app sarebbe stato vietato:

“Informare gli utenti iOS all’interno delle loro app sui prezzi delle offerte di abbonamento disponibili su Internet al di fuori dell’app.

Informare gli utenti iOS all’interno delle loro app sulle differenze di prezzo tra gli abbonamenti in-app venduti attraverso il meccanismo di acquisto in-app di Apple e quelli disponibili altrove.

Includere nelle loro app dei link che conducano gli utenti iOS al sito web dello sviluppatore dell’app su cui è possibile acquistare abbonamenti alternativi.

Agli sviluppatori di app è stato inoltre impedito di contattare i propri utenti appena acquisiti, ad esempio via e-mail, per informarli sulle opzioni di prezzo alternative dopo la creazione di un account”.

Le violazioni di Apple

Alla luce di queste informazioni, Apple avrebbe quindi violato l’articolo 102 (a) del “Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea“, reiterando queste pratiche nell’arco di 10 anni e andando quindi ad impattare in maniera negativa l’esperienza utente dei fruitori di dispositivi iOS; questi ultimi, infatti, sarebbero penalizzati nella possibilità di compiere una scelta consapevole e informata sui costi dei servizi di abbonamento musicale. Ma non solo, molti utenti avrebbero infatti pagato dei costi particolarmente elevati a causa delle commissioni imposte da Apple agli sviluppatori di app (costringendo ad aumentare i prezzi dei servizi), oppure, in termini di danni non monetari, avrebbero speso molto tempo nella ricerca di offerte convenienti al di fuori dell’app.

La denuncia sarebbe partita da Spotify nel 2019, mediante un esposto alla Commissione Europea. L’azienda svedese lamentava infatti l’imposizione di regole sempre più stringenti, così come una tassa del 30% per tutte quelle app che erano in competizione con Apple Music.

Apple

Apple (@Shutterstock)

Il valore della multa e le dichiarazioni di Vestager

La multa, dal valore totale di 1,84 miliardi di euro, è frutto della ponderazione di diversi criteri. La Commissione avrebbe infatti preso in considerazione la durata e la gravità dell’infrazione, così come la capitalizzazione e il fatturato totale dell’azienda di Cupertino. In merito alle violazioni contestate, Apple deve pagare 40 milioni di euro; tuttavia quei 1,8 miliardi in più sarebbero frutto della volontà di “deterrenza” imposta dall’UE verso Apple, nonché a tutte quelle altre realtà simili che potrebbero commettere violazioni analoghe.

Questa cifra è il risultato dell’imposizione di un importo forfettario pari allo 0,5% dei ricavi globali di Apple, e prevede altresì l’ordine di non reiterare più pratiche simili in futuro.

Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva responsabile della politica di concorrenza, ha affermato:

“Per un decennio Apple ha abusato della sua posizione dominante nel mercato della distribuzione di app di streaming musicale tramite l’App Store. Lo hao fatto impedendo agli sviluppatori di informare i consumatori sui servizi musicali alternativi e più economici disponibili al di fuori dell’ecosistema Apple. Ciò è illegale secondo le norme antitrust dell’UE, quindi oggi abbiamo multato Apple per oltre 1,8 miliardi di euro”.

La risposta di Apple: “Spotify non paga nulla ad Apple

Non è ovviamente mancata la risposta di Apple, mediante una nota che riportiamo in maniera integrale come proposta da “Il Sole 24 Ore”:

“Oggi la Commissione europea ha annunciato una decisione secondo cui l’App Store rappresenta un ostacolo alla concorrenza nel mercato della musica digitale. La decisione è stata presa nonostante l’incapacità della Commissione di scoprire prove credibili di danni ai consumatori e ignora la realtà di un mercato fiorente, competitivo e in rapida crescita. Il principale sostenitore di questa decisione – e il più grande beneficiario – è Spotify, una società con sede a Stoccolma, in Svezia. Spotify ha la più grande app di streaming musicale al mondo e ha incontrato la Commissione europea più di 65 volte durante questa indagine.

Oggi Spotify detiene una quota del 56% del mercato europeo dello streaming musicale – più del doppio di quella del suo concorrente più vicino – e non paga nulla ad Apple per i servizi che hanno contribuito a renderli uno dei marchi più riconoscibili al mondo. Gran parte del loro successo è dovuto all’App Store, assieme a tutti gli strumenti e la tecnologia che Spotify utilizza per creare, aggiornare e condividere la propria app con gli utenti Apple in tutto il mondo. Siamo orgogliosi di svolgere un ruolo chiave nel supportare il successo di Spotify, come abbiamo fatto per gli sviluppatori di tutte le dimensioni, fin dai primi giorni dell’App Store.

l’App Store ha aiutato sviluppatori di tutte le dimensioni a creare attività di successo e a raggiungere persone in tutto il mondo. E poche aziende incarnano questa storia meglio di Spotify. Nonostante questo successo e il ruolo dell’App Store nel renderlo possibile, Spotify non paga nulla ad Apple. Questo perché Spotify, come molti sviluppatori sull’App Store, ha fatto una scelta. Invece di vendere abbonamenti nella loro app, li vendono sul loro sito web. E Apple non riscuote alcuna commissione su tali acquisti.

Nel complesso, l’app Spotify è stata scaricata, riscaricata o aggiornata più di 119 miliardi di volte sui dispositivi Apple. È disponibile su App Store in oltre 160 paesi in tutto il mondo. E ci sono molti altri modi in cui Apple crea valore per Spotify, senza alcun costo per l’azienda. Ma la gratuità non è sufficiente per Spotify. Vogliono anche riscrivere le regole dell’App Store, in un modo che li avvantaggi ancora di più

La Commissione europea sta emettendo questa decisione poco prima dell’entrata in vigore del nuovo regolamento, il Digital Markets Act. Apple è pronta a conformarsi alla Dma entro pochi giorni e i nostri piani includono modifiche alle regole qui contestate. Ciò che è chiaro è che questa decisione non si fonda sulla normativa vigente sulla concorrenza. È uno sforzo da parte della Commissione per far rispettare la Dma prima che diventi legge. La realtà è che i consumatori europei hanno più scelte che mai. Paradossalmente, in nome della concorrenza, la decisione odierna non fa altro che consolidare la posizione dominante di un’azienda europea di successo che è leader indiscusso del mercato della musica digitale”.

Fonti: European Commission, Il Sole 24 Ore

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